News Sicurezza – La Corte di Cassazione definisce il contenuto degli obblighi di informazione e di controllo del coordinatore posti a carico del committente

L’art. 26 comma 1° lett. b) del D.lgs. 81/2008 prevede che, in caso di affidamento di lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, il datore di lavoro committente debba preventivamente informare questi soggetti circa i rischi specifici esistenti sul luogo di lavoro e le misure di protezione e prevenzione ivi attuate al fine di impedire il verificarsi di infortuni; la Suprema Corte ha, però, nella presente pronuncia, chiarito come, in primo luogo, tale onere si trasmetta, in caso di sub-appalto, all’appaltatore sub committente nei confronti delle imprese o lavoratori dallo stesso coivolti nell’esecuzione dell’opera o servizio richiesto ed, in secondo luogo, come tale obbligo non possa esigersi anche nei confronti di soggetti di cui il committente non conosca la presenza sul luogo di lavoro.

Inoltre, con riferimento all’onere di controllo circa l’operato del nominato coordinatore per la sicurezza, la Corte, dopo aver richiamato il contenuto degli artt. 91, 92 e 93 del D.lgs. 81/2008 ed aver sostenuto la necessaria sussistenza di requisiti professionali in capo al coordinatore, giunge ad affermare l’esistenza di una netta dicotomia tra le due figure di talché l’onere di verifica posto in capo al committente non può e non deve tradursi in un obbligo di integrale sostituzione del coordinatore. Con specifico riferimento, ad esempio, al Piano di Sicurezza e Coordinamento, la portata della responsabilità del committente non si estende al contenuto dell’elaborato ma si limita alla verifica della sua effettiva redazione e della sua non manifesta illegalità o inadeguatezza.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 5477 del 2018

 

News Sicurezza – In caso di lavori in quota, non è sempre obbligatorio predisporre dispositivi collettivi di protezione

Nell’affermare l’erroneità dell’assunto per cui, in materia di prevenzione degli infortuni nei lavori in quota, sia indispensabile e non prenscindile l’adozione di sistemi di protezione collettivi rispetto a quelli di natura individuale, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto opportuno richiamare il contenuto normativo di due disposizioni del Decreto Legislativo n. 81 del 2008; da un lato, infatti, l’art. 111 sancisce esclusivamente il carattere prioritario e preferenziale di dette misure e, dall’altro, il successivo art. 115 individua, in caso di mancata attuazione della norma dinanzi richiamata, le misure individuali applicabili confermando, in sostanza, la sufficienza delle stesse. In altri termini, la necessità di adottare dei presidi di sicurezza di carattere collettivo consegue alla inadeguatezza di quelli di natura individuale da valutarsi in relazione alle caratteristiche di questi ultimi e alla tipologia dei lavori da eseguire. Tale valutazione spetta, inoltre, all’organo giudicante che, sul punto, è tenuto a fornire idonea motivazione.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 5477 del 2018

News 231/2001 – La sentenza emessa ai sensi dell’art. 131bis c.p. a favore della persona fisica non pregiudica la responsabilità dell’ente

Nonostante la stessa Corte di Cassazione faccia presente come la littera legis dell’art. 8 del d.lgs. 231/2001 potrebbe far deporre per una esclusione della permanenza della responsabilità dell’ente in caso di pronuncia applicativa della particolare tenuità del fatto all’imputato del reato–presupposto, il giudice di legittimità propende per una diversa ed alternativa ricostruzione normativa. Prendendo le mosse da un suo precedente orientamento, in virtù del quale, in presenza di una dichiarazione di prescrizione a favore della persona fisica imputata del reato presupposto, il giudice deve procedere autonomamente all’accertamento della responsabilità dell’ente previamente verificando, in via incidentale, la sussistenza stessa del reato, la Suprema Corte di Cassazione giunge a pronunciare il medesimo principio di diritto anche in presenza di una sentenza di applicazione della particolare tenuità del fatto.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 9072 del 2018

News Ambiente – Il Ministero dell’Ambiente detta le linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi e per la prevenzione dei rischi negli impianti di gestione dei rifiuti

Preso atto dei frequenti e diffusi episodi di incendio verificatisi nel nostro territorio, la Direzione Generale per i rifiuti e per l’inquinamento, di concerto con i Vigili del Fuoco, le amministrazioni regionali e le agenzie ambientali maggiormente interessate, ha avvertito la necessità di dettare alcune linee guida utili a definire, al di là dei singoli accadimenti concretamente ipotizzabili, delle regole di buona pratica nella gestione degli impianti di rifiuti nonché a fornire, agli organismi deputati al controllo, degli utili strumenti di verifica. All’uopo vengono, quindi, individuati alcuni accorgimenti in materia di ubicazione dei siti, organizzazione interna dell’impianto, possesso di macchinari tecnologici e sistemi di protezione e sicurezza ambientale, modalità ed accorgimenti operativi e gestionali nonché, con specifico riferimento al profilo delle misure di controllo, viene prescritta la necessità di ideare una scheda tecnica esemplificativa che preveda delle verifiche di tipo visivo e speditivo che consentano, già prima facie, di verificare alcuni requisiti quali la quantità di rifiuti depositati rispetto a quelli autorizzati e/o riportati sull’apposito registro, la loro collocazione rispetto alla aree di stoccaggio e la coerenza dei rifiuti ivi previsti nonché la presenza dei presidi antincendio.

