News Sicurezza – Ancora contrasti in ordine alla configurazione della procedura estintiva come condizione di procedibilità

E’ paradigmatico della divergenza interpretativa esistente sul punto il deposito, a soli cinque giorni di distanza, di due pronunce della Terza Sezione della Corte di Cassazione le quali, nel tentativo di fornire una risposta al medesimo interrogativo, sono giunte a sostenere tesi di segno opposto.

Nella decisione n. 7678/2017, infatti, la Corte, ponendosi in continuità rispetto a quanto affermato nella sentenza Cionna (Cass., Sez. III, 5 Maggio 2010 n. 26758), ha ribadito come la procedura estintiva di cui al D.lgs. 758/1994 si articoli come condizione di procedibilità dell’azione penale esclusivamente nella circostanza in cui l’Organo di Vigilanza impartisca le apposite prescrizioni di regolarizzazione; in caso contrario, invece, il procedimento penale non è precluso dal mancato esperimento della procedura in esame così come non è impedito all’indagato di avanzare, comunque, né la richiesta di ammissione all’oblazione amministrativa né quella di accesso all’oblazione giudiziale nella misura agevolata di quella amministrativa. Diversamente argomentando, afferma il Collegio, si darebbe spazio a pronunce di improcedibilità dell’azione penale che, fondate esclusivamente sull’assenza formale della procedura, non considererebbero a sufficienza le ragioni che hanno portato alla non adozione di prescrizioni di regolarizzazione.

Contrariamente, ponendo a premessa argomentativa l’art. 15 D.lgs. 124/2004, il quale sancisce che la procedura suddetta sia applicabile anche alle fattispecie a condotta esaurita ovvero alle situazioni in cui il trasgressore autonomamente e antecedentemente all’emissione delle apposite prescrizioni da parte dell’Organismo di Vigilanza abbia provveduto ad adempiere agli obblighi previsti ex lege, la Terza Sezione della Corte di Cassazione ha ritenuto che la ratio normativa fosse quella di consentire, tramite un meccanismo di natura amministrativa, l’estinzione di fattispecie penali contravvenzionali meno gravi. Da qui l’indubbia necessità di riaffermare la natura di condizione di procedibilità del meccanismo delineato all’interno del D.lgs. 758/1994.

Sentenza della Cassazione Penale n. 7678_2017

Sentenza della Cassazione Penale n. 8706_2017

News Ambiente – Trasporto rifiuti senza formulario o con formulario inesatto – E’ ANCORA REATO – La Cassazione (sentenza 7950/2017 -dep. 20.03.17) precisa che fino alla piena entrata vigore del sistri mantiene vigore la norma che sanzionava penalmente le ipotesi di trasporto di rifiuti senza formulario.

In materia di trasporto rifiuti, secondo la giurisprudenza di questa Corte la parziale depenalizzazione prevista dal d.lgs. n. 205 del 2010 è stata differita al momento in cui acquisterà piena operatività il nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), per effetto dell’art. 4, comma secondo del d.lgs. n. 121 del 2011, disposizione quest’ultima che – avendo natura di norma interpretativa e non innovativa – si applica anche ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore (16 agosto 2011), senza dar luogo a violazione del principio di irretroattività della legge incriminatrice; dall’altro non potendo prevedere che l’art. 9, comma 3, lett. a) d.l. 31/12/2014, n. 192, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11, avrebbe spostato al 31/12/2015 il termine al 31/12/2014 previsto dall’art. 11, comma 3- bis, d.l. 31/08/2013, n. 101, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125.

Sentenza della Cassazione Penale n. 7950_2017

News ambiente e Spazio 231/01 – La mancanza di delega di funzioni è un fatto che di per sé prova la mancanza di un efficace modello organizzativo adeguato a prevenire i reati (Cass. Pen. Sez. III, nr. 9132/17)

La Corte di Cassazione con questa importante sentenza, pone l’accento sul fatto che una corretta impostazione della governance societaria è uno degli elementi essenziali al fine di poter affermare che l’ente si è dotato di un modello organizzativo efficace. La delega costituisce infatti un elemento qualificante nell’organizzazione aziendale poiché è la legge a costituire la persona giuridica come soggetto direttamente responsabile della gestione del ciclo del rifiuto.

