News Sicurezza – La formazione del dipendente può avvenire anche in orario diverso da quello “ordinario” di lavoro purché vengano rispettate le prescritte maggiorazioni di legge a favore del lavoratore

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato infondato il ricorso presentato – a detta del quale «l’attività del corso di sicurezza deve rientrare nel monte orario ordinario e non in quello straordinario».

Di avviso contrario la Sezione Lavoro investita della questione che, richiamando la normativa di settore vigente nonché un proprio precedente del 2023 (si veda Cass., Sez, Lav., 20259/2023), ha ribadito come:

  1. a) «l’art. 37, comma 12, del d.lgs. n. 81/2008, nella parte in cui prescrive che la formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro deve avvenire “durante l’orario di lavoro”, va interpretato nel senso che tale locuzione sia comprensiva anche dell’orario relativo a prestazioni esigibili al di fuori dell’orario di lavoro ordinario, di legge o previsto dal contratto collettivo, per i lavoratori a tempo pieno, e di quello concordato, per i lavoratori a tempo parziale»;
  2. b) questo perché nella ricostruzione della portata applicativa della norma richiamata non può prescindersi dalla definizione di “orario di lavoro” prevista dall’art. 1 comma 2° L. 66/2003, vigente all’epoca dell’entrata in vigore del testo unico sicurezza. Ivi, in particolare, si statuisce che tale debba essere considerato «qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni», conferendo, per l’effetto, alla locuzione in parola un significato «comprensivo di ogni periodo in cui venga prestata attività di lavoro e quindi anche di attività prestata in orario eccedente quello ordinario o “normale”»;
  3. c) tale tesi risulta indirettamente confermata tanto dal tenore dell’art. 37 D.lgs. 81/2008 – che, laddove prevede che la formazione non possa comportare oneri a carico del lavoratore, ammette, implicitamente, la possibilità per il datore di lavoro «di richiedere che la formazione avvenga in orario corrispondente a prestazioni di lavoro esigibili oltre l’orario normale, fermo restando, sotto il profilo della relativa remunerazione, l’applicazione delle prescritte maggiorazioni» – quanto «dalla natura e dalla rilevanza, anche costituzionale, degli interessi coinvolti in coerenza con la ratio di tutela del bene “sicurezza” e del bene “salute” sui luoghi di lavoro».

L’interesse preteso dal lavoratore in ricorso (di poter adempiere all’obbligo formativo solo nel corso del canonico orario di lavoro) è, infatti, necessariamente recessivo rispetto all’esigenza ordinamentale di tutela della salute e sicurezza non solo del singolo lavoratore ma di tutta la comunità di essi nonché dei terzi che entrino in contatto con l’ambiente di lavoro; inoltre, avallare un’interpretazione quale quella proposta dal ricorrente importerebbe un innegabile aggravio, in termini di difficoltà di applicazione, dell’onere di legge imposto in capo al datore di lavoro: «se, infatti, questo dovesse necessariamente modularsi sull’articolazione del “normale” orario di lavoro del dipendente potrebbe darsi una oggettiva difficoltà, se non impossibilità di rispettare tale obbligo, considerato che esso di regola postula la necessaria collaborazione di enti formatori e di tutto il personale operante su vari turni».

Cass. Civ., Sez. Lav., Ord. del 10.05.2024 – Ud. del 06.03.2024 – n. 12790

News Ambiente – E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il nuovo Regolamento UE 2024/1244 relativo alla comunicazione dei dati ambientali delle installazioni industriali e alla creazione di un portale sulle emissioni industriali

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, Serie L, del 02 Maggio 2024, il Regolamento adottato dal Parlamento e dal Consiglio Europeo lo scorso 24 Aprile 2024 nel quale, allo scopo di « migliorare l’accesso del pubblico alle informazioni attraverso l’istituzione del portale, agevolando in tal modo la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale e identificando le fonti di inquinamento industriale, nonché permettere il monitoraggio dell’inquinamento industriale al fine di contribuire alla sua prevenzione e riduzione» sono stabile le «norme per la raccolta e la comunicazione dei dati ambientali relativi alle installazioni industriali» ed è istituito «un portale sulle emissioni industriali («portale») a livello dell’Unione sotto forma di una banca dati online che dà accesso pubblico a tali dati».

