News Ambiente – Obbligo di iscrizione all’Albo dei Gestori Ambientali anche per società di capitali con controllo interamente pubblico: il Ministero dell’Ambiente risponde ad un interpello del Comune di Venegono Inferiore

Con atto di interpello identificato al Prot. Mase in ingresso n. 131162 del 06 Agosto 2023, il Comune di Venegono Inferiore, partecipante, unitamente ad altri ventidue Comuni della Provincia di Varese, di una società di capitali (a partecipazione completamente pubblica) operante, in nome e per conto dei primi, quale intermediario senza detenzione di rifiuti, ha domandato al Ministero: a) se detta Società, istituita allo scopo di gestire in forma associata il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti ai sensi dell’art. 115 comma 7bis D.lgs. 267/2000, sia obbligata all’iscrizione nella categoria 8 dell’Albo nazionale dei gestori ambientali in quanto, pur essendo un’entità giuridica diversa dai Comuni che l’hanno istituita, non si pone rispetto ad essi in rapporto di terzietà; b) in caso di esito affermativo, se in tal caso siano applicabili le procedure semplificate di iscrizione di cui all’art. 16 comma 1° lett. a) del D.M. 120/2014.

Con parere prot. in uscita n. 26798 del 13 Febbraio 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare – dapprima richiamando il quadro normativo delinato dall’art. 183 comma 1 lett. n) D.Lgs. 152/2006 (il quale ricomprende tra le attività di gestione dei rifiuti anche quelle di commercializzazione ed intermediazione degli stessi) nonché dall’art. 212 comma 5 del medesimo Decreto citato (il quale impone l’iscrizione all’Albo nazionale dei Gestori Ambientali per lo svolgimento delle attività anzidette ad eccezione delle esenzioni ivi espressamente previste) e, in ultimo, dall’art. 16 comma 1° lett. a) D.M. 120/2014 (il quale ammette il ricorso alle procedure semplificate di iscrizione all’Albo, fra gli altri, anche alle società di gestione dei servizi pubblici di cui al D.lgs. 267/2000 per i servizi di gestione dei rifiuti urbani prodotti dai  medesimi Comuni) – è giunta a statuire che: «la Società di capitali, pur essendo totalmente partecipata dai 22 Comuni, essendo un soggetto dotato di propria personalità giuridica e distinto dagli stessi soci, rientra tra i soggetti obbligati all’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali ai sensi dell’articolo 212, comma 5, del d.lgs. n. 152/2006, con le modalità di cui al Decreto ministeriale 3 giugno 2014, n. 120»; parimenti, in quanto ricompresa fra i soggetti citati nel richiamato art. 16 D.M. 120/2014, la stessa potrà accedere alle procedura semplificate di iscrizione.

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 26798 del 13 Febbraio 2024 avente ad oggetto “Riscontro interpello ex art. 3-septies del D.lgs. 152/2006 in merito all’obbligo di iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali, in qualità di intermediario senza detenzione di rifiuti, di una società di capitali interamente controllata da Comuni istituita ai sensi dell’art. 115, comma 7-bis, del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267”.

News Sicurezza – A seguito dell’entrata in vigore del D.L. 19/2024, l’Ispettorato del Lavoro emana la Nota n. 159 del 13 Marzo 2024

Occorre, in premessa, ricordare come, con D.L. 02 Marzo 2024 n. 19, il legislatore abbia dettato “ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), intervenendo – fra le altre – anche in talune materie di competenza dell’Ispettorato del Lavoro.

Proprio per questo motivo, pur rinviando a successivi chiarimenti in sede di conversione del Decreto Legge citato, l’Ispettorato ha ritenuto opportuno emanare una propria nota – identificata al Proc. in uscita n. 159 del 13 Marzo 2024 – ove sono indicate le novità di maggior rilievo.