La responsabilità degli amministratori in materia di gestione dei rifiuti, deriva non solo dai principi fissati dall’art. 178 D.lgs 152/06, che fa carico a tutti i soggetti, a qualunque titolo coinvolti nella produzione, distribuzione, utilizzo e consumo dei beni da cui originano i rifiuti, del dovere di cooperare nella gestione del ciclo dei rifiuti, ma più direttamente dal fatto che titolare dell’attività è la persona giuridica da essi rappresentata definita come “produttore del prodotto” e/o comunque “detentore” del rifiuto ai sensi dell’art. 178 comma 1 lett. g) e h) del D.lgs 152/06.

News ambiente Cassazione e 231/01 – Nell’ambito di un procedimento ex D.lgs 231/01, il difensore della società, non può essere nominato dal legale rappresentante che sia indagato per il reato da cui dipende l’illecito amministrativo contestato alla società stessa. Lo afferma la Cassazione sez. III, con la sentenza 5447/2017.

La Corte di Cassazione ribadisce, con questa sentenza, un principio di diritto importantissimo: il difensore di una società alla quale siano contestati illeciti amministrativi per fatti dipendenti da reato (in questo caso illeciti ambientali) non può essere nominato dal legale rappresentante della società stessa che sia indagato per i medesimi fatti di reato dai quali dipende la contestazione di illecito amministrativo contestato all’ente. E ciò, per l’evidente ragione, che le strategie difensive dell’amministratore e dell’ente potrebbero essere divergenti, ad esempio perché l’ente potrebbe avere l’interesse a dimostrare che il reato è stato commesso dal legale rappresentante nel suo esclusivo interesse, con ciò facendo venire meno l’applicabilità delle sanzioni amministrative ex D.lgs 231/01 all’ente stesso pur nella sussistenza del reato. Ciò comporta, che sono nulli gli atti compiuti dal difensore dell’ente illegittimamente nominato.

Sentenza della Cassazione Penale n. 5447_2017

News Ambiente – Sanzioni per violazioni AIA: restano penali se la violazione riguarda la gestione dei rifiuti. Lo afferma la Cassazione sez. III, con la sentenza 12170 del 14 marzo 2017 (udienza 21.2.17)

Il d.lgs. 4 marzo 2014, n. 46, art. 7, comma 13 ha modificato la norma, che prevede ora, per le medesime condotte, la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 euro a 15.000 euro. La Cassazione precisa però che resta però la sanzione penale (ammenda da 5.000 Euro a 26.000 Euro) nel caso in cui l’inosservanza: a) sia costituita da violazione dei valori limite di emissione, rilevata durante i controlli previsti nell’autorizzazione o nel corso di ispezioni di cui all’art. 29-decies, commi 4 e 7, a meno che tale violazione non sia contenuta in margini di tolleranza, in termini di frequenza ed entità, fissati nell’autorizzazione stessa; b) sia relativa alla gestione di rifiuti; c) sia relativa a scarichi recapitanti nelle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano di cui all’art. 94, oppure in corpi idrici posti nelle aree protette di cui alla vigente normativa (art. 29-quattuordecies, comma 3).

Sentenza n. 12170_2017

News Sicurezza – Rischio biologico occupazionale: disponibile sul sito dell’INAIL, il software per la valutazione del rischio biologico in ambulatori “Prime cure”

E’ disponibile sul sito dell’Inail uno specifico software che calcola in automatico il livello di rischio biologico associato a una specifica mansione lavorativa, in particolare per coloro che operano negli ambulatori ed in contesti simili. Il software, consente di individuare e pianificare gli interventi migliorativi da attuare e la loro scala di priorità.

L’algoritmo è strutturato in sezioni, per ognuna delle quali è prevista la compilazione di tabelle sulla base delle informazioni e dei dati relativi ad ambienti, attività e procedure di lavoro, aventi rilevanza ai fini dell’analisi delle fonti di pericolo biologico nel contesto lavorativo vigente. Una volta inseriti i dati, lo strumento calcola in automatico il livello di rischio associato allo svolgimento della mansione lavorativa in esame (cit. dal sito Inail www.inail.it).

La valutazione del rischio biologico è un obbligo in tutte le attività in sia possibile il rischio di esposizione, si veda l’allegato XLIV al Testo Unico sicurezza (D.lgs 81/08).

Si ricorda che l’esposizione a rischio biologico impone anche la visita del lavoratore da parte del medico competente al termine del rapporto di lavoro.

