News Ambiente – Il D.M. 264/2016 non importa una modifica interpretativa dell’art. 184- bis D.lgs. 152/2006

Dopo aver ribadito l’efficacia endoprocessuale delle ordinanze cautelari confermate in tutti i gradi di impugnazione, la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che l’intervento normativo n. 264/2016 non ha importato modificazioni all’art. 184bis del Testo Unico Ambientale ma ha esclusivamente stabilito criteri qualitativi e quantitavi da rispettare ai fini della qualificazione come sottoprodotti di determinate tipologie di sostanze o oggetti.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 29893 del 2018

News Ambiente – Il reato di gestione illecita di rifiuti può essere integrato anche da una condotta omissiva dell’agente

Premettendo come la contravvenzione di cui all’art. 256 comma 2° D.lgs. 152/2006 individui un’ipotesi di reato proprio configurabile in capo all’imprenditore o al responsabile di un ente, la Corte di Cassazione ha ribadito come lo stesso non richieda, ai fini della sua configurabilità, esclusivamente una condotta attiva dell’agente ma come possa, contrariamente, dirsi integrato anche a fronte di un’omissione scaturente dalla violazione dei generali doveri di diligenza imposti al datore di lavoro. Più precisamente, la rimproverabilità del comportamento del titolare dell’azienda si porrebbe sul piano dell’omessa adozione di tutte quelle misure necessarie ad evitare il realizzarsi di condotte illecite inerenti alla gestione dei rifiuti.

Ciò detto, però, non deve indurre ad inviduare in capo al datore di lavoro una responsabilità oggettiva per l’operato dei propri dipendenti ma l’eventuale responsabilità concorrente del titolare deve essere oggetto di un accertamento pieno concernente il contenuto, partecipativo o omissivo, della sua condotta; in altri termini, in sede giurisdizionale, occorre verificare che la condotta incriminata non sia frutto di un’autonoma iniziativa del dipendente, avulsa e contraria alle direttive allo stesso impartite.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 28492 del 2018

News Ambiente – Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 439 c.p., è necessario che il pericolo alla salute sia scientificamente accertato

Nella pronuncia in esame la Suprema Corte di Cassazione, preliminarmente chiarendo come le acque tutelate dalla disposizione sopra richiamata siano tutte quelle destinate all’alimentazione umana ancorché non aventi le caratteristiche biochimiche di potabilità richieste dalla legge e dalla scienza, ha ribadito come il delitto di avvelenamento, pur essendo qualificabile come reato di pericolo presunto, richieda pur sempre che un “avvelenamento” ci sia stato. Esso, più precisamente, deve essere riferito a condotte che, per qualità e quantità dell’inquinante, siano pericolose per la salute pubblica ovvero, in altri termini, siano potenzialemente idonee a produrre effetti nocivi per il bene giuridico tutelato dalla norma.

Tale pericolosità, inoltre, non può essere provata facendo ricorso a schemi presuntivi o al mero superamento dei “limiti soglia” ma la stessa deve essere riferita a una dose di sostanza inquinante alla quale le indagini scientifiche abbiano associato effetti negativi per la salute.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 25547 del 2018

News Ambiente – I residui del carico di una nave devono essere conferiti obbligatoriamente al centro di raccolta aeroportuale salvo che non siano scaricabili in mare

Con circolare del 06 Giugno 2018, il Ministero dell’Ambiente ha diffuso il testo della Circolare Interministeriale esplicativa relativa al conferimento dei residui del carico da parte delle navi. Redatta dalla Direzione Generale per i rifiuti e l’inquinamento atmosferico, congiuntamente alla Direzione generale per la vigilanza sulle autorità portuali, le infrastrutture portuali ed il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la stessa dà atto della risposta pervenuta in data 17 Luglio 2018 da parte del competente organismo della Commissione Europea in ordine al quesito al medesimo posto e concernente la possibilità di estendere l’eccezione di cui all’art. 7 paragrafo 2 della Direttiva 200/59/CE anche ai residui del carico. Ivi, infatti, si prevede che il conferimento obbligatorio dei rifiuti delle navi possa essere derogato allorquando la capacità di stoccaggio degli stessi sia sufficiente fino al successivo porto di conferimento.

La Commissione Europea ha ribadito che, ai sensi della Direttiva sopra richiamata, l’eccezione di sufficiente capacità di stoccaggio si applica esclusivamente ai rifiuti mentre i residui di carico devono necessariamente essere conferiti in un centro di raccolta salvo che, sussistendo le condizioni previste dalla Convenzione MARPOL 73/78, gli stessi non possano essere scaricabili in mare.

