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News Ambiente – Il 9 Febbraio è stato pubblicato in G.U. il D.M. 22 Settembre 2020 n. 188 in tema di cessazione della qualifica di rifiuto di carta e cartone

Attuazione del disposto di cui all’art. 184-ter D.lgs. 152/2006, in assenza di criteri dettagliati adottati dall’Unione Europea in tema di end of waste carta e cartone, il Regolamento in parola stabilisce i requisiti tecnici che i rifiuti di tal specie devono possedere, all’esito delle opportune operazioni di recupero, per non essere più considerati tali.

Con decorrenza dal 24 Febbraio 2021, solo le tipologie di rifiuti di carta e cartone aventi i CER indicati nell’Allegato 1 al Decreto in esame [150101 – 150105 – 150106 – 200101 – 191201 – 030308] potranno essere avviati al recupero  per la produzione di carta e cartone e perderanno la loro qualifica allorquando, sottoposti ad operazioni di recupero conformi alle disposizioni di cui alla norma UNI EN 643, risulteranno conformi ai requisiti tecnici stabiliti nel medesimo allegato. In questo caso, la carta e cartone recuperati potranno essere destinati agli scopi specifici previsti dall’Allegato 2 ovvero al loro utilizzo nella manifattura di carta e cartone nell’industria cartaria o, come materia prima, in altra tipologia di industria.

In capo al produttore di carta e cartone recuperati («il gestore di un impianto autorizzato al recupero di rifiuti di carta e cartone») la normativa ascrive taluni incombenti.

In primo luogo, egli è chiamato a ideare un sistema di controllo dei rifiuti in ingresso che garantisca il rispetto di alcuni tassativi obblighi minimi quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, l’accettazione di rifiuti da parte di soggetti adeguatamente formati, l’esame della documentazione di corredo del carico nonché il controllo visivo e, se necessario, anche analitico, dei rifiuti in ingresso, la predisposizione di un’area di stoccaggio dedicata, l’individuazione di procedure di gestione e tracciabilità delle non conformità e l’analisi merceologica di qualità almeno annuale.

Fermi restando tali oneri, il Decreto riconosce alcune misure specifiche minime che il gestore dell’impianto ha l’obbligo di implementare; fra queste: misure di selezione e rimozione del materiale o rifiuto non avviabile al recupero per la produzione di carta e cartone e misure per impedire la contaminazione dei rifiuti recuperabili da quelli non destinabili allo scopo in esame tanto in fase di stoccaggio quanto di successiva movimentazione.

In secondo luogo, il produttore ha l’obbligo di accertare la sussistenza dei requisiti tecnici dei prodotti recuperati. Ciò deve essere fatto, con cadenza almeno semestrale o comunque al variare delle caratteristiche di qualità dei rifiuti in ingresso, da un organo accreditato con modalità conformi alle norme tecniche UNI EN 9001 e UNI 10802 nonché al termine del processo produttivo di un lotto di carta e carta e cartone recuperati dallo stesso gestore dell’impianto a mezzo dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (di cui all’Allegato 3) inviata – telematicamente e secondo le procedure previste dal D.lgs. 82/2005 –  all’autorità competente.

Tale dichiarazione deve essere conservata presso l’impianto di produzione, o presso la sede legale, anche in formato elettronico, unitamente ad un campione di carta e cartone recuperati prelevato in conformità a quanto previsto nell’Allegato 1 del D.M. 22 Settembre 2020 n. 188 e nella norma UNI 10802. La conservazione del campione deve essere svolta con modalità tali da garantire la non alterazione delle caratteristiche chimico-fisiche della carta e cartone recuperati e la ripetizione dell’analisi e ha durata di un anno. Questo termine è ridotto a sei mesi per le imprese che siano registrate ai sensi del Regolamento n. 1221/2009/CE o in possesso della certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 e purché predispongano documentazione relativa al rispetto della norme di cui allo stesso Decreto, della normativa ambientale e di eventuali prescrizioni imposte in autorizzazione nonché relativa alla revisione e miglioramento del sistema di gestione.

