News Sicurezza – L’art. 14 del D.lgs. 81/2008 è stato completamente riscritto ad opera del D.L. 146 del 21 Ottobre 2021, convertito con modificazioni ad opera della L. 215 del 17 Dicembre 2021

Si allega, di seguito, tabella illustrativa di tutte le modifiche apportate al testo normativo di cui all’art. 14 D.Lgs. 81/2008 in materia di sospensione dell’attività lavorativa in caso di accertamento di lavoratori irregolari ovvero di violazione di talune previsioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Tabella

News Sicurezza – L’INL, in condivisione con l’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha fornito indicazioni in ordine all’obbligo di comunicazione preventiva di avvio di attività da parte di lavoratori autonomi occasionali

Occorre, in premessa, ricordare come, con modifica introdotta dal D.l. 146/2021, convertito con modificazione con L. 215/2021, si è, ora, previsto un obbligo da parte del committente di preventiva comunicazione all’Ispettorato Nazionale del Lavoro dell’avvio di attività da parte di lavoratori autonomi occasionali, pena l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da € 500,00 ad € 2.500,00 per ogni lavoratore.

Con nota n. 29 del 11 Gennaio 2022, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha chiarito che:

l’obbligo di preventiva comunicazione è posto in capo ai committenti imprenditori in relazione allo svolgimento di attività da parte di quei lavoratori che risultino inquadrabili nella categoria di cui all’art. 2222 c.c. (ovvero coloro che si impegnino «a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente») e che siano assoggettati al regime di tassazione di cui all’art. 67 comma 1° lett. l) D.P.R. 917/1996 («redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere»);

– l’obbligo di comunicazione riguarda tutti i rapporti di lavoro avviati in data successiva all’entrata in vigore della disposizione di cui all’art. 14 comma 1° D.lgs. 81/2008 (21.12.2021) e quelli che, avviati precedentemente, risultino ancora in essere alla data di emanazione della presente nota:

– per le prestazioni avviate in data successiva alla pubblicazione della presente nota la comunicazione andrà effettuata in data antecedente all’inizio della prestazione (eventualmente risultante da lettera di incarico), per i rapporti di lavoro già in essere alla data del 11.01.2022 e, se del caso, anche già cessati, la comunicazione andrà effettuata entro e non oltre i sette giorni successivi e, pertanto, entro il 18.01.2022;

– la comunicazione andrà indirizzata all’Ispettorato del Lavoro del luogo ove si svolge la prestazione mediante inoltro (sino a quando gli applicativi informatici non saranno adeguatamente aggiornati ed implementati) di posta elettronica ordinaria all’indirizzo messo a disposizione da ogni diramazione territoriale. Trattandosi di posta ordinaria e non certificata, gli organi ispettivi potranno verificare la presenza di una copia della comunicazione presso il committente;

– la comunicazione dovrà obbligatoriamente contenere i dati identificativi del committente e del lavoratore, il luogo della prestazione, una sintetica descrizione dell’attività, il compenso se pattuito al momento dell’incarico e la data di avvio dell’attività ovvero l’arco temporale di presumibile inizio. Nel caso in cui la prestazione non abbia avvio nel corso del periodo indicato, dovrà essere inoltrata nuova comunicazione;

– la comunicazione potrà essere annullata e i dati modificati solo in data antecedente all’inizio dell’attività del prestatore;

– eventuali errori che non compromettano la possibilità di individuare univocamente le parti del rapporto, il luogo di svolgimento dell’attività e l’inizio della prestazione non potranno importare l’irrogazione della sanzione prevista per il caso di omessa comunicazione.

Ispettorato Nazionale del Lavoro, nota n. 29 del 11 Gennaio 2022 recante «art. 13, D.L. n. 146/2021 conv. da L. n. 215/2021 – obbligo di comunicazione dei lavoratori autonomi occasionali».