Scarica il sofware dal sito www.inail.it

News Sicurezza – Il 2 Febbraio 2017 è entrata in vigore la nuova norma UNI EN ISO 7010:2017

Essa contiene tutti i simboli e segnali di sicurezza necessari per la prevenzione degli infortuni, la protezione dal fuoco, per l’informazione sui pericoli alla salute e nelle evacuazioni di emergenza. La normativa, applicabile in tutti i siti in cui sorgano questioni afferenti alla sicurezza delle persone sui luoghi di lavoro, risulta invece esclusa con riferimento ai segnali utilizzati nel traffico ferroviario, stradale, fluviale, marittimo e aereo e, in generale, in quei settori soggetti a una regolamentazione che può differire in alcuni punti della presente norma e della serie ISO 3864.

News Sicurezza – La violazione dell’obbligo di formazione e addestramento dei lavoratori si configura come comportamento penalmente rilevante per il datore di lavoro

Discostandosi da quella giurisprudenza di legittimità per cui l’obbligo del datore di lavoro di provvedere alla formazione e all’addestramento dei lavorato, dettato dall’art. 18 comma primo lett. l), non è presidiato da una sanzione penale, in questa pronuncia la Corte di Cassazione si orienta verso una posizione diametralmente opposta, fondando la sua conclusione sulla considerazione per cui il precetto della sanzione prevista dall’art. 55 D.lgs. 81/2008 sia costituito, almeno dopo l’entrata in vigore del D.lgs. 3 Agosto 2009 n.160, dal dettato di cui agli artt. 36 e 37 del TU in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Ivi, infatti, sono dettate, in ossequio al principio di determinatezza e precisione, le singole condotte, solo genericamente enunciate nell’art. 18 comma 1 lett.l), la cui effrazione comporta l’applicabilità della sanzione penale.D’altro canto non è condivisibile la tesi del ricorrente per la quale il precetto sanzionato dall’art. 55 D.lgs. 81/2008 sia costituito da una norma penale in bianco; il riferimento corre al contenuto dell’art. 37 del medesimo decreto il quale viene ad essere rappresentato come una norma primaria che, indicando genericamente le condotte penalmente rilevanti, riserva alla fonte secondaria tutti gli aspetti di carattere tecnico e specifico necessari ad integrare il precetto stesso. La Corte ripudia tale ricostruzione facendo leva su due considerazioni: in primis le fattispecie di reato che configurato illeciti in materia di violazione degli obblighi datoriali di formazione dei lavoratori non possono rientrare tout court nella categoria delle norme penali in bianco ed, in secondo luogo, l’Accordo Stato-Regioni, al quale si riferisce il secondo comma della disposizione di cui all’art. 37 D.lgs. 81/2008, non costituisce un atto normativo extra-penale integrativo del precetto ma è funzionale all’attuazione di una leale collaborazione tra apparato centrale e regionale.

Cass, Sez. III, 27 Gennaio 2017 (ud. Del 23 Ottobre 2016) n. 3898

News Sicurezza – Il rischio di caduta dall’alto esula dall’ambito di responsabilità del coordinatore per l’esecuzione

In questa pronuncia, la Corte di Cassazione ha dichiarato di non condividere un suo precedente orientamento il quale riconduceva ontologicamente il rischio di caduta dall’alto all’alveo dei rischi non specifici dell’impresa, ponendoli in quanto tali nella sfera di competenza del coordinatore. Premettendo che l’analisi dei rischi nominati dal punto 2.2.3. dell’allegato XV del D.lgs. 81/2008 dimostra che si tratta di rischi che il coordinatore valuta per la «loro derivazione delle “lavorazioni” considerate nella loro interazione con il cantiere», il Supremo Consesso ne deduce che allorquando i rischi siano strettamente afferenti alla singola lavorazione i medesimi siano classificabili come rischi specifici.D’altro canto, la Corte di Cassazione aggiunge che la tracimazione dell’operato del coordinatore al di fuori della sfera di sua competenza potrebbe comunque sancirne la sua responsabilità penale al realizzarsi di un evento lesivo alla luce del principio dettato dall’art. 299 d.lgs. 81/2008. Quest’ultimo, infatti, positivizzando una regola già conosciuta nel diritto vivente, ha sancito che la posizione di garanzia grava anche in capo a colui che, sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto poteri che la normativa riferisce a determinati soggetti garanti.

Cass., Sez. IV, 23 Gennaio 2017 (ud. Del 27 Settembre 2016) n. 3288