In ultimo, il gestore dell’impianto deve applicare un sistema di gestione della qualità secondo la norma UNI EN ISO 9001, certificato da un organismo accreditato, comprensivo delle procedure operative di controllo delle caratteristiche di conformità dei prodotti recuperati alla norma UNI EN 643 e del piano di campionamento e atto a dimostrare il rispetto dei requisiti tecnici imposti.

Dal punto di vista della disciplina transitoria, entro 180 giorni dall’entrata in vigore del Regolamento – e, quindi, entro e non oltre il 23 Agosto 2021, il gestore dell’impianto deve presentare un aggiornamento della dichiarazione di inizio attività di cui all’art. 206 D.lgs. 152/2006 (indicando la tipologia di rifiuto e la quantità massima correlata alla specifica attività previste dall’Allegato 1 Suballegato 1 e Allegato 4 D.M. 05 Febbraio 1998) ovvero un’istanza di aggiornamento dell’Autorizzazione in possesso (sia essa A.I.A. o Autorizzazione Unica ai sensi dell’art. 208 D.lgs. 152/2006).

Nelle more, i rifiuti recuperati potranno essere considerati end of waste e utilizzati per gli scopi specifici prima indicati se conformi ai requisiti tecnici di cui al presente Regolamento e all’uopo attestati dal produttore con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare 22 Settembre 2020 n. 188 (G.U. n. 33 del 09 Febbraio 2021) «Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuti da carta e cartone, ai sensi dell’art. 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152»,

News Ambiente – E’ ammissibile il concorso fra le contravvenzioni di cui agli artt. 29-quaterdecies comma 1° e 256 comma 2° D.lgs. 152/2006

In premessa, occorre rammentare come il reato di cui all’art. 29-quaterdecies comma 1° TUA punisca chiunque effettui una delle attività di cui all’Allegato VIII alla Parte Seconda in assenza della necessaria Autorizzazione Integrata ambientale, vuoi perché mai ottenuta vuoi perché revocata o sospesa; di converso, il comma secondo dell’art. 256 punisce – con la pena prevista dal precedente comma primo – i titolari delle imprese o i responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato rifiuti ovvero li immettono in acque superficiali o sotterranee. La evidente difformità strutturale fra gli illeciti penali ora in parola – volti a punire condotte eterogenee fra loro – e la innegabile assenza di qualsivoglia legame di progressione criminosa fra gli stessi – ben potendo un soggetto privo di AIA non porre in essere alcuna condotta di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti così come potendo queste azioni essere realizzate da un soggetto nell’esercizio di attività espressamente e legittimamente autorizzata – portano ad escludere qualsiasi ipotesi di concorso apparente di norme con conseguente imputabilità del soggetto agente che abbia sia svolto attività in assenza di autorizzazione sia abbandonato o deposito illecitamente rifiuti per entrambe le fattispecie criminose.

A nulla vale il richiamo operato dalla difesa alla clausola di sussidiarietà espressa di cui al comma primo dell’art. 256 D.lgs. 152/2006; in primo luogo, infatti, il rinvio operato dal comma secondo è solo relativo alla sanzione prevista nel comma primo e non ai restanti elementi ivi dettati ed, in secondo luogo, la mancata riproposizione dell’inciso “Fuori dai casi sanzionati dall’art. 29-quaterdecies comma 1” – prevista tanto nel primo comma quanto nel terzo comma dell’art. 256 D.lgs. 152/2006 –  evidenzia la volontà del legislatore di non creare alcun rapporto di subordinazione fra le norme ora in esame.

Cass. Pen., Sez. III, 23 Novembre 2020 – Ud. del 17.09.2020 – n. 32688

News Ambiente – Il custode del cimitero ed dirigente dei servizi tecnici comunali rispondono in concorso del reato di deposito incontrollato