Scarica la Circolare del Ministero dell’Ambiente n. 4064 del 2018

Scarica la Scheda Tecnica allegata alla Circolare n. 4064 del 2018

News Ambiente – Nel concetto di discarica è ricompresa anche la realizzazione dei manufatti funzionalemente destinati alla stessa

Nel dichiarare infondata la censura della difesa in ordine alla mancanza di correlazione fra accusa e sentenza, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito il principio, già sostenuto dai giudici di appello, per cui nel concetto di discarica devono ritenersi ricompresi non solo i rifiuti depositati ma anche il suolo, eventualmente soggetto a modificazioni idonee ad ospitare i predetti rifiuti, nonché le opere, anche precarie e temporanee, realizzate al fine di consentire la gestione degli stessi. Trattasi, in altri termini, di opere finalizzate a garantire una maggiore capacità di smaltimento con conseguente significativo danno per la risorsa ambientale che, contrariamente, la norma penale vuole tutelare.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 11568 del 2018

News Ambiente – L’utilizzo del fattore M è obbligatorio solo per la determinazione della tossicità acuta delle sostanze o miscele contenenti composti del rame

Con decorrenza dal 1° Marzo 2018, tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea sono soggetti alle nuove disposizioni, in materia di classificazione di sostanze e miscele, previste dal Regolamento 2016/1179/UE il quale ha modificato la Tabella 3.1 dell’Allegato VI al Regolamento 2008/1273/CE e ha soppresso la successiva Tabella 3.2..

La versione inglese del suddetto Regolamento prevede che, con riferimento all’individuazione della tossicità cronica delle sostanze o miscele contenenti composti del rame, non trovi applicazione il fattore M, il quale, nella tabella 3.1., viene riportato solo per la tossicità acuta.

La versione italiana, però, ha mancato di trasporre nel proprio testo l’espressione “for long-term aquatic hazard” cosicché tale fattore dovrebbe ritenersi inapplicabile tanto con riferimento alla tossicità cronica quanto a quella acuta.

Nell’intento di impedire il diffondersi di applicazioni disomogenee del Regolamento 2016/1179/UE, dovute a diverse interpretazioni dello stesso, il Ministero dell’Ambiente ha, con propria Circolare n. 3222 del 28 Febbraio 2018, chiarito che, stante la discrepanza lessicale esistente, la versione da ritenersi valida è quella inglese in quanto quella che viene predisposta, approvata e sottoscritta dai singoli Stati Membri. In definitiva, ed in conformità con il parere espresso dall’Agenzia Europea delle sostanze chimiche, il fattore M è obbligatorio per la determinazione della tossicità acuta delle sostanze o delle miscele contenenti composti del rame e non anche per quella cosiddetta cronica.

Scarica la Circolare del Ministero dell’Ambiente n. 3222 del 2018

News Ambiente – Il Ministero dell’Ambiente fornisce utili chiarimenti in ordine alle condizioni di esercizio degli impianti di coincenerimento dei rifiuti

La modifica al Titolo III-bis, Parte IV del D.lgs. 152/2006 introdotta con L. 167/2017 poneva dubbi interpretativi in ordine alla individuazione degli impianti a cui doveva applicarsi la misura restrittiva di cui all’art. 237-nonies comma 1-bis del decreto richiamato; la Direzione Generale per i rifiuti e l’inquinamento, istituita presso il Ministero dell’Ambiente, ha, in ordine al profilo prospettato, chiarito che la lettura combinata dalla disposizione richiamata con il suo comma primo imponga che solo gli impianti di coincenerimento dei rifiuti per i quali l’autorità competente abbia applicato prescrizioni gestionali diverse da quelle previste dall’art. 237-octies debbano rispettare i valori limite di emissione di carbonio organico totale e di monossido di carbonio previsti dall’Allegato 1 Paragrafo A. Per gli altri inquinanti, invece, resta ferma l’applicazione dei limiti di cui all’Allegato 2 Parte A così come disposto dall’art. 237-nonies comma 1° lett. a).