Sinteticamente, quest’ultime possono così essere individuate:

  • DURC e regolarità contributiva: il D.L. 198/2024 ha modificato l’art. 1175 comma 1° della L. 296/2006, subordinando il riconoscimento dei benefici normativi e contributivi all’assenza di violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale, comprese quelle inerenti alla tutela delle condizioni di lavoro e alla salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro; ha, inoltre, inserito l’art. 1175bis prevedendo la possibilità di accedere ai benefici in caso di successiva regolarizzazione degli obblighi e violazioni anzidette, con la precisazione che in caso di violazioni amministrative che non ammettano regolarizzazione, il recupero dei benefici erogati non potrà essere superiore al doppio dell’importo della sanzione irrogata;
  • Appalto e distacco: il D.L. 198/2024 ha introdotto il comma 1 bis dell’art. 29 D.lgs. 276/2006, riconoscendo al personale impiegato nell’esecuzione di contratti di appalto o subappalto «un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale e territoriale maggiormente applicato nel settore e per la zona in cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto»; ha, inoltre, modificato il comma 2° del citato articolo, estendendo l’istituto della responsabilità solidale retributiva e contributiva anche alle ipotesi di illiceità dei contratti di somministrazione, appalto e distacco;
  • Sanzioni per lavoro irregolare: l’importo della sanzione irrogabile a norma del combinato disposto di cui agli artt. 1 comma 445 della L. 145/2018 e 3 del D.L. 12/2002 è stato elevato dal 20% al 30%;
  • Sanzioni per appalto o somministrazione illecite: si attribuisce nuovamente rilevanza penale alle fattispecie, dapprima ricondotte a meri illeciti amministrativi, di cui all’art. 18 D.lgs. 276/2006, con previsione di un impianto sanzionatorio fondato sulle pene alternative dell’arresto e dell’ammenda e di una circostanza aggravante dell’essere la somministrazione stata posta in essere al precipuo scopo «di eludere le norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore»;
  • Sanzioni per imprese agricole e attività stagionali: ai fini dell’automatica trasformazione dei contratti di lavoro subordinato occasionale a tempo determinato in indeterminato, si prevede ora il superamento del limite di 45 giornate lavorative annue; inoltre, per ogni violazione, salva l’ipotesi in cui la stessa si riferisca all’impiego di soggetti di cui all’art. 1 comma 344 L. 197/2022 (disoccupati, percettori di Naspi, pensionati, giovani, detenuti, ecc..) ovvero derivi da informazioni incomplete o non veritiere contenute nell’autocertificazione resa dal lavoratore, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 500,00 ad € 2.500; infine, si conferma la inapplicabilità dell’istituto della diffida di cui all’art. 13 D.lgs. 124/2004;
  • Liste di conformità: sono istituite delle liste di conformità all’interno delle quali vengono iscritte quelle imprese che, all’esito degli accertamenti in materia di lavoro, legislazione sociale e tutela della salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro, non risultino aver commesso violazioni o irregolarità. Alle stesse verrà rilasciato un apposito attestato e non saranno soggette ad altre verifiche per i dodici mesi successivi all’iscrizione, fatte salve le verifiche effettuate a norma del D.lgs. 81/2008, quelle su richiesta ovvero imposte dalla Procura della Repubblica. In caso di successiva emersione di elementi di prova in ordine a violazioni o irregolarità, l’INL provvederà alla cancellazione dell’impresa dalla lista;
  • Verifica di congruità: il responsabile del progetto (negli appalti pubblici in edilizia) e il committente (negli appalti privati in edilizia) sono tenuti a verificare «la congruità dell’incidenza della manodopera sull’opera complessiva»; la mancata effettuazione di suddetta verifica importa l’irrogazione di sanzioni – da accertarsi su istanza degli organi di vigilanza sociale – in caso di appalti pubblici superiori agli € 150.000,00 e privati superiori ad € 500.000,00;
  • Incentivi lavoro domestico: è riconosciuto, in favore dei datori di lavoro con valore ISEE per le prestazioni agevolate di natura sociosanitaria non superiore agli € 6.000,00, un esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali ed assicurativi, per un periodo massimo di 24 mesi e con tetto massimo di € 3.000,00 annui, in caso di «assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato di contratti di lavoro domestico con mansioni di assistente a soggetti anziani, con una età anagrafica di almeno ottanta anni, già titolari dell’indennità di accompagnamento». Sono escluse le ipotesi in cui il datore di lavoro o il lavoratore abbiano cessato un altro contratto di egual specie da meno di sei mesi ovvero quando il lavoratore sia parente o affine del datore, salve le ipotesi di mansioni ai sensi dell’art. 1 comma 3°, nn. 1-45 D.P.R. 0403/1971 (assistenza invalidi, mutilati, ciechi, ecc..);
  • Sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi tramite crediti: in sostituzione dell’art. 274 D.lgs. 81/2008, a decorrere dal 01/11/2024, è previsto l’istituto della “patente a crediti” per le imprese e i lavoratori autonomi che operino, al momento del suo rilascio, in cantieri temporanei o mobili ai sensi dell’art. 89 D.lgs. 81/2008. Originariamente la patente è rilasciata con un punteggio iniziale di 30 punti; la stessa potrà subire decurtazioni variabili a seconda della violazione commessa e, in caso di punti residui inferiori a 15, il titolare della patente non potrà proseguire l’attività, pena l’irrogazione di sanzioni amministrative;
  • Sanzioni civili per omissione/evasione contributiva: sono state modificate le sanzioni previste dall’art. 116 comma 8° L. 388/2000 ed è stato introdotto un meccanismo di interlocuazione tra INPS e contribuente ove alla prima è imposto l’onere di introdurre «nuove e più avanzate forme di comunicazione» con il contribuente, al fine di «semplificare gli adempimenti, stimolare l’assolvimento degli obblighi contributivi e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili». In particolare, l’Istituto dovrà indicare al contribuente o al suo intermediario «gli elementi e le informazioni in suo possesso riferibili allo stesso contribuente relativi ai rapporti di lavoro, agli imponibili e agli elementi rilevanti ai fini della determinazione degli obblighi contributivi» mentre il contribuente potrà segnalare alla prima «eventuali fatti, elementi e circostanze da quest’ultimo non conosciuti». Per ogni eventuale inadempimento contributivo emerso sono, poi, previste specifiche sanzini o percorsi di regolarizzazione;
  • Implementazione degli organi ispettivi, efficientamento dell’INL ed incentivazioni del persona ispettivo;
  • Ripristino ruoli ispettivi INPS e INAIL: sono state abrogate alcune disposizioni del D.lgs. 149/2015, conseguentemente ripristinando i poteri ispettivi di INPS ed INAIL ma lasciando inalterati il ruolo e le competenze dell’Ispettorato per la programmazione e coordinamento dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale.