Il testo normativo in parola abroga il Regolamento (CE) n. 166/2006 ed entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, pur essendo applicabile a decorrere dal 01 Gennaio 2028.

Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea – Regolamento UE 2024/1244 del 24 Aprile 2024 «relativo alla comunicazione dei dati ambientali delle installazioni industriali e alla creazione di un portale sulle emissioni industriali, e che abroga il regolamento (CE) n. 166/2006», pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, Serie L, del 02 Maggio 2024.

News Ambiente – E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il nuovo Regolamento UE 2024/1157 relativo alla spedizione dei rifiuti

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 30 Aprile 2024, il Regolamento adottato dal Parlamento e dal Consiglio Europeo in data 11 Aprile 2024 avente ad oggetto, come esplicitamente dichiarato nel suo articolo primo, la definizione delle «misure volte a proteggere l’ambiente e la salute umana e a contribuire alla neutralità climatica e al conseguimento di un’economia circolare e dell’obiettivo dell’inquinamento zero prevenendo o riducendo gli impatti negativi che possono derivare dalle spedizioni dei rifiuti e dal trattamento dei rifiuti nel luogo di destinazione» nonché «le procedure e i regimi di controllo per le spedizioni di rifiuti in funzione dell’origine, della destinazione e dell’itinerario di spedizione, del tipo di rifiuti e del tipo di trattamento da applicare ai rifiuti nel luogo di destinazione».

Suddetto provvedimento ha previsto delle modifiche ai Regolamenti UE n. 1257/2013 e UE 2020/1056 nonché ha abrogato il Regolamento CE/1013/2006.

Si chiarisce, in ultimo, come il Regolamento entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – e, pertanto, il prossimo 20 Maggio 2024 – sebbene lo stesso testo normativo preveda una sua applicabilità a far data dal 21 Maggio 2026, salvo diverse e specifiche decorrenze elencate, per talune previsioni, nell’art. 86.

Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea – Regolamento UE 2024/1157 del 11 Aprile 2024 «relativo alle spedizioni di rifiuti, che modifica i regolamenti (UE) n. 1257/2013 e (UE) 2020/1056 e abroga il Regolamento (CE) n. 1013/2006», pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, Serie L, del 30 Aprile 2024.

News Ambiente e 231/2001 – E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, la nuova Direttiva UE 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente

In sostituzione delle Direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE, in data 11 Aprile 2024, il Parlamento e il Consiglio Europeo hanno adottato la Direttiva UE 2024/1203 la quale «stabilisce norme minime per la definizione dei reati e delle sanzioni al fine di tutelare più efficacemente l’ambiente, nonché per le misure finalizzate alla prevenzione e al contrasto della criminalità ambientale e all’applicazione efficace del diritto ambientale dell’Unione».

In particolare, tra gli altri, merita farsi richiamo alle disposizioni di cui agli articoli dal 3 al 5 ove vengono definite le condotte illecite che qualora compiute intenzionalmente ovvero, in alcuni casi, per grave negligenza obbligano gli Stati membri a perseguire le persone fisiche responsabili nonché tracciati i criteri a cui questi dovranno adeguarsi nella previsione di effettivi, proporzionati e dissuasivi precetti sanzionatori.

Parimenti, gli articolo 6 e 7 individuano il perimetro di responsabilità delle persone giuridiche per i comportamenti posti in essere delle persone fisiche qualificate al suo interno operanti, anche in tal caso imponendo agli Stati di adottare tutte le misure necessarie a far sì che i responsabili siano passibili «di sanzioni o misure penali o non penali efficaci, proporzionate e dissuasive».

Si chiarisce, in ultimo, come la Direttiva entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, pertanto, il prossimo 20 Maggio 2024.

Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea – Direttiva UE 2024/1203 del 11 Aprile 2024 «sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE», pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, Serie L, del 30 Aprile 2024.

News Ambiente –E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale che definisce gli obiettivi specifici e le modalità di funzionamento dell’organismo di vigilanza di cui all’art. 206bis D.lgs. 152/2006

Occorre, in premessa, ricordare come, l’art. 22 comma 3° D.L. 144/2022, convertito con modificazioni dalla L. 175/2022, abbia introdotto, all’art. 206bis D.lgs. 152/2006, il comma 4bis in virtù del quale, «al fine di rafforzare le attività di vigilanza e di controllo del funzionamento e dell’efficacia dei sistemi consortili e autonomi di gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio», è stato istituito presso il Ministero competente «l’Organismo di vigilanza dei consorzi e dei sistemi autonomi per la gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi».

La medesima norma prevedeva che, entro trenta giorni dall’entrata in vigore della citata disposizione, «con decreto del Ministero della transizione ecologica, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, sono stabiliti le modalità di funzionamento dell’Organismo di vigilanza e i suoi obiettivi specifici».

In attuazione di tale previsione, il 15 Dicembre 2023, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha adottato il decreto ora pubblicato in Gazzzetta Ufficiale al n. 97 del 26 Aprile 2024.

Si chiarisce, in particolare, come l’obiettivo generale dell’Organismo sia «il rafforzamento del sistema di vigilanza sui consorzi e sui sistemi autonomi per la gestione dei rifiuti, con riferimento all’efficacia, all’efficienza e all’economicità della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente»; mentre, gli obiettivi specifici consistano nel: «a) garantire il corretto impiego del contributo ambientale, anche al fine di assicurare la gestione dei rifiuti sull’intero territorio nazionale e prevenire situazioni di mercato discriminatorie e distorsioni della concorrenza, mediante la formulazione di proposte tecniche e normative ai Ministeri competenti; b) migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’azione dei consorzi e dei sistemi autonomi per la gestione dei rifiuti mediante lo svolgimento di periodici esami delle filiere produttive, finalizzati anche alla formulazione di proposte tecniche e normative ai Ministeri competenti; c) supportare i Ministeri competenti nello svolgimento delle attività di vigilanza [..]».

Nel successivo articolo 3, poi, vengono dettagliate le modalità di funzionamento dell’Organismo il quale deve riunirsi con cadenza almeno quadrimestrale.

Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 15 Dicembre 2023 recante «Obiettivi specifici e modalità di funzionamento dell’organismo di vigilanza dei consorzi e dei sistemi autonomi per la gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi», pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 97 del 26 Aprile 2024. 

News Ambiente: Anche il responsabile tecnico è investito di un’autonoma posizione di garanzia e, pertanto, risponde degli illeciti ambientali in materia di gestione dei rifiuti

La pronuncia in oggetto prende le mosse dal ricorso per cassazione avanzato dall’indagato – con qualifica di responsabile tecnico – avverso un’ordinanza del Tribunale di riesame la quale aveva rigettato l’appello da questi proposto contro il diniego di revoca della misura cautelare interdittiva dall’esercizio di attività di impresa nel settore ambientale per 12 mesi, a Suo carico disposta.

Tra le altre, il ricorrente lamentava l’assenza di un dovere di impedire la cattiva gestione dei rifiuti in capo al responsabile tecnico, essendo, contrariamente, ciò di pertinenza del direttore tecnico. L’art. 2 della Delibera n. 1/2019, infatti, limita i compiti del primo al mero esame visivo dei rifiuti mentre spetta al secondo la gestione operativa dell’azienda.

Di avviso contrario la Terza Sezione della Suprema Corte di Cassazione che, nella pronuncia in commento, ha, in prima battuta, chiarito come la Determinazione n. 1/2019 ha natura negoziale e che, pertanto, la stessa può al massimo fungere da integrazione alla disciplina normativa di cui al D.M. 120/2014; testo, questo, che all’art. 12 definisce i compiti, le responsabilità e i requisiti professionali del responsabile tecnico.