News Sicurezza – L’INL, in condivisione con l’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, detta indicazioni sull’obbligo di sospensione di cui all’art. 14 D.Lgs. 81/2008

Con Circolare n. 3 del 9 Novembre 2021, l’Ispettorato del Lavoro, ora unico organismo abilitato a disporre la sospensione dell’attività lavorativa in caso di presenza di oltre il 10% di lavoratori irregolari ovvero in caso di accertamento di specifiche violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, ha fornito, sul tema, importanti chiarimenti. In particolare, tra gli altri, merita far menzione delle seguenti indicazioni:

– l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività lavorativa è ora obbligatorio al sussistere di una delle condizioni previste dalla legge, non residuando alcun spazio di discrezionalità amministrativa sul punto. Vi é, però, la facoltà di far decorrere l’efficacia del provvedimento da un momento successivo a quello dell’accertamento;

– ai fini del calcolo del 10% di lavoratori irregolari, deve aversi riguardo unicamente a quelle categorie di lavoratori per cui è previsto un obbligo di comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto di lavoro (sono da escludersi, pertanto, a titolo esemplificativo, i coadiuvanti familiari) ma la richiamata percentuale dovrà essere calcolata sulla base del numero di lavoratori – secondo la più estesa nozione di cui al Testo Unico Sicurezza – presenti in azienda al momento dell’accertamento;

– i presupposti devono essere sussistenti al momento dell’accesso ispettivo, rimanendo irrilevante l’eventuale regolarizzazione nel corso dell’accertamento o nei sette giorni concessi dal comma terzo in caso di segnalazione delle irregolarità da parte di altre amministrazioni;

– la sospensione avrà riguardo unicamente all’unità produttiva in cui si é riscontrata la violazione ( e, in materia di edilizia, all’attività svolta nello specifico cantiere) ovvero potrà riguardare la prestazione svolta dai singoli lavoratori per cui vi é stata omessa formazione ed informazione o a cui non sono stati forniti i necessari DPI. Questi non potranno, pertanto, essere adibiti ad alcuna attivita’ da parte del datore di lavoro ma manterranno il loro diritto alla retribuzione e al versamento contributivo;

– pur in caso di plurime violazioni, il provvedimento di sospensione sarà unico sebbene la sua revoca dovrà conseguire all’avvenuta regolarizzazione di tutte le situazioni tipizzate di rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori.

Ispettorato Nazionale del Lavoro, Circolare n. 3 del 9 Novembre 2021 recante “D.L. n. 146/2021 – nuovo provvedimento di sospensione ex art. 14 D.Lgs. n. 81/2008 – prime indicazioni

News Sicurezza – Il D.L. 146 del 21 Ottobre 2021, convertito con modificazione con L. 215 del 17 Dicembre 2021, ha introdotto importati modifiche al D.lgs. 81/2008

Le novità di maggior rilievo possono così essere sintetizzate:

è stato riscritto l’art. 14 D.lgs. 81/2008 prevedendo, da un  lato, l’obbligo per i committenti di segnalare in via preventiva all’Ispettorato Nazionale del Lavoro l’avvio di attività da parte di lavoratori autonomi occasionali, e, dall’altro, la possibilità per tale ultimo Organismo, anche su segnalazione di altre amministrazioni, di disporre la sospensione dell’attività lavorativa in caso di riscontrata presenza di più del 10% (in luogo del precedente 20%) di lavoratori irregolari nonché di violazione (non è più richiesta la reiterazione) di tassative previsioni in materia di salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro;

– tra gli obblighi del datore di lavoro e del dirigente, di cui all’art. 18 D.lgs. 81/2008, è stata prevista anche la necessità di individuare il preposto o i preposti adibiti all’attività di vigilanza di cui al successivo art. 19. La contrattazione collettiva può prevedere l’ammontare dell’emolumento eventualmente dovuto a tale ultima figura di garanzia per l’espletamento dell’attività suddetta;