Ispettorato del Lavoro – Direzione centrale coordinamento giuridico, nota n. 159 del 13 Marzo 2024 avente ad oggetto «decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19 recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)”»

News Ambiente: Sulla nozione di “luogo di produzione dei rifiuti” ai fini del deposito temporaneo: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica risponde ad un interpello del Comune di Brovello-Carpugnino

Con proprio interpello identificato al Protocollo Mase in entrata n. 50589 del 03 Aprile 2023, il Comune di Brovello-Carpugnino ha richiesto al Ministero di chiarire la definizione di “luogo di produzione dei rifiuti” a norma dell’art. 185bis D.lgs. 152/2006 e, in particolare, con precipuo riguardo ad ipotesi di deposito temporaneo dei prodotti vegetali derivanti dall’attività di manutenzione di verde pubblico, a) se esso debba intendersi corrispondente all’intero territorio comunale ovvero esclusivamente alla via o parco da cui derivino tali rifiuti; b) se sia possibile per il Comune identificare un’area lontana dalle abitazioni da adibire a deposito dei rifiuti a norma dell’art. 185bis D.lgs. 152/2006 per poi rivolgersi, all’occorrenza, alla ditta affidataria del servizio di raccolta per lo smaltimento degli stessi.

Con propria nota numero Procotollo Mase in uscita 18331 del 01 Febbraio 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare, dapprima richiamando il disposto letterale di cui all’art. 185bis TUA, ha chiarito come, in ossequio all’orientamento della giurisprudenza di legittimità maturato sul punto, la nozione di luogo di produzione dei rifiuti ai fini del deposito temporaneo degli stessi ricomprende non solo il luogo di loro materiale produzione ma anche quello, posto nella disponibilità del produttore, che sia funzionalmente collegato al primo e sia dotato dei necessari presidi di sicurezza.

