News Sicurezza – La formazione del dipendente può avvenire anche in orario diverso da quello “ordinario” di lavoro purché vengano rispettate le prescritte maggiorazioni di legge a favore del lavoratore

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato infondato il ricorso presentato – a detta del quale «l’attività del corso di sicurezza deve rientrare nel monte orario ordinario e non in quello straordinario».

Di avviso contrario la Sezione Lavoro investita della questione che, richiamando la normativa di settore vigente nonché un proprio precedente del 2023 (si veda Cass., Sez, Lav., 20259/2023), ha ribadito come:

  1. a) «l’art. 37, comma 12, del d.lgs. n. 81/2008, nella parte in cui prescrive che la formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro deve avvenire “durante l’orario di lavoro”, va interpretato nel senso che tale locuzione sia comprensiva anche dell’orario relativo a prestazioni esigibili al di fuori dell’orario di lavoro ordinario, di legge o previsto dal contratto collettivo, per i lavoratori a tempo pieno, e di quello concordato, per i lavoratori a tempo parziale»;
  2. b) questo perché nella ricostruzione della portata applicativa della norma richiamata non può prescindersi dalla definizione di “orario di lavoro” prevista dall’art. 1 comma 2° L. 66/2003, vigente all’epoca dell’entrata in vigore del testo unico sicurezza. Ivi, in particolare, si statuisce che tale debba essere considerato «qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni», conferendo, per l’effetto, alla locuzione in parola un significato «comprensivo di ogni periodo in cui venga prestata attività di lavoro e quindi anche di attività prestata in orario eccedente quello ordinario o “normale”»;
  3. c) tale tesi risulta indirettamente confermata tanto dal tenore dell’art. 37 D.lgs. 81/2008 – che, laddove prevede che la formazione non possa comportare oneri a carico del lavoratore, ammette, implicitamente, la possibilità per il datore di lavoro «di richiedere che la formazione avvenga in orario corrispondente a prestazioni di lavoro esigibili oltre l’orario normale, fermo restando, sotto il profilo della relativa remunerazione, l’applicazione delle prescritte maggiorazioni» – quanto «dalla natura e dalla rilevanza, anche costituzionale, degli interessi coinvolti in coerenza con la ratio di tutela del bene “sicurezza” e del bene “salute” sui luoghi di lavoro».

L’interesse preteso dal lavoratore in ricorso (di poter adempiere all’obbligo formativo solo nel corso del canonico orario di lavoro) è, infatti, necessariamente recessivo rispetto all’esigenza ordinamentale di tutela della salute e sicurezza non solo del singolo lavoratore ma di tutta la comunità di essi nonché dei terzi che entrino in contatto con l’ambiente di lavoro; inoltre, avallare un’interpretazione quale quella proposta dal ricorrente importerebbe un innegabile aggravio, in termini di difficoltà di applicazione, dell’onere di legge imposto in capo al datore di lavoro: «se, infatti, questo dovesse necessariamente modularsi sull’articolazione del “normale” orario di lavoro del dipendente potrebbe darsi una oggettiva difficoltà, se non impossibilità di rispettare tale obbligo, considerato che esso di regola postula la necessaria collaborazione di enti formatori e di tutto il personale operante su vari turni».

Cass. Civ., Sez. Lav., Ord. del 10.05.2024 – Ud. del 06.03.2024 – n. 12790