In particolare, per quanto qui di interesse, il comma primo della richiamata disposizione prevede che sia compito del responsabile tecnico «porre in essere azioni dirette ad assicurare la corretta organizzazione nella gestione dei rifiuti da parte dell’impresa nel rispetto della normativa vigente e di vigilare sulla corretta applicazione della stessa», dovendo ciò fare «in maniera effettiva e continuativa».

Ne deriva che, pur in assenza di un precetto sanzionatorio, la legge ha evidentemente investito il responsabile tecnico di una posizione di garanzia rispetto alla normativa in materia di gestione dei rifiuti; per tal motivo, egli risponderà, al pari del legale rappresentante dell’impresa, dei reati connessi alla cattiva gestione dei rifiuti.

Cass. Pen., Sez. III, 18 Aprile 2024 – Ud. del 10.04.2024 – n. 16191 Pres. L. Ramacci Rel. A. Galanti

News Ambiente – Con circolare n. 1/2024, il Comitato Nazionale dell’Albo dei Gestori Ambientali si è pronunciato sulle modalità e tempistiche di cancellazione delle imprese prive di un responsabile tecnico idoneo

Al fine di uniformare i comportamenti di tutte le Sezioni regionali e provinciali del territorio nazionale, il Comitato dell’Albo Gestori Ambientali ha adottato, con propria Circolare del 15 Aprile 2024, il modello di avviso di avvio del procedimento disciplinare finalizzato alla cancellazione delle imprese che entro il predetto termine non si siano munite di un responsabile tecnico idoneo – contestualmente prevedendo che tale deliberazione debba avvenire da parte delle Sezioni competenti entro il 30 Aprile 2024 e che, decorso il termine di trenta giorni dalla data di notificazione del citato avviso, senza che l’impresa abbia provveduto alla nomina di un nuovo responsabile, le prime provvedano a disporne la cancellazione, con provvedimento da notificarsi a mezzo posta elettronica certificata.

Comitato Nazionale Albo dei Gestori Ambientali – Circolare n. 1 del 15 Aprile 2024 avente ad oggetto «Modalità e tempistiche di notifica dei provvedimenti di cancellazione per mancata nomina di un Responsabile tecnico idoneo»

News Ambiente – E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale che riconosce un credito d’imposta in favore di coloro che acquistano o utilizzano materiali o prodotti alternativi alla plastica monouso

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 87 del 13 Aprile 2024, il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 04 Marzo 2024 con il quale si è deliberato di riconoscere un contributo – nella forma del credito di imposta – in favore delle «imprese che acquistano e utilizzano «prodotti della tipologia di quelli elencati nell’allegato, parte A e parte B, del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 196, che sono riutilizzabili o realizzati in materiale biodegradabile e/o compostabile, certificato secondo la normativa UNI EN 13432:2002»».

Le società beneficiarie, alla data di presentazione della domanda, dovranno: a) risultare «attive, regolarmente costituite e iscritte al registro delle imprese»; b) essere «iscritte all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme esclusive e sostitutive della medesima oppure alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335»; c) non essere «destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’art. 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 e successive modificazioni e integrazioni, o» non trovarsi «in altre condizioni previste dalla legge come causa di incapacità a beneficiare di agevolazioni finanziarie pubbliche o comunque a ciò ostative»; d) non incorrere in «cause di divieto, decadenza o sospensione di cui all’art. 67 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159»; e) non trovarsi «in stato di liquidazione né» essere «soggette a procedure concorsuali con finalità liquidatoria».

Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 04 Marzo 2024 recante «Criteri e modalità di applicazione e di fruizione di un contributo riconosciuto alle imprese, al fine di promuovere l’acquisto e l’utilizzo di materiali e prodotti alternativi a quelli in plastica monouso», pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 Aprile 2024. 