Ne deriva, con riguardo al primo quesito posto dell’Ente comunale, come il luogo di produzione dei rifiuti vegetali derivanti dall’attività di manutenzione del verde pubblico non possa dirsi coincidente con tutto il territorio ma unicamente con la singola area in cui i rifiuti sono prodotti ovvero in area a questa funzionalmente collegata, dotata delle caratterisiche anzidette: «Fermo quanto sopra, risulta nella possibilità dell’Ente locale l’identificazione di un’area nella quale depositare lo scarto prodotto dalla manutenzione del verde pubblico, purché tale area risponda ai requisiti sopra descritti, ed in particolare, che la stessa sia nella sua disponibilità, che sia funzionalmente collegata al sito di produzione e che tale deposito avvenga, nel rispetto della normativa urbanistica vigente, in uno spazio dotato dei necessari presidi di sicurezza e in ossequio alle condizioni e ai limiti (anche temporali) prescritti dal citato articolo 185 bis».

Successivamente al deposito in zona corrispondente ai requisiti anzidetti, l’Ente potrà avvelersi del gestore del servizio di raccolta per ulteriori fasi di prelievo dal deposito temporaneo, trasporto e avvio al recupero oppure incaricare direttamente un soggetto terzo ai fini del recupero o smaltimento del materiale vegetale di scarto, perché questo sia individuato nel rispetto della vigente normativa in materia ambientale e di appalti pubblici.

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 18331 del 01 Febbraio 2024 avente ad oggetto “Interpello ambientale ai sensi dell’articolo 3-septies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 – Chiarimenti in materia di deposito temporaneo di sfalci e potature”.

 

News Ambiente – Definizione di “lotto di discarica” e applicabilità dei criteri costruttivi di cui al D.lgs. 121/2020 in ipotesi di sopraelevazione di lotti esistenti di discariche autorizzate: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica risponde ad un interpello della Provincia di Barletta-Andria-Trani

Con propria nota, assunta al Procollo MASE in entrata n. 119903 del 06 Ottobre 2023, il Presidente della Provincia di Barletta-Andria-Trani ha richiesto al Ministero competente di fornire chiarimenti in ordine:

  1. a) alla definizione di “lotto di discarica”, stante l’assenza, tanto nel D.lgs. 36/2003 quanto nel D.lgs. 121/2020 di una puntuale indicazione in tal termini. Si domanda, in particolare, «quale sia la più corretta definizione di “lotto di discarica”, nell’accezione utilizzata per le finalità dell’art.2, co. 2, del d.lgs. 121/2020 ovvero se per nuovo lotto debba intendersi nuovo settore di discarica fisicamente e idraulicamente separato dal preesistente».

Rappresenta l’interpellante come tale silenzio normativo abbia portato al maturare di due diverse linee interpretative in seno ad una Conferenza di Servizi indetta a seguito della richiesta progettuale di modifica sostanziale di una discarica esistente e già autorizzata con proposta di ampliamento volumetrico in sopraelevazione: vi era, infatti, chi riteneva l’ipotesi in esame non assimilabile alla fattispecie di nuovo lotto, tale dovendosi intendere unicamente la «realizzazione su di una nuova area di una vasca di smaltimento ex nova, dal fondo alla copertura superficiale finale» e, chi, invece, sosteneva che «l’intervento proposto abbia tutti i presupposti per ritenersi un “nuovo lotto”, vista l’entità dei volumi totali di rifiuti da gestire», da triplicarsi rispetto a quelli autorizzati.

Le due differenti posizioni porterebbero a conclusioni differenti rispetto all’applicabilità dei nuovi criteri costruttivi di cui al D.lgs. 121/2020, esclusa nel primo caso, pienamente operante nel secondo.

  1. b) alla possibilità di ritenere come vincolanti i nuovi criteri costruttivi di cui al D.lgs. 121/2020, specie con riguardo al sistema barriera fondo di discarica, in relazione a sopraelevazioni di lotti esistenti di discariche preesistenti, già autorizzate e realizzate in conformità ai previgenti criteri ovvero se gli stessi debbano ritenersi applicabili unicamente con riferimento ai nuovi settori di discarica fisicamente e idraulicamente separati dal preesistente;
  2. c) alla possibilità di ricondurre gli interventi di sopraelevazione dei lotti alla categoria dei “nuovi lotti di discariche esistenti” ovvero «quali caratteristiche, tecnico-costruttive e/o quali-quantitative, debbano essere prese in considerazione per la verifica della fattispecie».