Scarica la Circolare MATTM n. 9323 del 2018

News Sicurezza – L’esistenza di una delega di funzioni deve essere dimostrata da colui che la invoca, a prescindere da un formale atto scritto

La Corte di Cassazione, nella presente pronuncia, è giunta sostenere come l’efficacia devolutiva di un atto di delega di funzioni in materia antinfortunistica sia subordinata alla sussistenza dei requisiti di chiarezza e certezza dell’atto traslativo i quali prescindono dalla forma utilizzata; la Terza Sezione, infatti, precisa che, ai fini della validità di suddetta attribuzione di funzioni, non è richiesta la prova scritta né ab substantiam ad probationem.

Nel caso di specie, infatti, la Corte d’Appello aveva fatto corretta applicazione dei principi di diritto sanciti, nel corso degli anni, dal giudice di legittimità in quanto, contrariamente a quanto sostenuto erroneamente dalla difesa dell’imputato, il giudice di merito aveva dedotto l’inesistenza tout court di una delega di funzioni non solo dal mancato ritrovamento di un relativo atto scritto ma anche, e soprattutto, dalla mancanza di risposte o allegazioni sul punto da parte del datore di lavoro.

Tale circostanza fattuale consente alla Corte di chiarire un ulteriore profilo: mentre l’onere di provare il fatto di reato per cui è causa è posto a carico della pubblica accusa, la dimostrazione dell’esistenza di una valida delega di funzioni, costituendo una causa di esclusione della responsabilità, spetta alla parte che intende valersene e quindi alla difesa.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 14352 del 2018

News Ambiente: Il Ministero dell’Ambiente fornisce indicazioni operative in ordine al campo aperto di applicazione del D.lgs. 49/2014

A fronte delle preoccupazioni manifestate dagli addetti al settore della gestione delle AEE, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha ritenuto opportuno chiarire come l’entrata in vigore, il prossimo 15 Agosto 2018, del D.lgs. 49/2014, così come previsto dalla Direttiva 2012/19/UE, non comporterà uno stravolgimento della disciplina applicabile a questa particolare tipologia di attrezzature ma, unicamente, un’estensione dei prodotti che saranno attratti nell’alveo di compentenza di suddetta regolamentazione.

Più nel dettaglio, prima del 15.08.2018, un bene, pur se dotato di tutte le caratteristiche per essere considerato un’ AEE, rimane escluso dall’ambito di applicazione della relativa disciplina nella misura in cui non sia sussumibile in una delle dieci categorie tipologiche esistenti; successivamente a questa data, invece, le categorie saranno ridotte a sei di cui tre afferenti a tipologie di prodotti mentre le ultime tre riferite ad “apparecchiature di piccole dimensioni”, “apparecchiature di grandi dimensioni” e “piccole apparecchiature informatiche e delle telecomunicazioni”. Ne conseguirà che un bene, dotato delle caratteristiche per essere considerato AEE, anche se non rientrante tra le tipologie previste sarà attratto in una delle categorie fondate esclusivamente su parametri di tipo dimensionale e, pertanto, in relazione allo stesso troverà applicazione la normativa in esame.

In questa prospettiva, il Ministero dell’Ambiente ha deciso di pubblicare delle linee guida volte ad individuare l’ambito di applicazione della nuova novella legislativa e a fornire, quindi, criteri di sussumibilità di un prodotto nell’alveo di competenza della stessa.

Scarica le indicazioni operative per l’applicazione del DL 49 del 2014

News Ambiente – Anche i rifiuti che non abbiano ancora cessato tale qualifica concorrono alla determinazione del quantitativo di rifiuti stoccabili

La quaestio facti sottesa alla pronuncia della Corte di Cassazione afferiva ad un’imputazione di gestione illecita di rifiuti, ai sensi dell’art. 256 comma 4° lett. a), per omesso rispetto delle prescrizioni previste all’interno del relativo titolo autorizzativo. In particolare, si rimproverava alla Società di non aver osservato i quantitativi massimi di rifiuti stoccabili previsti nell’autorizzazione provinciale.

La difesa si difendeva dalla accuse adducendo che, ai fini del computo suddetto, non avrebbe dovuto tenersi in considerazione il quantum di rifiuti esitati dal trattamento ancorché privi dei requisiti richiesti per la cessazione della relativa qualifica di rifiuti o, comunque, non ancora sottoposti agli opportuni controlli in quanto per rifiuti stoccabili avrebbero dovuto intendersi solo quei rifiuti messi in riserva, in ossequio alla definizione fornita dal Codice dell’Ambiente.