– si è riconosciuto in capo al preposto un potere di intervento diretto in caso di accertato mancato rispetto, da parte dei lavoratori, degli obblighi di legge o delle prescrizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e di uso dei dispositivi di protezione individuale. In specie, in caso di comportamento non conforme, il preposto deve impartire le necessarie disposizioni di sicurezza e, qualora non rispettate, deve sospendere l’attività del lavoratore inadempiente e informare i superiori (Art. 19 comma 1° lett. a) D.lgs. 81/2008);

– inoltre, è dato potere al preposto di sospendere temporaneamente l’attività lavorativa (e comunque di informare il datore di lavoro e/o il dirigente) ogniqualvolta lo stesso riscontri un’inadeguatezza dei mezzi e delle attrezzature di lavoro o qualsivoglia ulteriore situazione di pericolo (Art. 19 comma 1° lett. f-bis) D.lgs. 81/2008);

– la maggior incisività dell’azione del preposto ha importato, inoltre, la previsione di un obbligo specifico in capo al datore di lavoro appaltatore o subappaltatore di indicare al datore di lavoro committente il nominativo del soggetto deputato allo svolgimento di tale funzione (Art. 26 comma 8bis D.lgs. 81/2008);

– in materia di formazione, si è ora previsto un obbligo di formazione e aggiornamento periodico anche in capo al datore di lavoro, oltre che al dirigente e al preposto (Art. 37 comma 7 D.lgs. 81/2008);

– con riferimento al preposto, poi, è stato stabilito che, ai fini di assicurare l’adeguatezza e la specificità della formazione e dell’aggiornamento, le relative attività dovranno svolgersi in presenza e con cadenza almeno biennale e, comunque, in ogni caso in cui esse si rendano necessarie per l’evoluzione o insorgenza di nuovi rischi (Art. 37 comma 7ter D.lgs. 81/2008);

– entro il 30 Giugno 2022, la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano dovrà procedere ad una riscrittura degli accordi in materia di formazione allo stato vigenti, individuando la durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione obbligatoria a carico del datore di lavoro nonché le modalità di effettuazione della verifica finale di tutti i corsi di formazione e aggiornamento obbligatori in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e di verifica dell’efficacia della formazione nel corso dell’espletamento dell’attività lavorativa (Art. 37 comma 2° D.lgs. 81/2008);

– si è, in ultimo, chiarito come l’addestramento del lavoratore debba, di necessità, consistere in una prova pratica circa l’uso corretto e in sicurezza dei mezzi, degli impianti e dei dispositivi aziendali, anche di protezione individuale, nonché in un’esercitazione applicata per le procedure di sicurezza. Tutte le attività devono essere tracciate in un registro, anche informatico (Art. 37 comma 5° D.lgs. 81/2008).

Art. 13 Decreto Legge n. 146 del 21 Ottobre 2021 recante “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”, convertito con modificazioni con L. 215 del 17 Dicembre 2021, pubblicata in Gazzetta Ufficiale al n. 301 del 20 Dicembre 2021.

News Sicurezza – La Corte di Cassazione fornisce una definizione di “luogo confinato” e “lavoro in solitaria”

La Quarta Sezione della Suprema Corte di Cassazione, nella pronuncia in commento, motivando il rigetto delle avverse censure formulate dalla difesa della parte civile, incidentalmente chiarisce che i concetti di “luogo di lavoro confinato” e “lavoro in solitaria” non sono fra loro sovrapponili: la prima nozione, infatti, afferisce ad un ambiente di lavoro che «non presenta comunicazione con altri, che non consente di rapporti, relazioni od interventi»; la seconda, invece, riguarda l’allocazione della postazione di lavoro che, benché sita in ambiente non confinato, non è visibile a terzi, essendo da questi separata.