Con propria nota, avente numero di Protocollo MASE in uscita 1302 del 03 Gennaio 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare ha, in prima battuta, sostenuto come il concetto di lotto di discarica debba essere rapportato ad «una parte di discarica identificata nel progetto o nell’autorizzazione che risponde ai requisiti tecnici indicati dalla norma che permettono di monitorarne la tenuta fisica e idraulica. Tale interpretazione coincide con il significato di lotto inteso nell’accezione comune e nella pratica e cioè di un settore dell’impianto fisicamente ed idraulicamente separato dagli altri».

Rispetto alle sopraelevazioni di lotti esistenti, pertanto, non vi è un obbligo di conformarsi ai criteri costruttivi di cui al Decreto Legislativo del 2020 sebbene permanga – a parere del Ministero, che sul punto richiama un proprio precedente parere espresso con riguardo a medesimo quesito posto in relazione alla copertura finale della discarica – una facoltà discrezionale del relativo gestore di procedere come da progetto autorizzato ovvero di presentare una proposta di modifica con adeguamento ai nuovi criteri purché la scelta progettuale sia «in linea con le disposizioni di nuova introduzione e» garantisca «la tutela dell’ambiente e della salute, senza alcun pregiudizio per la gestione post operativa della discarica».

Con precipuo riguardo al sistema barriera di fondo di discarica – e, quindi, con puntuale riferimento agli ultimi due quesiti posti – il Ministero ha fermamente sostenuto che «qualora tecnicamente attuabile, dovrebbe essere comunque sempre effettuata un’opportuna valutazione della tenuta della barriera di fondo già progettata e operativa sulla base delle disposizioni vigenti al momento della sua posa in opera».

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 1302 del 03 Gennaio 2024 avente ad oggetto “Interpello ai sensi dell’art. 3-septies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 – chiarimenti in materia di criteri costruttivi delle discariche e definizione di lotto”

News Ambiente – Nuova proroga del termine concesso ai produttori di rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale per l’aggiornamento delle comunicazioni o autorizzazioni in essere a norma del D.lgs. 152/2022

L’originario testo dell’art. 8 del D.lgs. 152/2022 prevedeva un termine pari a centottantagiorni dall’entrata in vigore del relativo regolarmento affinchè i produttori dei rifiuti ivi considerati provvedessero ad inoltrare all’autorità competente «un aggiornamento della comunicazione effettuata ai sensi dell’articolo 216 del decreto legislativo n. 152 del 2006, indicando la quantità massima recuperabile, o un’istanza di aggiornamento dell’autorizzazione concessa ai sensi del Capo IV del Titolo I della Parte IV ovvero del Titolo III-bis della Parte II del decreto legislativo n. 152 del 2006».

Successivamente, l’art. 11 comma 8undecies D.L. 29.12.2022 n. 198, convertito con modificazioni dalla L. 24.02.2023 n. 14, aveva disposto una proroga dell’anzidetto termine, pari a sei mesi decorrenti dalla scadenza dell’ulteriore termine, anch’esso prorogato di sei mesi, concesso al Ministero ai fini della conclusione della fase di monitoraggio e, se del caso, di revisione dei criteri dettati. Come chiarito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare con proprio interpello n. 191718 del 23 Novembre 2023, pertanto, i produttori avrebbero dovuto inoltrare l’istanza di aggiornamento delle comunicazioni o autorizzazioni in essere entro il 04 Maggio 2024.

Da ultimo, è intervenuto il D.L. 30.12.2023 n. 215 (c.d Milleproroghe 2024) il quale, nel suo articolo 12 comma 3°, ha disposto una modifica dell’art. 11 comma 8undecies D.L. 198/2022 che, attualmente, prevede una proroga del termine di cui all’art. 8 D.lgs. 152/2022 pari non più a sei mesi ma a dodici mesi a «decorrere dalla conclusione della fase di monitoraggio di cui all’articolo 7, comma 1, del medesimo regolamento, secondo la scadenza stabilita ai sensi del presente comma»

Decreto Legge 30 Dicembre 2023 n. 215 – pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 303 del 30.12.2023 – recante «Disposizioni urgenti in materia di termini normativi (MILLEPROROGHE 2024)»

News Ambiente – In attuazione dell’art. 21 comma 1° lett. d) D.M. 59/2023, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha adottato il Decreto Direttoriale n. 251/2023

Occorre, in premessa, rammentare come, a norma dell’art. 21 comma 1° lett. d) D.M. 59/2023, «La Direzione generale competente del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, sentito l’Albo nazionale gestori ambientali, definisce entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, con uno o più decreti direttoriali: [..] d) le modalità di compilazone dei modelli di cui agli articoli 4 e 5» e, quindi, più precisamente, dei registri cronologici di carico e scarico (art. 4) e dei formulari identificativi del rifiuto (art. 5).

