News Sicurezza – L’esistenza di una delega di funzioni deve essere dimostrata da colui che la invoca, a prescindere da un formale atto scritto

La Corte di Cassazione, nella presente pronuncia, è giunta sostenere come l’efficacia devolutiva di un atto di delega di funzioni in materia antinfortunistica sia subordinata alla sussistenza dei requisiti di chiarezza e certezza dell’atto traslativo i quali prescindono dalla forma utilizzata; la Terza Sezione, infatti, precisa che, ai fini della validità di suddetta attribuzione di funzioni, non è richiesta la prova scritta né ab substantiam ad probationem.

Nel caso di specie, infatti, la Corte d’Appello aveva fatto corretta applicazione dei principi di diritto sanciti, nel corso degli anni, dal giudice di legittimità in quanto, contrariamente a quanto sostenuto erroneamente dalla difesa dell’imputato, il giudice di merito aveva dedotto l’inesistenza tout court di una delega di funzioni non solo dal mancato ritrovamento di un relativo atto scritto ma anche, e soprattutto, dalla mancanza di risposte o allegazioni sul punto da parte del datore di lavoro.

Tale circostanza fattuale consente alla Corte di chiarire un ulteriore profilo: mentre l’onere di provare il fatto di reato per cui è causa è posto a carico della pubblica accusa, la dimostrazione dell’esistenza di una valida delega di funzioni, costituendo una causa di esclusione della responsabilità, spetta alla parte che intende valersene e quindi alla difesa.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 14352 del 2018

News Ambiente: Il Ministero dell’Ambiente fornisce indicazioni operative in ordine al campo aperto di applicazione del D.lgs. 49/2014

A fronte delle preoccupazioni manifestate dagli addetti al settore della gestione delle AEE, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha ritenuto opportuno chiarire come l’entrata in vigore, il prossimo 15 Agosto 2018, del D.lgs. 49/2014, così come previsto dalla Direttiva 2012/19/UE, non comporterà uno stravolgimento della disciplina applicabile a questa particolare tipologia di attrezzature ma, unicamente, un’estensione dei prodotti che saranno attratti nell’alveo di compentenza di suddetta regolamentazione.

Più nel dettaglio, prima del 15.08.2018, un bene, pur se dotato di tutte le caratteristiche per essere considerato un’ AEE, rimane escluso dall’ambito di applicazione della relativa disciplina nella misura in cui non sia sussumibile in una delle dieci categorie tipologiche esistenti; successivamente a questa data, invece, le categorie saranno ridotte a sei di cui tre afferenti a tipologie di prodotti mentre le ultime tre riferite ad “apparecchiature di piccole dimensioni”, “apparecchiature di grandi dimensioni” e “piccole apparecchiature informatiche e delle telecomunicazioni”. Ne conseguirà che un bene, dotato delle caratteristiche per essere considerato AEE, anche se non rientrante tra le tipologie previste sarà attratto in una delle categorie fondate esclusivamente su parametri di tipo dimensionale e, pertanto, in relazione allo stesso troverà applicazione la normativa in esame.

In questa prospettiva, il Ministero dell’Ambiente ha deciso di pubblicare delle linee guida volte ad individuare l’ambito di applicazione della nuova novella legislativa e a fornire, quindi, criteri di sussumibilità di un prodotto nell’alveo di competenza della stessa.

Scarica le indicazioni operative per l’applicazione del DL 49 del 2014

News Ambiente – Anche i rifiuti che non abbiano ancora cessato tale qualifica concorrono alla determinazione del quantitativo di rifiuti stoccabili

La quaestio facti sottesa alla pronuncia della Corte di Cassazione afferiva ad un’imputazione di gestione illecita di rifiuti, ai sensi dell’art. 256 comma 4° lett. a), per omesso rispetto delle prescrizioni previste all’interno del relativo titolo autorizzativo. In particolare, si rimproverava alla Società di non aver osservato i quantitativi massimi di rifiuti stoccabili previsti nell’autorizzazione provinciale.

La difesa si difendeva dalla accuse adducendo che, ai fini del computo suddetto, non avrebbe dovuto tenersi in considerazione il quantum di rifiuti esitati dal trattamento ancorché privi dei requisiti richiesti per la cessazione della relativa qualifica di rifiuti o, comunque, non ancora sottoposti agli opportuni controlli in quanto per rifiuti stoccabili avrebbero dovuto intendersi solo quei rifiuti messi in riserva, in ossequio alla definizione fornita dal Codice dell’Ambiente.