Per completezza espositiva, si evidenzia, inoltre, come il Collegio abbia escluso che dal divieto medicalmente imposto di lavoro “in luogo confinato” ed “in solitaria” possa derivare un obbligo datoriale di informare gli altri lavoratori della patologia dell’interessato e di esigere da questi un controllo continuo e costante su quest’ultimo. Vi ostano, infatti, da un lato, la normativa di cui al Codice della Privacy e, dall’altro, l’assenza di obblighi contrattuali di tal specie derivanti dal rapporto di lavoro.

Cass. Pen., Sez. IV, 09 Luglio 2021 – Ud. del 14.01.2021 – n. 26151 Pres. F. Izzo Rel. M. Nardin.

News 231/2001 – L’imputazione ai sensi del D.lgs. 231/01 di una società unipersonale a responsabilità limitata richiede la verifica, in concreto, della dualità soggettiva tra socio unico e ente

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione, affema, in prima istanza, come la disciplina di cui al D.lgs. 231/2001 trovi, senz’altro, applicazione nei confronti delle società a responsabilità limitata a socio unico in quanto persone giuridiche formalmente ricomprese nel catalogo di cui all’art. 1 del Decreto citato. Ed infatti, benché il Collegio sia ben coscio della circostanza per cui, sul piano concreto, la struttura e la capacità patrimoniale della società in parola possano indurre a ritenere la stessa pienamente sovrapponibile ad un’impresa individuale, lo stesso chiarisce come, mentre quest’ultima non è un ente (e, pertanto, è pacificamente esclusa dal compo applicativo della disciplina in materia di responsabilità amministrativa da reato), la prima appare giuridicamente qualificabile come soggetto autonomo dalla persona fisica.

Ciononostante, soprattutto nelle realtà di più ridotte dimensioni, la dualità soggettiva tra ente e socio unico può essere estremamente labile, se non inesistente. Per questo motivo, pur ribadendo l’applicabilità formale del D.lgs. 231/2001 alle società unipersonali a responsabilità limitata, la Corte sostiene la necessità che il giudice procedente verifichi in concreto l’esistenza di un centro di interessi dell’ente autonomo rispetto a quello della persona fisica che ha realizzato il reato presupposto; allo scopo, possono essere valorizzati elementi quali l’organizzazione e le dimensioni della società, l’attività da questa svolta, i rapporti tra la stessa e il socio che la governa, l’esistenza di un interesse aziendale ed il perseguimento di questo.

Cass. Pen., Sez. VI, 06 Dicembre 2021 – Ud. del 16 Febbraio 2021 – n. 45100 Pres. G. Fidelbo Rel. P. Silvestri.

 

News Ambiente – Il commissariamento dell’ente ai sensi dell’art. 45 D.lgs. 231/2001 non fa cessare la permanenza del reato di cui all’art. 256 comma 3 D.lgs. 152/2006

In primo luogo, richiamando il proprio precedente costante orientamento, la Suprema Corte di Cassazione ha, nella pronuncia in commento, ribadito come nel concetto di “gestione” di una discarica debbano ricomprendersi anche le attività di gestione post-operativa, successive alla chiusura della stessa, e di ripristino ambientale di talché, allorquando queste dovessero essere omesse o svolte in modo irregolare, l’agente rispondebbe del reato di cui all’art. 256 comma 3° D.lgs. 152/2006.

Trattasi, in specie, di reato permanente, la cui consumazione richiede, alternativamente, l’ottenimento della necessaria autorizzazione amministrativa, la rimozione dei rifiuti e/o la bonifica dell’area, l’esecuzione di un provvedimento ablativo che comporti l’indisponibilità dell’area in capo ai titolari ovvero la pronuncia della sentenza di primo grado.

Diversamente, non è idonea allo scopo da ultimo richiamato, l’adozione della misura del commissariamento dell’ente ai sensi dell’art. 45 D.lgs. 231/2001.