In attuazione di tale disposto, il Ministero competente ha adottato il Decreto Direttoriale n. 251 del 19 Dicembre 2023 – composto di due allegati, costituenti parte integrante del primo, rispettivamente inerenti alle modalità di compilazione del registro di carico e scarico e del FIR.

Decreto Direttoriale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare n. 251 del 19 Dicembre 2023.

News Ambiente – Colui che affida a terzi un mezzo adibito al trasporto dei rifiuti, per andare esente da responsabilità, deve dimostrare la sua buona fede

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito un principio di diritto già statuito con riguardo alla figura del noleggiatore rammentando come, per andare esente da responsabilità per il reato di trasporto illecito di rifiuti, il legale rappresentante di una società, proprietaria di un automezzo adibito al trasporto e concesso in uso ad un terzo, sia tenuto a dimostrare la sua buona fede, giuridicamente sostenibile «solo ove abbia preventivamente verificato l’esistenza del titolo abilitativo per l’esercizio di tale attività specificamente riferito al veicolo in questione».

Parimenti, d’altronde, deve dirsi con riguardo all’esercizio del diritto di ottenere la restituzione del mezzo sottoposto a sequestro dovendo colui che si qualifichi come proprietario o titolare di altro diritto reale sul bene «provare i fatti costitutivi della sua pretesa e, in particolare, oltre alla titolarità del diritto vantato, anche l’estraneità al reato e la buona fede, intesa come assenza di condizioni in grado di configurare a suo carico un qualsivoglia addebito di negligenza da cui sia derivata la possibilità dell’uso illecito del bene»

Cass. Pen., Sez. III, 18 Dicembre 2023 – Ud. del 10 Novembre 2023 – n. 50304 Pres. A. Aceto Rel. A. Scarcella.

News Ambiente – Sono state pubblicate le Linee Guida SNPA n. 46bis/2023 in materia di gestione di materiali di riporto nei siti oggetto del procedimento di bonifica

In precedenza, si era dato atto dell’avvenuta deliberazione e pubblicazione da parte del Consiglio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente delle Linee Guida n. 46/2023 aventi ad oggetto la gestione dei materiali di riporto nei siti oggetto di bonifica.

Sorta l’esigenza di dirimere innegabili criticità interpretative derivanti dalla novella normativa introdotta ad opera del D.l. 77/2021 e dei contenuti della nota prot. Mite (ora Mise) n. 127059 del 17/11/2021 (emessa in risposta a talune richieste di chiarimenti), il Consiglio del S.N.P.A. aveva, in data 07.06.2023, definito, con propria delibera, la procedura per l’identificazione dei materiali di riporto e le conseguenti modalità di gestione degli stessi all’interno dei siti oggetto di bonifica, «al fine di fornire dei criteri di valutazione generali utili alla formazione del giudizio finale da parte dei soggetti interessati, favorendo quindi un approccio uniforme replicabile in situazioni affini sul territorio nazionale».

Nel richiamato provvedimento, però, non erano state dettagliate le modalità applicative dell’analisi di rischio ai materiali di riporto che, invece, si è ritenuto opportuno fare oggetto di un’Appendice separata «in quanto meritevoli di un approfondimento specifico» oltre che in quanto, in ossequio alle indicazioni di cui alla detta nota Mite n. 127059 del 17/11/2021 aventi «valore residuale rispetto agli altri criteri proposti per la definizione e gestione dei materiali di riporto nelle LG SNPA 46/2023»

Per tale motivo, con Delibera Consiliare n. 226/2023 del 30.11.2023, il Consiglio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente ha adottato le Linee Guida n. 46bis/2023 al dichiarato scopo di definire una procedura «da applicare nell’immediato per l’analisi di rischio sito-specifica relativa ai materiali di riporto, nell’ambito dei procedimenti di bonifica di cui alla Parte Quarta, Titolo V del D.Lgs. 152/06, al fine di fornire criteri generali e favorire quindi un approccio uniforme sul territorio nazionale».