News Ambiente – Con deliberazione n. 1/2024, il Comitato Nazionale dell’Albo dei Gestori Ambientali si è pronunciato circa i criteri e le modalità di svolgimento delle verifiche in modalità digitale per i responsabili tecnici

In attuazione dell’art. 13 D.M. 120/2014, essendo stata ravvisata la necessità di procedere allo svolgimento delle verifiche iniziali e di aggiornamento dei responsabili tecnici anche con modalità digitali, il Comitato Nazionale dell’Albo dei Gestori Ambientali ha deliberato, con proprio provvedimento del 09 Aprile 2024, che, tanto le verifiche programmate a seguito dell’entrata in vigore della succitata Deliberazione quanto quelle già calendarizzate e pubblicate sul sito dell’Albo, per cui le iscrizioni siano aperte da una data successiva all’entrata in vigore dell’atto in parola, possano essere svolte con modalità digitali «su apposito supporto informativo quali computer fisso, portatile o tablet».

Le modalità di svolgimento sono state puntualmente individuate nell’Allegato A.

Comitato Nazionale Albo dei Gestori Ambientali – Deliberazione n. 1 del 09 Aprile 2024 avente ad oggetto «Criteri e modalità di svolgimento delle verifiche in modalità digitale per i responsabili tecnici di cui all’art. 13 del DM del 3 giugno 2014, n. 120».

News Ambiente: Impianti di depurazione privi di AUA e possibilità di ricevere fanghi derivanti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica risponde ad un interpello della Giunta Regionale Abruzzese

Con proprio interpello identificato al Prot. in entrata Mase n. 3644 del 09 Gennaio 2024, il Presidente della Giunta della Regione Abruzzo, richiamando la disposizione di cui all’art. 110 comma 3° lett. c) D.lgs. 152/2006, ha richiesto al Ministero di chiarire: a) se gli impianti di depurazione autorizzati esclusivamente ai sensi dell’art. 124 o 269 TUA, possano, previa comunicazione all’Autorità competente e nei limiti di cui all’art. 110 comma 3° lett. c), «ricevere i fanghi derivanti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane nei quali l’ulteriore trattamento dei medesimi non risulti realizzabile tecnicamente e/o economicamente ai fini del completamento del complessivo processo di trattamento»; b) quale sia la documentazione di trasporto necessaria in suddette ipotesi.

Con parere Prot. in uscita n. 65777 del 08 Aprile 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale uso sostenibile del suolo e delle risorse idriche, dapprima richiamando la normativa di settore applicabile, ha, nell’ordine, chiarito quanto segue.

La disposizione di cui all’art. 110 comma 3° TUA presenta, innumerevoli vincoli legali di applicabilità – circoscrivendo tassativamente i rifiuti o materiali che possono essere accettati dai gestori del servizio idrico integrato, previa comunicazione all’Autorità competente ai sensi dell’art. 124 D.lgs. 152/2006, e precisandone sia la destinazione («è comunque autorizzato ad accettare in impianti con caratteristiche e capacità depurative adeguate»), sia la provenienza («purché provenienti dal proprio Ambito territoriale ottimale oppure da altro Ambito territoriale ottimale sprovvisto di impianti adeguati) che le modalità di esercizio dell’attività («che rispettino i valori limite di cui all’articolo 101, commi 1 e 2»).

A queste date condizioni, gli impianti di depurazione possono accettare i: «a) rifiuti costituiti da acque reflue che rispettino i valori limite stabiliti per lo scarico in fognatura; b) rifiuti costituiti dal materiale proveniente dalla manutenzione ordinaria di sistemi di trattamento di acque reflue domestiche previsti ai sensi dell’articolo 100, comma 3; c) materiali derivanti dalla manutenzione ordinaria della rete fognaria nonché quelli derivanti da altri impianti di trattamento delle acque reflue urbane, nei quali l’ulteriore trattamento dei medesimi non risulti realizzabile tecnicamente e/o economicamente».