La Terza Sezione della Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto che tra i compiti ascrivibili tanto in capo al gestore del cimitero quanto al responsabile dell’ufficio tecnico comunale fosse individuabile quello di controllo e vigilanza in ordine al rispetto della normativa ambientale con conseguente imputabilità e dichiarazione di responsabilità dei medesimi per il reato di cui all’art. 256 comma 1° e 2° D.lgs. 152/2006. Così come è da ritenersi connaturata al ruolo di custode del luogo la funzione di vigilanza rispetto ad ogni servizio ivi svolto – compreso quello di corretta gestione dei rifiuti prodotti dall’attività di estumulazione – parimenti deve dirsi con riferimento al dirigente dei servizi tecnici comunali, tra i quali era da annoverarsi il servizio cimiteriale e quello di smaltimento dei rifiuti. A detta del Giudice di legittimità, richiamando un suo precedente orientamento, quest’ultimo soggetto ha il compito di assicurare la piena legalità dell’attività svolta e riconducibile alla propria sfera di attribuzioni di talché l’omessa vigilanza su tale legalità (anche rispetto alla conforme gestione del rifiuto) è idonea a porsi come causa del realizzato deposito temporaneo.

Cass. Pen., Sez. III, 15 Ottobre 2020 – ud. del 09.09.2020 – n. 28669

News Ambiente – Il 29 Settembre 2020 è entrato in vigore il D.lgs. 121/2020 il quale introduce talune modifiche in materia di discariche di rifiuti

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 228 del 14 Settembre 2020, il provvedimento in esame – dando attuazione alla Direttiva (UE) 2018/850, modificativa della Direttiva 1999/31/CE – introduce importanti novità nel testo del D.gs. 36/2003, in materia di discariche di rifiuti. Tra le modifiche più rilevanti va, in primo luogo, annoverato il neo introdotto divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti idonei al riciclaggio o al recupero di altro tipo, in particolare dei rifiuti urbani, ad eccezione di quelli per cui il conferimento in discarica produca il miglior risultato ambientale; in secondo luogo, di seguito all’art. 7 D.lgs. 36/2003, anch’esso modificato, sono stati inseriti gli articoli articoli dal 7-bis al 7-octies volti a regolare, i primi due, la caratterizzazione di base e la verifica di conformità dei rifiuti ai fini dell’ammissibilità in discarica e, gli altri, a disciplinare particolari tipologie di discariche. In ultimo, è stato abrogato il Decreto Ministeriale 27 Settembre 2010 sebbene i limiti di cui al suo articolo 6 tabella 5 nota a) rimangano in vigore sino al 1° Gennaio 2024.

Decreto Legislativo n. 121 del 03 Settembre 2020 recante “Attuazione della direttiva (UE) 2018/850, che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti”.

News Ambiente – Il 26 Settembre 2020 è entrato in vigore il D.lgs. 116/2020 il quale introduce importanti modifiche alla Parte IV del D.lgs. 152/2006

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 226 del 11 Settembre 2020, il Decreto Legislativo n. 116 del 03 Settembre 2020 ha profondamente mutato il testo legislativo di cui alla Parte IV del Testo Unico Ambientale, dando finalmente attuazione a due delle quattro direttive comunitarie in materia di economia circolare; il riferimento corre, più precisamente, alle direttive UE/851/2018 e UE/852/2018, inerenti rispettivamente alla disciplina dei rifiuti e degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi.

Tra le modifiche introdotte ed in vigore a decorrere dal 26 Settembre 2020, possiamo citare le seguenti:

 – In relazione al Titolo I Capo I, sono stati completamente riscritti gli articoli relativi alla Responsabilità estesa del produttore, alla prevenzione della produzione dei rifiuti, alla responsabilità della gestione di questi ultimi nonché al sistema di tracciabilità (SISTRI), al catasto dei rifiuti, al Registro cronologico di carico e scarico e al trasporto dei rifiuti, con inserimento di una nuova disposizione in materia di trasporto intermodale. Inoltre, nel testo dell’art. 183 sono state inserite o modificate le definizioni di: “rifiuto urbano”, “rifiuti di costruzione e demolizione”, “rifiuti organici”, “rifiuti alimentari”, “responsabilità estesa del produttore”, “gestione dei rifiuti”, “recupero di materia”, “riempimento”, “deposito temporaneo prima della raccolta” – a cui ora è dedicato il nuovo art. 185bis e “compost”;