Chiarisce il Consiglio come, nelle more dell’adozione di una metodologia specifica inerente all’analisi di rischio sito-specifica ai materiali di riporto, lo stesso abbia ritenuto opportuno proporre, in via provvisoria, l’utilizzazione di parte dei parametri e della modellistica di cui al «Manuale APAT “Criteri metodologici per l’applicazione dell’analisi assoluta di rischio ai siti contaminati” del 2008, indicandone allo stesso tempo le limitazioni nonché, in casi specifici, i valori da adottare applicando il principio di cautela, al fine di fornire comunque uno strumento con una valenza operativa e che sia di supporto alle decisioni».

Delibera del 30.11.2023, pubblicata il successivo 13.12.2023, del Consiglio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente avente ad oggetto: “Indicazioni per l’applicazione dell’analisi di rischio ai materiali di riporto all’interno dei siti oggetto di procedimento di bonifica. Appendice alle LG SNPA n. 46/2023»

News Ambiente – Chiarimenti sulla proroga del termine per l’aggiornamento delle comunicazioni e autorizzazioni ai sensi del D.M 152/2022: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica risponde ad un interpello dell’Associazione Amici della Terra Onlus

In premessa, occorre ricordare come il D.M. 152/2022 “recante il Regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale, ai sensi dell’articolo 184-ter, comma 2, del D.Lgs. n. 152/2006” sia stato, da ultimo, interpolato ad opera dell’art. 11 comma 8-undecies D.lgs. 198/2022, a sua modificato con Legge di conversione n. 14/2023.

In particolare, per quanto di interesse, suddetto intervento normativo ha inciso sulle disposizioni di cui agli artt. 7 e 8 del Decreto Ministeriale le quali, originariamente, prevedevano un termine di 180 giorni dall’entrata in vigore del citato decreto tanto per un’eventuale revisione dei criteri da parte del Ministero della transizione Ecologica quanto per l’obbligo, posto in capo ai produttori, di provvedere ad inoltrare all’Autorità competente una richiesta di aggiornamento delle proprie comunicazioni e/o autorizzazioni già vigenti.

La modifica normativa richiamata, invece, ha così testualmente disposto: «Il termine di cui all’articolo 7, comma 1, del regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale, di cui al decreto del Ministro della transizione ecologica 27 settembre 2022, n. 152, è prorogato di sei mesi. Conseguentemente, il termine di cui all’articolo 8, comma 1, del medesimo regolamento di cui al decreto del Ministro della transizione ecologica 27 settembre 2022, n. 152, è prorogato di ulteriori sei mesi a decorrere dalla conclusione della fase di monitoraggio di cui all’articolo 7, comma 1, del medesimo regolamento, secondo la scadenza stabilita ai sensi del presente comma.

Da qui, il dubbio interpretativo avanzato dall’interpellante a parere del quale l’attuale termine per i produttori per adeguarsi alla nuova disciplina deve intendersi fissato alla data del 04 Maggio 2024, ovvero nei sei mesi successivi al termine, anch’esso prorogato, concessi al Ministero per concludere il monitoraggio e, se del caso, procedere all’eventuale revisione dei criteri fissati nel regolamento.

Avvallerebbe tale esegesi non solo il tenore letterale della disposizione ma anche un argomento di tipo sistematico che vede «ragionevole e corretto che l’adempimento posto a carico delle imprese dall’art. 8, possa avvenire solo a fronte del completamento della revisione auspicata con il conseguente consolidamento del quadro prescrittivo a carico delle imprese, a valersi anche come chiaro e definitivo punto di riferimento per le autorità di preposte al controllo».

In forza di tali argomentazioni, l’Associazione Amici della Terra Onlus ha domandato al Ministero di confermare che, alla data odierna, il termine di cui all’art. 8 D.M. 152/2022 debba considerarsi fissato alla data del 04.05.2024 e di chiarire se, entro tale termine, i produttori siano tenuti ad adeguarsi ai nuovi criteri ovvero unicamente ad inviare la prescritta istanza di aggiornamento (cosicché l’adeguamento dovrebbe aversi entro i 90 giorni successivi alla comunicazione ex art. 216 D.lgs. 152/2006 ovvero all’esito della procedura di aggiornamento dell’autorizzazione).