L’obbligo di provvedere, in conformità alla legge, alla gestione post-operativa della discarica, infatti, ha carattere strettamente personale ed è posto in capo ai gestori della discarica, indipendentemente dalla circostanza che gli stessi, anche in data successiva all’illecito, abbiano cessato di ricoprire cariche sociali all’interno della realtà imprenditoriale nell’interesse della quale la condotta illecita era avvenuta. In questa prospettiva, il commissariamente dell’ente – importando una mera variazione dell’organo amministrativo della persona giuridica – non è in grado di interrompere la permanenza del reato, non impedendo la realizzazione delle attività necessarie al completamento delle procedure di chiusura del sito previste dalla legge.

Cass. Pen., Sez. III, 18 Ottobre 2021 – Ud. del 15.07.2021 – n. 37601 Pres. D. Galterio Rel. G. Liberati

News 231/01 – Ai fini della configurabilità del requisito del vantaggio dell’ente è irrilevante la sistematicità delle violazioni. La dichiarazione di responsabilità dell’ente dovrà comunque essere fondata sulla prova della sussistenza di un apprezzabile vantaggio dallo stesso conseguito, non desumibile dalla mera commissione dell’illecito presupposto

La pronuncia in commento si inserisce nel solco delle recentissime decisioni emesse dalla Suprema Corte di Cassazione a mezzo della quali la stessa è giunta a sostenere l’irrilevanza della sistematicità delle violazioni presupposto ai fini della dichiarazione di sussistenza dell’elemento oggettivo delle responsabilità amministrativa da reato dell’ente, rectius quello dell’interesse.

Con la pronuncia in commento, la Quarta Sezione della Corte ha, invero, esteso la portata applicativa del suddetto principio di diritto anche all’alternativo requisito del vantaggio. Si è, infatti, sostenuto come anche rispetto a tale elemento, l’eventuale sistematicità della violazioni possa assumere rilevanza esclusivamente sul piano probatorio ma non certo costituire presupposto imprenscindibile per la configurabilità del vantaggio richiesto dalla norma di legge.

Ciononostante – prosegue la Corte – al fine di evitare quasivoglia automatismo nella declaratoria di responsabilità dell’ente, facendo ciò discendere dalla mera sussistenza di una violazione, fermi restando gli ulteriori requisiti di legge, il giudice può legittimamente giungere ad una condanna della persona giuridica allorquando:

– anche sulla scorta della pluralità delle violazioni, si ritenga che il comportamento illecito sia frutto di una precisa e consapevole politica aziendale volta alla massimizzazione del guadagni;

– in caso di occasionalità della condotta rilevante ai sensi del D.lgs. 231/2001, si sostenga che il soggetto persona fisica abbia agito perseguendo finalisticamente l’interesse dell’ente;

– in caso di occasionalità della condotta, e in assenza del requisito dell’interesse dell’ente, si provi che quest’ultimo ha ottenuto un vantaggio non irrisorio, facendo prevalere le esigenze di profitto su quelle di tutela e salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori. Tale accertamento non può essere fatto discendere dalla mera sussistenza della violazione presupposto contestata ma deve essere adeguatamente provato e motivato, anche sulla scorta di presunzioni.  

Cass., Sez. IV Pen., 08 Giugno 2021 n. 22256 Pres. P. Piccialli Rel. P. Proto Pisani

 

News 231/2001 – L’espressione “si è comunque efficacemente adoperato” di cui all’art. 12 comma 2° lett. a) D.lgs. 231/2001 va riferita solo all’eliminazione delle conseguenze del reato e non anche all’avvenuto risarcimento del danno

Come noto, la disposizione richiamata legittima la riduzione da un terzo alla metà della sanzione amministrativa irrogabile all’ente ogniqualvolta questo abbia risarcito integralmente il danno ed eliminato le conseguente dannose o pericolose del reato «ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso».