Scarica la Circolare del Ministero dell’Ambiente n. 3216 del 2018

News Ambiente – In assenza di criteri comunitari, solo lo Stato può valutare “caso per caso” la cessazione della qualifica di rifiuto

A dispetto di quanto sostenuto nella sentenza impugnata, la quale ammetteva la possibilità anche per le Regioni e comunque, in generale, per le organizzazioni interne dello Stato, di indicare, in assenza di decisioni comunitarie ovvero di decreti ministeriali, i criteri di end of waste applicabili a determinate categorie di rifiuti, il Consiglio di Stato ha negato tale facoltà ritenendo la stessa esclusa non solo dalla Direttiva 2008/98/CE ma anche dalla normativa nazionale di cui al Decreto Legislativo n. 152/2006 le quali espressamente menzionano lo Stato membro come soggetto a ciò legittimato. Invero, da un lato l’art. 6 della richiamata direttiva prevede che, in assenza di indicazioni comunitarie, gli Stati Membri possano effettuare una valutazione “caso per caso” circa le caratteristiche necessarie ai fini della cessazione della qualifica di rifiuti all’uopo provvedendo a notificare quanto stabilito alla Commissione Europea; dall’altro, l’art. 184-ter  D.lgs. 152/2006 sostiene che l’individuazione dei criteri di end of waste relativi a specifiche tipologie di rifiuti debba avvenire mediante uno o più decreti adottati dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

A ciò si aggiunga che, diversamente opinando, si concretizzerebbe una lesione costituzionale al principio di riserva di legge statale in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema statuito dall’art. 117 comma 2° lett. s) Cost.

In ultimo, il Consiglio di Stato sostiene che nessuna valenza abbiano né la previsione di cui alla Circolare del Ministero dell’Ambiente 1° Luglio 2016, la quale riconosce la possibilità per le Regioni di individuare i predetti criteri, in quanto ponendosi in difformità con il dettato di legge non può senza dubbio costituire parametro di riferimento né la disposizione di cui all’art. 9-bis  del D.L. 172/2008, convertito in Legge 210/2008, espressamente richiamato dall’art. 183-ter D.lgs. 152/2006, in forza della quale, in attesa dell’entrata in vigore del decreto ministeriale di cui all’art. 181-bis del TUA, i materiali di cui al precedente comma 2° della norma da ultimo richiamata devono essere ritenuti conformi alle autorizzazioni rilasciate. Pur a tacere dell’avvenuta abrogazione dell’art. 181-bis e dell’introduzione dell’art. 184-ter del D.lgs. 152/2006, l’art. 9-bis L. 210/2008 lungi dal riconoscere un potere di declassificazione in sede di rinnovo dell’autorizzazione previamente concessa e, anche a voler ciò concedere, quanto detto sarebbe comunque contrario alla normativa comunitaria e nazionale.

Scarica la Sentenza del Consiglio di Stato n. 1229 del 2018

News Ambiente – La confisca del mezzo di trasporto non è ammessa in caso di prescrizione del reato

La Suprema Corte di Cassazione ha, nella presente pronuncia, affermato che il giudice non può disporre la confisca del mezzo di trasporto utilizzato per la commissione dell’illecito di traffico di rifiuti nel caso in cui il procedimento penale si sia concluso con una dichiarazione di estinzione del reato per intervenuta prescrizione dello stesso. Tale principio di diritto, infatti, trova  come sua base legale la previsione di cui all’art. 240 comma 1° c.p. in virtù della quale solo in caso di condanna, eventualmente nelle forme del patteggiamento di cui all’art. 444 c.p.p., è possibile la confisca delle cose che servirono per commettere il reato ovvero che ne costituiscono il prezzo o il prodotto.

Inoltre, la disposizione di cui all’art. 260 comma 4bis, la quale detta un’ipotesi di confisca obbligatoria proprio nella materia del reato di traffico illecito di rifiuti, in primo luogo, non disciplina espressamente l’ipotesi di prescrizione dell’illecito penale ed, in secondo luogo, non appare comunque applicabile in via retroattiva in conformità con i principi di cui agli artt. 2 c.p. e 7 CEDU di talché la stessa non incide sui fatti per cui è causa in quanto realizzatisi anteriormente alla data di entrata in vigore della disposizione richiamata.

E’ il caso di rilevare come il Decreto Legislativo n. 21/2018 abbia abrogato l’art. 260 del D.lgs. 152/2006, trasponendone l’intero contenuto nella disposizione di cui all’art. 452-quaterdecies del codice penale.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 9070 del 2018

News Ambiente – Il reato di cui all’art. 256 D.lgs. 152/2006 è integrato anche dall’ utilizzo di un mezzo di trasporto diverso da quello comunicato in sede di iscrizione all’Albo

Dopo aver brevemente richiamato gli oneri di iscrizione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali posti dalla normativa regolamentare (D.M. 406/98 prima e D.M. 140/2014 poi) a carico delle imprese che effettuino gestione di rifiuti, la Corte di Cassazione ha affermato che l’utilizzo di un mezzo di trasporto diverso da quello indicato in sede di iscrizione o variazione importa l’imputabilità per il reato di cui all’art. 256 comma 4° D.lgs. 152/2006 in quanto condotta sussumibile nel concetto di gestione effettuata «in carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per le iscrizioni o comunicazioni». Si è, inoltre, precisato che nella categoria dei mezzi di trasporto devono intendersi ricompresi non solo le motrici ma anche i semi-rimorchi.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 6739 del 2018