– In relazione al Titolo I Capo III, sono stati introdotti due nuovi articoli: l’art. 198bis a mezzo del quale si demanda al Ministero dell’Ambiente e delle tutela del territorio e del mare, d’intesa con l’ISPRA, la predisposizione del Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti e l’art. 205bis che detta le regole per il calcolo degli obiettivi fissati dall’art. 181. Inoltre, è stato modificato (fra gli altri) l’art. 205 inerente alle misure per incrementare la raccolta differenziata;

– In relazione al Titolo II, inerente alla gestione degli imballaggi, il D.lgs. 116/2020 è invervenuto sul testo dell’art. 219, dettando i principi per l’attività di gestione integrata dei rifiuti di imballaggio. Al fine di conformarsi a tali principi, tanto i produttori e gli utilizzatori quanto gli enti di governo di ambito territoriale o i Comuni sono tenuti al raggiungimento degli obiettivi finali di riciclaggio e recupero imposti dall’Allegato E alla Parte IV, nel primo caso, da calcolarsi sulla base delle modalità prescritte dal nuovo art. 220 e, nel secondo caso, da attuarsi per il tramite dell’istituzione di sistemi adeguati di raccolta differenziata come previsto dal modificato art. 222. Inoltre, si è incentivata l’adesione dei produttori ad appositi consorzi che ora, in alternativa a quelli previsti dall’art. 223, possono anche essere autonomamente costituiti purché riconosciuti dal Ministero dell’ambiente (art. 221bis);

– In relazione al Titolo III, inerente alla gestione di particolari tipologie di rifiuti, vi è stata una completa riscrittura dell’art. 227 – in materia di rifiuti elettrici ed elettronici, rifiuti di pile e accumulatori, rifiuti sanitari, veicoli fuori uso e prodotti contenenti amianto – nonché dell’art. 237, in ordine ai criteri direttivi dei sistemi di gestione;

– In ultimo, è stato modificato anche il Titolo VI in materia di sanzioni, l’Allegato I, paragrafo 4.2, del decreto del Ministro dell’Ambiente della tutela del territorio e del mare 8 aprile 2008 e gli Allegati C, D, E, F ed I alla Parte IV del D.lgs. 152/2006 ed ivi sono stati inseriti gli Allegati L-ter e L-quater.

Decreto Legislativo n. 116 del 03 Settembre 2020 recante “Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio”.

News Ambiente – Il 27 Settembre 2020 è entrato in vigore il D.lgs. 119/2020 il quale introduce modifiche in materia di veicoli fuori uso

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 227 del 12 Settembre 2020, il Decreto Legislativo n. 119 del 03 Settembre 2020 dà attuazione in Italia al paragrafo 1 della Direttiva UE/849/2018, così parzialmente modificando il testo normativo di cui al Decreto Legislativo n. 209/2003 relativo ai veicoli fuori uso.

Accanto ad un adeguamento testuale dei rinvii operati al D.lgs. 22/1997 ora sostituito dal D.lgs. 152/2006, tra le novità più rilevanti introdotte possiamo far menzione delle seguenti:

– in relazione all’operazione di raccolta, all’art. 5 D.lgs. 209/2003 è stato aggiunto un comma 1bis il quale prevede che il veicolo destinato alla demolizione e accettato dal concessionario o dal gestore della succursale della casa costruttrice o dell’automercato debba essere gestito in regime di deposito temporaneo, ai fini del successivo trasporto presso centri di raccolta autorizzati. E’ stato poi modificato il comma 10 dell’articolo in parola con l’introduzione del Registro Unico telematico dei veicoli fuori uso, il quale è istituito presso il centro elaborazioni dati della Direzione Generale per la motorizzazione delle infrastrutture e dei trasporti;

– in ordine alle prescrizioni di trattamento dei veicoli fuori uso di cui all’art. 6, è stato ora stabilito che le operazioni di messa in sicurezza degli stessi, anche quando non ancora cancellati dal PRA, debbano avvenire non più “al più presto” ma entro «entro 10 giorni lavorativi dall’ingresso dei veicolo nel centor di raccolta»; inoltre, si è posto a carico dei produttori l’onere di assicurare le migliori prestazioni ambientali nonché l’efficienza dei centri di raccolta convenzionati attraverso la verifica dei modelli unici di dichiarazione ambientale di questi ultimi e il possesso, ove disponibile, delle certificazioni ISO 9001 e 14001, EMAS o altro sistema equivalente di gestione qualità;