La Terza Sezione della Corte di Cassazione si è, invero, opposta a tale interpretazione ritenendo che la stessa non prendesse in considerazione il fatto che i rifiuti esitati dall’attività di trattamento e non ancora idonei ad essere qualificati come End of waste rimangono assoggettati alla disciplina della gestione dei rifiuti, concorrendo così all’ammontare di quelli legittimamente stoccabili presso l’impianto di recupero. In altri termini, fatti salvi i casi in cui il titolo abilitativo non preveda espressamente una dicotomia tra le situazioni innanzi descritte, ai fini dell’accertamento del rispetto delle quantità massime stoccabili, devono essere tenuti in considerazione anche i rifiuti che, sebbene sottoposti ad attività di recupero, non hanno ancora cessato tale qualifica.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 18891 del 2018

News Ambiente – La Commissione Europea fonisce chiarimenti operativi in ordine alla classificazione dei rifiuti

In data 09 Aprile 2018, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la comunicazione della Commissione Europea 2018/C 124/01 volta a fornire orientamenti tecnici circa l’ambito di applicazione della Direttiva 2008/98/CE nonché della decisione 2000/532/CE, rispettivamente “direttiva quadro sui rifiuti” ed “elenco dei rifiuti”, a seguito delle modifiche intervenute nel 2014 e nel 2017.

Più nel dettaglio, la Commissione Europea, con il presente provvedimento, da un lato, intende fornire alle autorità nazionali, locali ed alle imprese del settore chiarimenti in ordine alla corretta interpretazione della disciplina europea vigente, prendendo in considerazione, in particolar modo, gli orientamenti attualmente esistenti i quali non si esclude possano venire aggiornati anche su istanza delle decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea; d’altro canto, poi, l’Autorità sovranazionale persegue, per il tramite di detta comunicazione, l’obiettivo di uniformare l’approccio alla caratterizzazione e classificazione dei rifiuti.

Scarica la Comunicazione della Commissione Europea n. 124 del 2018

News Sicurezza – La Corte di Cassazione definisce il contenuto degli obblighi di informazione e di controllo del coordinatore posti a carico del committente

L’art. 26 comma 1° lett. b) del D.lgs. 81/2008 prevede che, in caso di affidamento di lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, il datore di lavoro committente debba preventivamente informare questi soggetti circa i rischi specifici esistenti sul luogo di lavoro e le misure di protezione e prevenzione ivi attuate al fine di impedire il verificarsi di infortuni; la Suprema Corte ha, però, nella presente pronuncia, chiarito come, in primo luogo, tale onere si trasmetta, in caso di sub-appalto, all’appaltatore sub committente nei confronti delle imprese o lavoratori dallo stesso coivolti nell’esecuzione dell’opera o servizio richiesto ed, in secondo luogo, come tale obbligo non possa esigersi anche nei confronti di soggetti di cui il committente non conosca la presenza sul luogo di lavoro.

Inoltre, con riferimento all’onere di controllo circa l’operato del nominato coordinatore per la sicurezza, la Corte, dopo aver richiamato il contenuto degli artt. 91, 92 e 93 del D.lgs. 81/2008 ed aver sostenuto la necessaria sussistenza di requisiti professionali in capo al coordinatore, giunge ad affermare l’esistenza di una netta dicotomia tra le due figure di talché l’onere di verifica posto in capo al committente non può e non deve tradursi in un obbligo di integrale sostituzione del coordinatore. Con specifico riferimento, ad esempio, al Piano di Sicurezza e Coordinamento, la portata della responsabilità del committente non si estende al contenuto dell’elaborato ma si limita alla verifica della sua effettiva redazione e della sua non manifesta illegalità o inadeguatezza.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 5477 del 2018

 

News Sicurezza – In caso di lavori in quota, non è sempre obbligatorio predisporre dispositivi collettivi di protezione

Nell’affermare l’erroneità dell’assunto per cui, in materia di prevenzione degli infortuni nei lavori in quota, sia indispensabile e non prenscindile l’adozione di sistemi di protezione collettivi rispetto a quelli di natura individuale, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto opportuno richiamare il contenuto normativo di due disposizioni del Decreto Legislativo n. 81 del 2008; da un lato, infatti, l’art. 111 sancisce esclusivamente il carattere prioritario e preferenziale di dette misure e, dall’altro, il successivo art. 115 individua, in caso di mancata attuazione della norma dinanzi richiamata, le misure individuali applicabili confermando, in sostanza, la sufficienza delle stesse. In altri termini, la necessità di adottare dei presidi di sicurezza di carattere collettivo consegue alla inadeguatezza di quelli di natura individuale da valutarsi in relazione alle caratteristiche di questi ultimi e alla tipologia dei lavori da eseguire. Tale valutazione spetta, inoltre, all’organo giudicante che, sul punto, è tenuto a fornire idonea motivazione.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 5477 del 2018