Con propria nota, assunta al Protocollo Mase in uscita n. 191718 del 23 Novembre 2023, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare ha chiarito che, in forza della modifica normativa intervenuta in forza del cd. Decreto Milleproroghe, attualmente, il termine fissato per il completamento del monitoraggio e per la valutazione da parte del Ministero circa l’opportunità di una revisione dei criteri per la cessazione della qualifica dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione nonché altri inerti di origine minerale – originariamente fissato alla data del 03.05.2023, è da intendersi prorogato al 03.11.2023; mentre, il termine entro il quale i produttori dovranno procedere all’aggiornamento delle comunicazioni o autorizzazione già in essere – anch’esso originariamente fissato alla data del 03.05.2023 – è, ad oggi, prorogato di sei mesi rispetto al termine di cui all’art. 7 e, pertanto, sino al 04.05.2024.

Il Ministero ha, in ultimo, chiarito come lo stesso sia impegnato nella predisposizione di un nuovo testo regolamentare che andrà a sostituire integralmente il DM 152/2022 e che detterà nuove tempistiche di adeguamento delle autorizzazioni da parte dei produttori; nel dettaglio, si prevederà un termine di 24 mesi dalla data di entrata in vigore di questo nuovo regolamento per valutare l’opportunità di una revisione dei criteri dettati e un termine di 6 mesi dalla data di entrata in vigore per l’obbligo di adeguamento dei produttori.

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 191718 del 23 Novembre 2023 avente ad oggetto “Interpello ai sensi dell’art. 3-septies del D.Lgs. n. 152/2006: Decreto MITE n. 152/2022 “Regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale, ai sensi dell’art. 184-ter, comma 2, del D.Lgs. n. 152/2006” – Nuova decorrenza termini adeguamento gestioni esistenti.”

News Sicurezza – Solo i lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria devono essere visitati prima della ripresa del lavoro, in caso di malattia superiore a sessanta giorni

Nell’esercizio delle proprie facoltà, l’Università degli Studi di Milano – Direzione Risorse Umane aveva avanzato interpello innanzi alla competente Commissione, richiedendo alla stessa di fornire un’interpretazione univoca della disposizione di cui all’art. 41 comma 2° lett. e-ter) D.lgs. 81/2008 ovvero di chiarire se anche il lavoratore non esposto o non dichiarato non esposto ad alcun rischio lavorativo debba essere sottoposto a sorveglianza sanitaria prima del suo re-ingresso in azienda, allorquando sia stato assente per più di sessanta giorni per motivi di salute.

Nella seduta del 25 Gennaio 2024, la Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, previamente citando gli artt. 2 comma 1° lett. m), 18 e 41 D.lgs. 81/2008 nonché la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 7566 del 27.03.2020, da ultimo richiamata nella sentenza della medesima sezione n. 29756 del 12.10.2022 – ove si è statuito che «”ripresa del lavoro”, rispetto alla quale la visita medica deve essere “precedente”, è costituita dalla concreta assegnazione del lavoratore, quando egli faccia ritorno in azienda dopo un’assenza per motivi di salute prolungatasi per oltre sessanta giorni, alle medesime mansioni già svolte in precedenza, essendo queste soltanto le mansioni, per le quali sia necessario compiere una verifica di “idoneità” e cioè accertare se il lavoratore possa sostenerle senza pregiudizio o rischio per la sua integrità psico-fisica» – ha affermato che solo i lavoratori già soggetti a sorveglianza sanitaria debbano essere sottoposti a visita all’atto di re-inserimento in azienda dopo una loro assenza per malattia.

Interpello n. 1 del 06 Febbraio 2024 avente ad oggetto «Interpello ai sensi dell’articolo 12 del d.lgs. n. 81/2008 e successive modificazioni, in merito alla “Sorveglianza sanitaria a seguito di assenza superiore a 60 gg. per motivi di salute (art .41 comma 2 lettera e -ter D.Lgs. n. 81/08)”. Seduta della Commissione del 25 gennaio 2024.».