– in materia di recupero e reimpiego dei veicoli di cui all’art. 7, al fine di massimizzare il riciclaggio ed il recupero energetico dei materiali o delle componenti non metalliche, è stata prevista la facoltà per le associazioni di categorie dei produttori o delle imprese che effettuano la raccolta, il riciclaggio o il recupero – comprese quelle che effettuano recupero di energia ovvero utilizzano materiali o componenti non metalliche quale combustibile solido secondario – di stipulare accordi di programma triennali per il conferimento a sistemi di gestione di filiera con il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare; inoltre, è stato imposto ai responsabili degli impianti di trattamento di comunicare annualmente il peso effettivo dei veicoli fuori uso ottenuto dal sistema di pesatura posto all’ingresso del centro di raccolta;

– è stata introdotta una sanzione amministrativa pecuniaria a carico dei soggetti che effettuino attività  di raccolta, trasporto e trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali per il caso in cui gli stessi omettano di effettuare la comunicazione di cui all’art. 11 comma 3 (inerente ai dati relativi ai materiali, ai prodotti ed ai componenti ottenuti ed avviati al reimpiego, al riciclaggio e al recupero) ovvero la presentino in maniera incompleta o inesatta. Nel primo caso, la sanzione amministrativa è accompagnata dalla sanzione della sospensione dell’attività per un periodo fra i due e i sei mesi mentre, nel secondo caso, è possibile rettificare o completare la dichiarazione entro 60 giorni dalla data di presentazioni prevista.

Decreto Legislativo n. 119 del 03 Settembre 2020 recante “Attuazione dell’articolo 1 della direttiva (UE) 2018/849, che modifica la direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso”.

News Ambiente – Il 27 Settembre 2020 è entrato in vigore il D.lgs. 118/2020 il quale introduce novità in materia di pile, accumulatori ed AEE e relativi rifiuti

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 227 del 12 Settembre 2020, il Decreto Legislativo n. 118 del 03 Settembre 2020 si pone come attuazione dei paragrafi 2 e 3 della Direttiva UE/849/2018, modificativa delle precedenti direttive CE/66/2006 e UE/19/2012 rispettivamente in materia di pile ed acculumatori e rifiuti degli stessi nonché di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Per entrambi gli ambiti – a mezzo modifica dell’art. 31 del D.lgs. 49/2014 (per i RAEE) e dell’art. 24 del D.lgs. 188/2008 (per le pile e gli accumilatori e i relativi rifiuti) – sono stati introdotti obblighi di comunicazione annuale a fini informativi a favore della Commissione Europea.

Con specifico riferimento, invece, alla disciplina dei cd. RAEE, è stata, inoltre, riconosciuta la possibilità di dare avvio all’attività dei sistemi collettivi di nuova costituzione nelle more dell’approvazione del relativo statuto e comunque non prima del termine di novanta giorni dall’invio di quest’ultimo al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nonché sono state dettate disposizioni puntuali inerenti al finanziamento della gestione dei RAEE derivanti da AEE (posto a carico dei produttori indipendentemente dalla data di immissione sul mercato di tali apparecchiature e dall’origine domestica o professionale delle stesse), con particolare riferimento ai pannelli fotovoltaici.

Decreto Legislativo n. 118 del 03 Settembre 2020 recante “Attuazione degli articoli 2 e 3 della direttiva (UE) 2018/849, che modificano le direttive 2006/66/CE relative a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche”.

News Ambiente – In data 28 Agosto 2020 è entrato in vigore il D.lgs. 102/2020 il quale ha introdotto modifiche alla disciplina sulle emissioni in atmosfera

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 202 del 13 Agosto 2020, il Decreto Legislativo n. 102 del 30 Luglio 2020 ha profondamente inciso sulla disciplina delle emissioni in atmosfera – di cui alla Parte V del Testo Unico Ambientale – al precipuo scopo – come è dato evincere dal Titolo – di limitare l’emissione di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, da un lato, e di riordinare il quadro normativo degli stabilimenti produttori di emissioni, dall’altro.

