News Sicurezza – Con decorrenza dal 1° Gennaio 2019, sono inasprite le sanzioni irrogate per violazioni della normativa antinfortunistica

Tra le novità introdotte con la L. 145 del 2018, cd. Legge di Bilancio 2019, di particolare rilievo è la previsione di cui all’art. 1 comma 445 lett. d). Al fine di combattere i fenomeni di lavoro sommerso e irregolare nonché favorire la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, infatti, a decorrere dal 1° Gennaio 2019, tutti gli importi dovuti a titolo di sanzione per la violazione di specifiche previsioni in materia di prevenzione e protezione dagli infortuni sul lavoro sono inasprite. In particolare, le sanzioni amministrative e penali previste dal D.lgs. 81/2008 sono aumentate del 10%, con un raddoppio di detta maggiorazione nelle ipotesi in cui, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia già stato condannato per i medesimi illeciti.

Ulteriori modifiche nel settore in parola sono consistite nell’introduzione di un contributo pari ad un milione e mezzo di euro a favore della formazione e riqualificazione professionale dei lavoratori con gravi disabilità, vittime di infortuni sul lavoro o malattie professionali (Art. 1 comma 84); nell’autorizzazione ad una spesa annua di 200.000,00 euro per il 2019 e 400.000,00 euro per il 2020 al fine di armonizzare il trattamento assicurativo contro gli infortuni e le infermità contratte in servizio previsto in favore del personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco con quello riconosciuto al personale di ruolo (Art. 1 comma 398); nell’incremento del fondo a sostegno delle famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro (Art. 1 comma 435); nell’aumento della dotazione organica in servizio presso l’Ispettorato del Lavoro (Art. 1 comma 445); nell’onere, posto a carico dell’INAIL, di trasferire annualmente al Fondo Sanitario Nazionale 25.000.000,00 euro a titolo di investimenti in materia di compilazione e trasmissione per via telematica dei certificati medici di infortunio e malattia (Art. 1 comma 526); nell’onere imposto al Ministero per i beni e le attività culturali di provvedere ad una ricognizione di tutti gli immobili soggetti al controllo di prevenzione incendi con rinvio ad un successivo Decreto del Ministro dell’Interno il quale predisponga le opportune misure di sicurezza ai fini dell’adeguamento alla norme di prevenzione incendi (Art. 1 comma 566); nella revisione delle tariffe dei premi e contributi INAIL per infortuni sul lavoro e malattie professionali alla luce delle minori entrate previste per il prossimo triennio (Art. 1 comma 1121); nella proroga dei termini di adeguamento alla normativa in materia di prevenzione incendi a favore delle strutture ricettive turistico-albergherie site nei luoghi colpiti dagli eventi atmosferici del 2 Ottobre 2018 così come individuati nella delibera del Consiglio dei Ministri 8.11.2018 (Art. 1 comma 1141).

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News Sicurezza – In caso di distacco fittizio, gli obblighi di sicurezza gravano tanto sul datore di lavoro distaccante quanto su quello distaccatario

In caso di distacco di un lavoratore – le cui condizioni di legittimità sono previste dall’art. 30 D.lgs. 276/2003 – gli obblighi in materia di prevenzione e protezione dagli infortuni si trasferiscono in capo al distaccatario salvo per quel che concerne l’onere di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici genericamente connessi allo svolgimento delle mansioni ad esso delegate che rimane a carico del datore di lavoro formale (Art. 3 comma 6° D.lgs. 81/2008). La Quarta Sezione della Suprema Corte di Cassazione, però, ha negato che la su esposta disposizione possa trovare applicazione anche con riferimento alle ipotesi di cd. distacco illegittimo, ad esempio effettuato in assenza di interesse proprio da parte del datore di lavoro distaccatante. In tali circostanze, gli obblighi antinfortunistici sono posti a carico tanto del distaccante quanto del distaccatario; il primo, infatti, si qualifica quale datore di lavoro formale e, pertanto, è obbligato al rispetto delle prescizioni dettate dalla normativa di settore ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2 D.lgs. 81/2008 mentre il secondo, datore di lavoro sostanziale, è vincolato agli stessi in forza del principio di effettività di cui all’art. 299 del menzionato decreto.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 49593 del 2018

News Sicurezza – La pubblicità non è condizione di validità della delega di funzioni

Ciò è quanto sostenuto dalla Quarta Sezione della Corte di Cassazione la quale, a sostegno di tale affermazione, ha addotto la circostanza per cui l’art. 16 comma 2° D.lgs. 81/2008 non indica alcuna modalità di pubblicizzazione dell’atto in parola né la specifica normativa di settore pone una sanzione in caso di mancato assolvimento all’onere anzidetto. Quel che rileva è che la delega non si appalesi quale atto meramente interno tra il delegante ed il delegato, non essendo neppure opportuno che ogni lavoratore sappia con piena certezza chi sia il legale titolare delle funzioni in materia di salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro né che quest’ultimo sia «interlocutore diretto e immediato» dei primi.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 46411 del 2018