La Terza Sezione della Corte di Cassazione si è, invero, opposta a tale interpretazione ritenendo che la stessa non prendesse in considerazione il fatto che i rifiuti esitati dall’attività di trattamento e non ancora idonei ad essere qualificati come End of waste rimangono assoggettati alla disciplina della gestione dei rifiuti, concorrendo così all’ammontare di quelli legittimamente stoccabili presso l’impianto di recupero. In altri termini, fatti salvi i casi in cui il titolo abilitativo non preveda espressamente una dicotomia tra le situazioni innanzi descritte, ai fini dell’accertamento del rispetto delle quantità massime stoccabili, devono essere tenuti in considerazione anche i rifiuti che, sebbene sottoposti ad attività di recupero, non hanno ancora cessato tale qualifica.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 18891 del 2018

News Ambiente – La Commissione Europea fonisce chiarimenti operativi in ordine alla classificazione dei rifiuti

In data 09 Aprile 2018, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la comunicazione della Commissione Europea 2018/C 124/01 volta a fornire orientamenti tecnici circa l’ambito di applicazione della Direttiva 2008/98/CE nonché della decisione 2000/532/CE, rispettivamente “direttiva quadro sui rifiuti” ed “elenco dei rifiuti”, a seguito delle modifiche intervenute nel 2014 e nel 2017.

Più nel dettaglio, la Commissione Europea, con il presente provvedimento, da un lato, intende fornire alle autorità nazionali, locali ed alle imprese del settore chiarimenti in ordine alla corretta interpretazione della disciplina europea vigente, prendendo in considerazione, in particolar modo, gli orientamenti attualmente esistenti i quali non si esclude possano venire aggiornati anche su istanza delle decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea; d’altro canto, poi, l’Autorità sovranazionale persegue, per il tramite di detta comunicazione, l’obiettivo di uniformare l’approccio alla caratterizzazione e classificazione dei rifiuti.

Scarica la Comunicazione della Commissione Europea n. 124 del 2018

News Sicurezza – La Corte di Cassazione definisce il contenuto degli obblighi di informazione e di controllo del coordinatore posti a carico del committente

L’art. 26 comma 1° lett. b) del D.lgs. 81/2008 prevede che, in caso di affidamento di lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, il datore di lavoro committente debba preventivamente informare questi soggetti circa i rischi specifici esistenti sul luogo di lavoro e le misure di protezione e prevenzione ivi attuate al fine di impedire il verificarsi di infortuni; la Suprema Corte ha, però, nella presente pronuncia, chiarito come, in primo luogo, tale onere si trasmetta, in caso di sub-appalto, all’appaltatore sub committente nei confronti delle imprese o lavoratori dallo stesso coivolti nell’esecuzione dell’opera o servizio richiesto ed, in secondo luogo, come tale obbligo non possa esigersi anche nei confronti di soggetti di cui il committente non conosca la presenza sul luogo di lavoro.

Inoltre, con riferimento all’onere di controllo circa l’operato del nominato coordinatore per la sicurezza, la Corte, dopo aver richiamato il contenuto degli artt. 91, 92 e 93 del D.lgs. 81/2008 ed aver sostenuto la necessaria sussistenza di requisiti professionali in capo al coordinatore, giunge ad affermare l’esistenza di una netta dicotomia tra le due figure di talché l’onere di verifica posto in capo al committente non può e non deve tradursi in un obbligo di integrale sostituzione del coordinatore. Con specifico riferimento, ad esempio, al Piano di Sicurezza e Coordinamento, la portata della responsabilità del committente non si estende al contenuto dell’elaborato ma si limita alla verifica della sua effettiva redazione e della sua non manifesta illegalità o inadeguatezza.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 5477 del 2018

 

News Sicurezza – In caso di lavori in quota, non è sempre obbligatorio predisporre dispositivi collettivi di protezione

Nell’affermare l’erroneità dell’assunto per cui, in materia di prevenzione degli infortuni nei lavori in quota, sia indispensabile e non prenscindile l’adozione di sistemi di protezione collettivi rispetto a quelli di natura individuale, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto opportuno richiamare il contenuto normativo di due disposizioni del Decreto Legislativo n. 81 del 2008; da un lato, infatti, l’art. 111 sancisce esclusivamente il carattere prioritario e preferenziale di dette misure e, dall’altro, il successivo art. 115 individua, in caso di mancata attuazione della norma dinanzi richiamata, le misure individuali applicabili confermando, in sostanza, la sufficienza delle stesse. In altri termini, la necessità di adottare dei presidi di sicurezza di carattere collettivo consegue alla inadeguatezza di quelli di natura individuale da valutarsi in relazione alle caratteristiche di questi ultimi e alla tipologia dei lavori da eseguire. Tale valutazione spetta, inoltre, all’organo giudicante che, sul punto, è tenuto a fornire idonea motivazione.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 5477 del 2018

News 231/2001 – La sentenza emessa ai sensi dell’art. 131bis c.p. a favore della persona fisica non pregiudica la responsabilità dell’ente