Le novità di maggiore rilevanza introdotte possono così essere sintetizzate:

– sono state inserite nel testo dell’art. 268 D.lgs. 152/2006 le due nuove definizioni di “emissioni odorigene” e “solvente organico”;

– con riferimento all’art. 269 D.lgs. 152/2006, è stato stabilito che, all’interno dell’Autorizzazione alle emissioni in atmosfera, i valori limite debbano essere «identificati solo per sostanze e parametri valutati pertinenti in relazione al ciclo produttivo» ed ivi riportati unitamente al metodo di monitoraggio prescritto nonché che tutti gli oneri relativi all’istruttoria siano posti a carico del richiedente in conformità ad apposito tariffario adottato dall’autorità competente; inoltre, è stata dettata una specifica procedura da applicare in caso di mutamento del gestore dello stabilimento ovvero di cessione di parte dello stesso;

– è stato espressamente sancito un obbligo di limitazione nell’utilizzo nonché di sostituzione, non appena tecnicamente ed economicamente possibile, delle sostanze classificate come cancerogene o tossiche per la riproduzione o mutagene e di quelle aventi tossicita’ e cumulabilita’ particolarmente elevata nonché di quelle classificate come estremamente preoccupanti dal regolamento CE/1907/2006. Sul punto, sono previsti obblighi di invio di un’apposita relazione (con la quale si analizza «la disponibilita’ di alternative, se ne considerano i rischi e si esamina la fattibilita’ tecnica ed economica della sostituzione delle predette sostanze») nonché di autorizzazione, differenziati nelle tempistiche a seconda che si faccia riferimento a stabilimenti che alla data di entrata in vigore del provvedimento facciano uso di tali sostanze o meno;

– in ordine agli stabilimenti in deroga, l’esclusione dell’operatività della disciplina di cui all’art. 272 D.lgs. 152/2006 è ora stata estesa a tutti i casi in cui vengano utilizzate «nei cicli produttivi da cui originano emissioni» (in luogo di «nell’impianto e nell’attività») non sole le sostanze o miscele aventi indicazioni di pericolo H350, H340, H350i, H360D, H360F, H360FD, H360Df e H360Fd ma anche quelle classificamente come estremamente preoccupanti ai sensi della normativa europea vigente;

– per quel che concerne i medi impianti di combustione, da un lato, è stato previsto che, fermi restando i termini di adeguamento alla disciplina introdotta con D.lgs. 183/2017 dallo stesso fissati, l’adeguamento possa essere richiesto altresì dall’autorità competente la quale può anche stabilire appositi calendari e criteri temporali per la presentazione delle domande e delle comunicazioni previste dal comma sesto; inoltre, sono stati esclusi dalla definizione di medi impianti di combustione gli  «impianti di combustione aventi potenza termica nominale pari o superiore a 1 MW per effetto delle norme di aggregazione previste dall’articolo 270 o dall’articolo 272, comma 1, salvo il caso in cui sia previsto l’effettivo convogliamento a punti di emissione comuni», per i quali valgono «i valori limite di emissione specificamente previsti dal presente decreto per gli impianti aventi potenza termica nominale inferiore a 1 MW e le norme sui controlli previste dall’articolo 272, comma 1-bis»;

– sono state previste sanzioni amministrative pecuniarie per i casi in cui il titolare dello stabilimento ometta di effettuare le comunicazioni previste dall’art. 269 comma 8 e 11bis nonché per il  caso in cui egli ometta di presentare la domanda o la relazione di cui all’art. 271 comma 7bis ovvero la domanda di cui all’art. 273bis comma 6° ovvero di effettuare una delle comunicazioni di cui all’art. 273bis comma 6° e 7° lett. c) e d); inoltre, in relazione all’art. 279 comma 3° prima parte e 4°, le contravvenzioni di messa in esercizio di un impianto o avvio di un’attività in assenza delle idonee comunicazioni ovvero di omessa trasmissione dei dati relativi alle emissioni sono state depenalizzate;

– l’obbligo per gli impianti disciplinati dal Titolo I della Parte V del D.lgs. 152/2006, di dotarsi, ove tecnicamente possibile, di un sistema di controllo della combustione che consenta la regolazione automatica del rapporto aria-combustibile – già introdotto con D.lgs. 183/2017 – è stato ulteriormente precisato con indicazione degli obiettivi e delle caratteristiche che l’impianto stesso deve garantire per poter essere considerato conforme;

– in ultimo, sono state introdotte della modifiche agli allegati alla Parte V ed è stata dettata, nell’art. 3, una disciplina transitoria.

