News Ambiente – Modalità di classificazione di rifiuti identificati con “codici a specchio”

Per la corretta classificazione di un rifiuto identificato con un “codice a specchio” la disposizione di cui al punto 5 Allegato D del D.lgs. 152/2006 Parte IV deve essere intesa come comportante un obbligo per il Produttore/detentore del rifiuto di eseguire specifiche analisi atte ad accertare l’eventuale presenza di sostanze pericolose ovvero il superamento delle soglie di concentrazione. Solo allorquando l’esito sia negativo, egli potrà classificare il rifiuto come non pericoloso e gestirlo come tale. Contrariamente, l’interpretazione proposta dal ricorrente, la quale porterebbe a giustificare l’identificazione di un rifiuto come non pericoloso sulla base di analisi inadeguate, è da ritenere non solo contraria a precisi obblighi di legge ma anche eccentrica rispetto all’intero sistema normativo che disciplina la gestione del ciclo di rifiuti ed al principio di precauzione sotteso.

Sentenza Cass., Sez. III, 9 Novembre 2016 (ud. 3 Maggio 2016) n. 46897

News Ambiente – Eliminazione della sospensione condizionale della pena pecuniaria senza richiesta

Allorquando la parte non abbia richiesto il beneficio della sospensione condizionale della pena, il riconoscimento dello stesso da parte del giudice in ipotesi di sentenza di condanna alla sola pena pecuniaria potrebbe risultare lesivo dell’interesse dell’imputato nella misura in cui gli potrebbe essere impedito il successivo godimento del medesimo beneficio per pena detentiva. Cosicché la Corte di Cassazione ha affermato che, in primo luogo, l’imputato può ricorrere per l’eliminazione della sospensione e che, in secondo luogo, la sospensione può essere eliminata, con annullamento senza rinvio, dalla Corte di legittimità.

Sentenza Cass., Sez. III, 17 Ottobre 2016 (ud. 25 Febbraio 2016) n. 48569

News Ambiente – Per la configurazione del delitto di inquinamento ambientale, di cui all’art. 452-bis c.p., i requisiti della compromissione o del deterioramento non richiedono necessariamente la irrimediabilità

La Corte di Cassazione ha affermato che entrambe le nozioni comportano un’alterazione della originaria matrice ambientale ma, mentre la compromissione riguarda uno “squilibrio funzionale” della stessa in quanto incidente sui normali processi naturali, il deterioramento importa uno “squilibrio strutturale” caratterizzato da un decadimento di stato o di qualità di questi processi. In definitiva, quindi, il requisito della irrimediabilità non rileva ai fini della configurazione della fattispecie penale in parola se non in termini di distinzione tra questa ed il delitto più grave di disastro ambientale.

Sentenza Cass., Sez. III, 3 Novembre 2016 (ud. 21 Settembre 2016) n. 46170

News Sicurezza – Non è possibile applicare la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto allorché vi siano plurime violazioni della normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro

Richiamando un orientamento già sancito dalle Sezioni Unite, (Cass., Sez. Un., 6 Aprile 2016 (ud. 25 Febbraio 2016) n. 13681) per il quale il giudizio sulla particolare tenuità del fatto deve coinvolgere tutte le caratteristiche della fattispecie concreta, il giudice di legittimità ha ritenuto che la violazione di plurime disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, creando una situazione di potenziale pericolo in più parti del cantiere e per più lavoratori, sia in grado di escludere l’esiguità del pericolo.

Sentenza Cass., Sez. VII, 3 Novembre 2016 (ud. 7 Ottobre 2010) n. 46107

News Sicurezza – In caso di contratto d’affitto d’azienda non è radicalmente esclusa l’applicabilità dell’art. 11 Dpr 459/1996

La Corte di Cassazione ha affermato che, l’ambito di applicazione di una norma non può circoscriversi al suo tenore letterale ma deve prendere in considerazione la ratio della norma stessa cosicché, nonostante il silenzio formale sul contratto in parola, quando i beni oggetto di un contratto d’affitto di azienda siano tutti o comunque in misura nettamente prevalente qualificabili come macchine o componenti di sicurezza già immessi sul mercato o già in servizio alla data di entrata in vigore del citato decreto, il soggetto è tenuto a attestare, sotto la propria responsabilità, che gli stessi siano conformi alla disciplina previgente. Contrariamente, si confliggerebbe con la ratio di tutela della norma e si incentiverebbe l’elusione o comunque la violazione delle disposizioni antinfortunistiche.

Sentenza Cass. Civ., Sez. III, 25 Ottobre 2016 (ud. 28 Settembre 2016) n. 21465

News Ambiente – Attività di recupero: è tale anche se i rifiuti vengono utilizzati per costruire un argine

La preventiva raccolta del materiale e la successiva movimentazione con l’escavatore, effettuate senza alcuna autorizzazione ed al fine di realizzare, un argine al confine della proprietà, configura una attività non autorizzata di raccolta e di recupero/smaltimento di rifiuti. Per “recupero” infatti deve intendersi “qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all’interno dell’impianto o nell’economia in generale”. Così la Cassazione Penale traccia i confini del concetto di recupero di rifiuti.

Cass. Pen. Sez. 3, 26 ottobre 2016, n.  44900 – udienza 13 luglio 2016

News Ambiente – Solo con l’effettivo trasporto senza formulario è contestabile l’art. 258

Il reato di cui all’art. 258 D.lgs 152/2006, si realizza soltanto con l’effettivo trasporto dei rifiuti, ed in ogni caso formulario alterato non concretizza il reato di cui all’art. 483 cp poiché il documento non già assume connotati di atto pubblico, ma mera attestazione del privato di contenuto dichiarativo. Si esprime in questo senso la Corte di Cassazione con la recentissima sentenza che torna sull’argomento della falsità del formulario.

Cass. Pen. Sez. 5, n. 44639 26 ottobre 2016 – udienza 9 giugno 2016

News Ambiente: per la qualifica di sottoprodotto va provata la certezza del riutilizzo

La Cassazione ribadisce che ai fini della qualifica di un bene come sottoprodotto, incombe su chi invoca il regime di favore di dimostrare la sussistenza di tutte e quattro le condizioni previste dall’art. 183 d. Igs. n. 152 del 2006, per la qualificazione quali sottoprodotti, segnatamente l’effettività e la certezza del riutilizzo di detti materiali (v., nel senso che, ai fini della qualificazione come sottoprodotto di sostanze e materiali incombe sull’interessato l’onere di fornire la prova che un determinato materiale sia destinato con certezza ed effettività, e non come mera eventualità, ad un ulteriore utilizzo.

Cassazione Penale Sez. 3, nr. 43944 del 18 ottobre 2016 (ud. 08.09.16)

News Ambiente – Confisca del mezzo non compatibile con il decreto penale di condanna

La Cassazione conferma che secondo la costante giurisprudenza di legittimità (ex multis, sez. 3, 29 febbraio 2012, n. 18774, rv. 252622; sez. 3, 19 marzo 2009, n. 24659, rv. 244019; sez. 3, 7 luglio 2009, n. 36063, rv. 244607; sez. 3, n. 36063 del 2009, rv. 244607) la confisca obbligatoria speciale del mezzo utilizzato per il trasporto abusivo di rifiuti, prevista dall’art. 259, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, non può essere disposta con il decreto penale di condanna.

Cass. Pen. Sez. 3 Num. 43547, 14 ottobre 2016 (udienza 27/04/2016)