Nonostante la stessa Corte di Cassazione faccia presente come la littera legis dell’art. 8 del d.lgs. 231/2001 potrebbe far deporre per una esclusione della permanenza della responsabilità dell’ente in caso di pronuncia applicativa della particolare tenuità del fatto all’imputato del reato–presupposto, il giudice di legittimità propende per una diversa ed alternativa ricostruzione normativa. Prendendo le mosse da un suo precedente orientamento, in virtù del quale, in presenza di una dichiarazione di prescrizione a favore della persona fisica imputata del reato presupposto, il giudice deve procedere autonomamente all’accertamento della responsabilità dell’ente previamente verificando, in via incidentale, la sussistenza stessa del reato, la Suprema Corte di Cassazione giunge a pronunciare il medesimo principio di diritto anche in presenza di una sentenza di applicazione della particolare tenuità del fatto.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 9072 del 2018

News Ambiente – Il Ministero dell’Ambiente detta le linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi e per la prevenzione dei rischi negli impianti di gestione dei rifiuti

Preso atto dei frequenti e diffusi episodi di incendio verificatisi nel nostro territorio, la Direzione Generale per i rifiuti e per l’inquinamento, di concerto con i Vigili del Fuoco, le amministrazioni regionali e le agenzie ambientali maggiormente interessate, ha avvertito la necessità di dettare alcune linee guida utili a definire, al di là dei singoli accadimenti concretamente ipotizzabili, delle regole di buona pratica nella gestione degli impianti di rifiuti nonché a fornire, agli organismi deputati al controllo, degli utili strumenti di verifica. All’uopo vengono, quindi, individuati alcuni accorgimenti in materia di ubicazione dei siti, organizzazione interna dell’impianto, possesso di macchinari tecnologici e sistemi di protezione e sicurezza ambientale, modalità ed accorgimenti operativi e gestionali nonché, con specifico riferimento al profilo delle misure di controllo, viene prescritta la necessità di ideare una scheda tecnica esemplificativa che preveda delle verifiche di tipo visivo e speditivo che consentano, già prima facie, di verificare alcuni requisiti quali la quantità di rifiuti depositati rispetto a quelli autorizzati e/o riportati sull’apposito registro, la loro collocazione rispetto alla aree di stoccaggio e la coerenza dei rifiuti ivi previsti nonché la presenza dei presidi antincendio.

Scarica la Circolare del Ministero dell’Ambiente n. 4064 del 2018

Scarica la Scheda Tecnica allegata alla Circolare n. 4064 del 2018

News Ambiente – Nel concetto di discarica è ricompresa anche la realizzazione dei manufatti funzionalemente destinati alla stessa

Nel dichiarare infondata la censura della difesa in ordine alla mancanza di correlazione fra accusa e sentenza, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito il principio, già sostenuto dai giudici di appello, per cui nel concetto di discarica devono ritenersi ricompresi non solo i rifiuti depositati ma anche il suolo, eventualmente soggetto a modificazioni idonee ad ospitare i predetti rifiuti, nonché le opere, anche precarie e temporanee, realizzate al fine di consentire la gestione degli stessi. Trattasi, in altri termini, di opere finalizzate a garantire una maggiore capacità di smaltimento con conseguente significativo danno per la risorsa ambientale che, contrariamente, la norma penale vuole tutelare.

Scarica la Sentenza della Cassazione Penale n. 11568 del 2018

News Ambiente – L’utilizzo del fattore M è obbligatorio solo per la determinazione della tossicità acuta delle sostanze o miscele contenenti composti del rame

Con decorrenza dal 1° Marzo 2018, tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea sono soggetti alle nuove disposizioni, in materia di classificazione di sostanze e miscele, previste dal Regolamento 2016/1179/UE il quale ha modificato la Tabella 3.1 dell’Allegato VI al Regolamento 2008/1273/CE e ha soppresso la successiva Tabella 3.2..

La versione inglese del suddetto Regolamento prevede che, con riferimento all’individuazione della tossicità cronica delle sostanze o miscele contenenti composti del rame, non trovi applicazione il fattore M, il quale, nella tabella 3.1., viene riportato solo per la tossicità acuta.

La versione italiana, però, ha mancato di trasporre nel proprio testo l’espressione “for long-term aquatic hazard” cosicché tale fattore dovrebbe ritenersi inapplicabile tanto con riferimento alla tossicità cronica quanto a quella acuta.

Nell’intento di impedire il diffondersi di applicazioni disomogenee del Regolamento 2016/1179/UE, dovute a diverse interpretazioni dello stesso, il Ministero dell’Ambiente ha, con propria Circolare n. 3222 del 28 Febbraio 2018, chiarito che, stante la discrepanza lessicale esistente, la versione da ritenersi valida è quella inglese in quanto quella che viene predisposta, approvata e sottoscritta dai singoli Stati Membri. In definitiva, ed in conformità con il parere espresso dall’Agenzia Europea delle sostanze chimiche, il fattore M è obbligatorio per la determinazione della tossicità acuta delle sostanze o delle miscele contenenti composti del rame e non anche per quella cosiddetta cronica.

Scarica la Circolare del Ministero dell’Ambiente n. 3222 del 2018