News Sicurezza – Le visite mediche devono essere eseguite personalmente dal medico competente all’uopo nominato

La Suprema Corte di Cassazione, rigettando le avverse censure formulate dalla difesa dell’imputato, ha affermato il ruolo fiduciario del medico compentete il quale è chiamato ad effettuare personalmente le visite mediche dei lavoratori, non potendo delegare queste ultime a soggetti terzi. Tale assunto risulta confermato non solo dal dato normativo – il combinato disposto dell’art. 25 e 41 D.lgs. 81/2008, in particolare, pone a carico del medico compentente l’effettuazione della sorveglianza sanitaria che comprende anche l’esecuzione dei controlli necessari – ma anche da quello logico. Premettendo, infatti, come il concreto contenuto delle visite vari a seconda degli esami medici che di volta in volta il medico ritenga necessari al fine di formulare compiutamente un giudizio di idoneità lavorativa del lavoratore, tale valutazione sarebbe compromessa nella misura in cui la visita venisse condotta da soggetti diversi dal medico nominato. In ultimo, sebbene manchi una sanzione penale o amministrativa all’omessa esecuzione personale delle visite mediche, il medico che attesti di aver eseguito la visita, invero effettuata da altri, sarà perseguibile per il reato di falso.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 45844 del 2018

News Sicurezza – Il committente, anche “non professionale”, ha l’obbligo di eliminare i rischi inerenti alla conformazione dei luoghi prima dell’inizio delle attività appaltate

La Quarta Sezione della Corte di Cassazione ha affermato come in capo al committente, ancor più se qualificabile come non professionale, incomba, in assenza della redazione di un documento di valutazione dei rischi ovvero della nomina di un direttore dei lavori, un generale onere di assicurare la sicurezza dei luoghi di lavoro in cui l’appaltatore si troverà ad operare. Nello specifico, il committente non è tenuto soltato a segnalare i pericoli esistenti ma, al contrario, dovrà attivarsi al fine della loro definitiva eliminazione prima dell’avvio delle lavorazioni; solo così, infatti, l’appaltatore, anche nella sua qualità di datore di lavoro, potrà compiutamente adossarsi tutti i rischi derivanti dalle attività lavorative e non anche quelli inerenti alla conformazione dei luoghi. L’unica eccezione è costituita dalle ipotesi in cui con il contratto di appalto si trasferisca all’appaltatore non solo il compito di eseguire le lavorazioni appaltate ma anche quello di mettere in sicurezza il cantiere.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 40922 del 2018

News Sicurezza – Il Responsabile dei Lavori è tenuto ad un controllo procedurale circa l’operato del Coordinatore

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha sottolineato come l’obbligo di verifica incombente sul Responsabile dei Lavori ed inerente al corretto assolvimento degli oneri posti dagli artt. 91 comma 1° e 92 comma 1° lett. a), b), c), d) e e) a carico del Coordinatore non si traduca in un obbligo di sostituzione del primo nelle funzioni del secondo. Al contrario, egli è tenuto ad un controllo eminentemente procedurale circa l’operato del Coordinatore il quale, a sua volta, non è chiamato, per costante insegnamento della giurisprudenza di legittimità, ad effettuare un monitoraggio costante dell’attività delle imprese esecutrici ma è tenuto ad inviduare i momenti cruciali delle lavorazioni e, rispetto agli stessi, a predisporre sistemi di verifica concreti ed effettivi, idonei ad assicurare il rispetto della normativa antinfortunistica. In questi termini, l’obbligo di controllo da parte del Responsabile dei Lavori sul Coordinatore, quale soggetto avente un ruolo di “alta vigilanza”, implica un controllo circa la congruità dell’attività di governo svolta da quest’ultimo e, di conseguenza, non importa una verifica diffusa e dettagliata «sino al particolare» del concreto operato delle singole imprese esecutrici.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 40921 del 2018

News 231/2001 – Il giudice, nell’affermare la penale responsabilità dell’ente, non è tenuto a valutare atti difensivi prodotti in favore delle persone fisiche

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione, ha primariamente ribadito principi di diritto, in materia di responsabilità amministrativa da reato degli enti, invero già costantemente affermati dalle sue sezioni ed inerenti, in particolare, ai concetti di interesse e vantaggio nei reati colposi. Di seguito, la Quarta Sezione ha enfatizzato il profilo dell’indipendenza della responsabilità dell’ente dalla responsabilità della persona fisica – ad eccezioni di talune ipotesi tassativamente previste dalla normativa – giugendo ad affermare come, ai fini dell’effermazione della responsabilità dell’ente, è sufficiente che il giudice conduca un mero accertamento incidentare in ordine ai profili di responsabilità penale della persona fisica, autrice del reato presupposto, purché vengano accertati i presupposti soggettivi ed oggettivi richiesti dagli artt. 5,6,7  e 8 del D.lgs. 231/2001. Ne consegue, a detta della Corte, che il giudice non è tenuto a valutare, a favore dell’ente, scritti difensivi redatti dalla difesa delle altre e diverse posizioni processuali.  