A detta della difesa del ricorrente, tale ultima espressione dovrebbe essere riferita ad entrambe le condotte imposte dal legislatore ai fini della concessione del beneficio così da potersi dire soddisfatta la condizione di legge anche nei casi in cui il risarcimento intervenuto sia stato soltanto parziale, come nel caso di specie.

Di avviso contrario la Suprema Corte di Cassazione.

Con specifico riferimento alla prescrizione dell’intervenuta eliminazione delle conseguenze pregiudizievoli del reato, la Quarta Sezione evidenzia come la condizione sia stata imposta dal legislatore avendo riguardo a tutti i reati ricompresi nel catalogo di quelli idonei a giustificare una responsabilità amministrativa da reato degli enti. Fra questi, però, vi sono alcuni illeciti per i quali l’elisione del danno o pericolo cagionato non può essere mai integrale: si pensi, a titolo esemplificativo, ai casi in cui le conseguenze prodottesi abbiano assunto una portata tale da porsi fuori dalla sfera di controllo dell’ente (così nel reato di falsità di monete ove l’immissione in circolazione delle stesse rende evidetemente difficoltoso, se non impossibile, l’eliminazione delle conseguenze del reato). Ecco che allora, è in questi casi che assume rilevanza l’espressione di cui si discorre in quanto idonea a consentire all’ente di beneficiare comunque della circostanza attenuante allorquando lo stesso ponga in essere un comportamento positivo quantomeno funzionale alla rimozione degli esiti lesivi dell’azione.

Di converso, risarcire il danno significa ristorare integralmente il soggetto leso per i pregiudizi subiti e tale situazione è sempre attuabile.

Pertanto, con la disposizione in esame il legislatore ha ammesso una riduzione della pena al ricorrere di tre simultanee condizioni: a) il risarimento integrale del danno, sempre possibile; b) l’eliminazione totale, ovvero quando non attuabile, parziale, delle conseguenze negative del reato; c) e, infine, l’adozione e l’attuazione di un modello organizzativo idoneo ad impedire la realizzazione di reati della stessa specie di quello realizzatosi.

Cass., Sez. IV Pen., 01 Giugno 2021 n. 21522 Pres. C. Menichetti Rel. M. Nardin

News Sicurezza – Non vi è concorso apparente di norme fra il reato di cui all’art. 451 c.p. e le singole contravvenzioni di cui al D.lgs. 81/2008

Fra le altre, nel proprio ricorso per cassazione, la difesa si doleva della violazione del principio del ne bis in idem, essendo intervenuta condanna per il reato di omissione colposa di cautele, integrato dalla medesima condotta che aveva dato luogo alla contestazione di plurime contravvenzioni del Testo Unico Sicurezza, tutte definite tramite accesso alla procedura amministrativa di cui all’art. 20 D.lgs. 758/1992.

Per quanto di interesse, la Quarta Sezione della Suprema Corte di Cassazione – dapprima richiamando l’orientamento della giurisprudenza costituzionale e sovranazianale in tema di ne bis in idem – è giunta ad affermare come, sebbene comune sia la condotta caratterizzante il reato di cui all’art. 451 c.p. e le contravvenzioni di cui al D.lgs. 81/2008, comunque le imputazioni non possono dirsi costituire medesimo fatto, tale circostanza ricorrendo «quando vi sia corrispondenza storico-naturalistica nella configurazione del reato, considerato in tutti i suoi elementi costitutivi (condotta, evento, nesso causale) e con riguardo alle circostanze di tempo, di luogo e di persona». Ciò non avviene nel caso di specie ove, mentre le contravvenzioni costituiscono reati di mera condotta, l’omissione colposa di cautele comprende, tra i suoi elementi costitutivi, anche l’evento di pericolo di disastro o infortunio che da quelle omissioni deriva.

Cass., Sez. IV Pen., 01 Giugno 2021 n. 21522 Pres. C. Menichetti Rel. M. Nardin