Stante la definizione di fanghi dettata dall’art. 74 comma 1° lett. bb) D.lgs. 152/2006, in virtù della quale tali sono da intendersi «i fanghi residui, trattati o non trattati, provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane», è evidente come l’unica ipotesi in cui un impianto di depurazione possa ricevere fanghi derivanti da impianti di trattamento delle acque reflue sia quella suscettibile di essere ricompresa nel campo applicativo dell’art. 110 comma 3° lett. c) e, pertanto, allorquando i fanghi non possano qualificarsi come rifiuti; ed, infatti, «i fanghi, per un verso, in quanto «residui» della depurazione non possono, neanche astrattamente, assumere le caratteristiche dei rifiuti liquidi cui si riferisce la lett. a), e, per altro verso, in quanto «provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane», non sono suscettibili di essere identificati con i rifiuti di cui alla lett. b) provenienti dalla manutenzione dei sistemi individuali o degli altri sistemi pubblici o privati per insediamenti, installazioni o edifici isolati che producono acque reflue domestiche».

Date queste premesse, il Ministero si sofferma sui criteri affinchè i fanghi possano essere o meno qualificati come rifiuti, sottolineando in particolare che, a tal fine, risulta essenziale, anche a detta della giurisprudenza maggioritaria, accertare l’animus dereliquendi del detentore ovvero la sussistenza, in capo a questi, di un obbligo ex lege.

In relazione alla specifica disciplina dei fanghi, d’altronde, la valutazione circa la volontà del produttore di disfarsene deve necessariamente passare per l’analisi dei criteri specifici “di settore”, dovendosi, ad esempio escludere aprioristicamente la sussistenza dei requisiti per la qualificazione come rifiuto dei fanghi in un momento antecedente al completamento del trattamento di depurazione «che, in altri termini, costituisce una circostanza necessaria (ma non sufficiente) ai fini della qualificazione dei fanghi di depurazione come rifiuto».

Ne deriva che, al fine di poter essere conferiti in impianti di depurazione ex art. 110 comma 3° lett. c) TUA, i fanghi non devono aver subito un trattamento depurativo completo: «Il conferimento dei fanghi ai sensi della suddetta lett. c) è, infatti, esclusivamente funzionale a consentire l’esecuzione del trattamento depurativo o il suo proseguimento, ove non completato per ragioni tecniche o economiche presso l’impianto di provenienza. Là dove questo fosse invece stato completato, l’attività esercitata presso l’impianto ricevente dovrebbe qualificarsi come smaltimento».

Quanto detto (ovvero la necessità, ai fini in parola, che i fanghi non siano classificabili come rifiuti) potrebbe portare a ritenere che, in relazione agli stessi, non trovi applicazione neppure la normativa inerente agli obblighi di tenuta dei registri e degli altri documenti necessari al trasporto.

Occorre, però, analizzare bene la  normativa specifica inerente ai fanghi: in questa prospettiva, rispetto alla portata dell’art. 127 comma 1° TUA, la quale nella sostanza individua «un divieto di trattare i fanghi presso impianti di depurazione diversi dall’impianto in cui le acque reflue sono “originariamente” convogliate, con un correlativo divieto di movimentazione dei fanghi prima della loro sottoposizione a un integrale processo depurativo effettuato presso tale impianto», l’art. 110 comma 3° lett. c) si configura quale deroga – funzionale a garantire il completamento del trattamento depurativo in altro luogo ove ciò non sia tecnicamente o economicamente possibile nell’impianto di provenienza – avente presupposti e limiti specifici, non interpretabili estensivamente. «Ne consegue che l’assenza della loro qualificazione come rifiuti è esclusivamente funzionale alla non applicabilità delle disposizioni in materia di autorizzazione alla gestione dei rifiuti negli impianti di depurazione, non anche a quelle informate alle esigenze di tracciabilità».

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale uso sostenibile del suolo e delle risorse idriche – Parere n. 65777 del 08 Aprile 2024 avente ad oggetto «Trattamento di rifiuti presso impianti di depurazione delle acque reflue urbane: definizione dell’ambito di applicazione dell’articolo 110 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. – Rif. nota assunta al prot. MASE n. 3644 del 09.01.2024».