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 38363 del 2018

News Ambiente – A partire dal 1° Gennaio 2019 il sistema SISTRI è soppresso

Con D.L. 14 Dicembre 2018 n. 135, cd. “Decreto semplificazioni”, è stato abolito il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti previsto dall’art. 188-ter D.lgs. 152/2006. Ne consegue, da un lato, il venir meno degli obblighi contributivi previsti dall’art. 14-bis del D.L. 78/2009 e dall’art. 7 del DM 78/2016; dall’altro, l’operatività delle disposizioni di cui agli artt. 188, 189, 190, 193 e 258 del D.lgs. 152/2006 nella loro formulazione previgente alle modifiche introdotte con D.lgs. 205/2010.

Scarica il DL n. 135 del 2018

News Ambiente – In presenza di idonea autorizzazione all’attività produttiva, il gestore risponde delle molestie olfattive prodotte superiori alla normale tolleranza

Sebbene, secondo costante e pacifico orientamento giurisprudenziale, la fattispecie penale di cui all’art. 674 c.p. può essere integrata anche in presenza di cd. “molestie olfattive”, occorre premettere come si sia a lungo discusso in ordine alle condizioni necessarie per la configurabilità del reato in parola tanto nelle ipotesi in cui l’attività industriale venga effettuata in presenza e nel rispetto dei limiti previsti nell’autorizzazione ambientale quanto in mancanza di quest’ultima. Superando tutti i precedenti orientamenti, la Terza Sezione della Corte di Cassazione ha sostenuto che la presenza di molestie penalmente rilevanti va parametrata al criterio della “stretta tollerabilità”, in caso di assenza di idoneo titolo abilitativo, mentre, a quello della “normale tollerabilità”, di cui all’art. 844 c.c., nel caso in cui l’attività sia regolarmente autorizzata. Qualora l’attività produttiva, infatti, sia condotta in presenza e nel rispetto dei limiti  stabiliti nell’autorizzazione, la responsabilità del gestore per le molestie arrecate permane nella misura in cui non adotti tutti quegli accorgimenti tecnici ragionevolmente utilizzabili per limitare l’impatti dell’attività industriale sulla realtà esterna.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 54209 del 2018

News Ambiente – I rifiuti provenienti da pozzi neri, vasche imhoff o bagni mobili non sono rifiuti di manutenzione ai sensi degli artt. 230 e 260 comma 4° D.lgs. 152/2006

Confermando la natura di rifiuti dei liquami provenienti dalle vasche menzionate, per mancanza di uno scarico diretto degli stessi nel sottosuolo o nella rete fognaria, la Suprema Corte di Cassazione ha affermato come gli stessi non possano essere considerati come prodotti dal soggetto che effettua l’attività di spurgo; quest’ultimo, pertanto, non potrà effettuare un valido deposito temporaneo ma, allorquando intenda stoccare i rifiuti liquidi in attesa delle successive operazioni di smaltimento, dovrà dotarsi di idonea autorizzazione. Non risulta, infatti, applicabile la previsione di cui all’art. 230 D.lgs. 152/2006 la quale prevede che i rifiuti liquidi derivanti da attività di manutenzione della rete fognaria – la cui compiuta definizione si rinviene nell’art. 79 TUA –  debbano essere considerati come prodotti direttamente dal soggetto che svolge suddetta attività. Tale equiparazione non costituisce una fictio iuris ma corrisponde al dato fattuale reale in quanto il manutentore “crea” il rifiuto, rendendo mobili ed asportabili i liquami e i fanghi sedimentati nella rete fognaria. L’esclusione, pertanto, è giustificata dalla circostanza per cui, nel caso in esame, innanzitutto non può parlarsi di rete fognaria, privata o pubblica, e, in secondo luogo, l’autospurgo non compie operazioni di manutenzione e pulizia delle vasche ma provvede solo allo svuotamento delle stesse, mediante aspirazione, e al trasporto presso l’impianto di depurazione o smaltimento. Pertanto, il rifiuto liquido non viene creato dalla ditta di autospurgo ma il produttore rimane colui che lo ha prodotto.

Ai medesimi fini, non risulta applicabile neppure la disposizione di cui all’art. 266 comma 4 D.lgs. 152/2006 la quale riconosce suddetta qualifica solo in capo all’impresa manutentrice di un impianto che risulti dotata di autonomia gestionale – e non sia mera esecutrice delle prescrizioni imposte dal committente – nonché che sia in grado di generare fisicamente i rifiuti. Come già detto, ciò non accade nel caso in parola.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 52133 del 2018