Decreto Legislativo n. 102 del 30 Luglio 2020 recante “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 15 novembre 2017, n. 183, di attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, nonche’ per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, ai sensi dell’articolo 17 della legge 12 agosto 2016, n. 170”

News Ambiente – In vigore le nuove disposizioni in materia di semplificazioni ambientali previste dal D.L. 76/2020

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 178 del 16.07.2020 Supplemento Ordinario n. 24, il Decreto Legge n. 76 – recante “Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale” – ha introdotto talune modifiche al D.lgs. 152/2006 incidendo, in particolare, sulle procedure di valutazione di impatto ambientale nonché su quelle di realizzazione di interventi ed opere in siti oggetto di bonifica e su quelle di bonifica dei siti di interesse nazionale.

Rispetto al primo profilo, l’art. 50 ha – fra le altre novità – provveduto ad un’integrale riscrittura degli artt. 19 e 20 D.lgs. 152/2006, relativi alla modalità di svolgimento del procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA e dell’eventuale consultazione preventiva, nonché ad un’interpolazione delle disposizioni di cui agli artt. 27 e 27-bis in materia di provvedimento autorizzatorio unico, statale e regionale. Inoltre, ha istitutito una Commissione tecnica per il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e per il Clima (PNIEC), demandando a successivi decreti interministeriali l’individuazione delle aree, dei progetti e delle opere necessarie per l’attuazione del Piano suddetto.

A mezzo dell’art. 52, invece, il legislatore ha inserito nel testo normativo di cui al D.lgs. 152/2006 l’articolo 242-ter in virtù del quale è data possibilità di realizzare, nei siti già oggetto di interventi di bonifica, opere altre e diverse da quest’ultime – a titolo esemplificativo e non esaustivo: opere richieste dal D.lgs. 81/2008, opere di manutenzione ordinaria o straordinaria di impianti ed infrastrutture, ecc.. – a condizione, però, «che detti interventi e opere siano realizzati secondo modalità e tecniche che non pregiudichino né interferiscano con l’esecuzione ed il completamento della bonifica, né determinino rischi per la salute dei lavoratori e degli altri fruitori dell’area nel rispetto del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81». All’uopo – e anche nelle more dell’adozione da parte del Ministero dell’Ambiente e delle Regioni, ognuno nel proprio ambito di compentenza, di decreti atti a individuare le categorie di interventi che richiedono la preventiva valutazione da parte dell’autorità competente ai sensi del Titolo V Parte IV nonché le procedure e i criteri di suddetta valutazione e le modalità di controllo dell’attività – il comma quarto dell’articolo in parola detta specifiche modalità di caratterizzazione, scavo e gestione dei terreni movimentati.

E ancora. Con specifico riferimento alla procedura di bonifica nei siti di interesse nazionale, è stato previsto l’obbligo per il responsabile dell’inquinamento o di altro soggetto interessato di accertare lo stato di contaminazione del sito mediante un Piano di indagini preliminari, concordato con l’Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente ovvero, in caso di omessa pronuncia di quest’ultima, con l’ISPRA. Ove non venga rilevato un superamento delle CSC, il soggetto si dovrà limitare a ripristinare la zona e a darne comunicazione alle autorità compententi a mezzo autocertificazione; in caso contrario, il soggetto dovrà dare avvio alla procedura di cui all’art. 242 e 245 D.lgs. 152/2006 o, in alternativa, procedere con la caratterizzazione del sito ed esibire i risultati dell’analisi del rischio al Ministero dell’ambiente il quale, in caso di accertato superamento delle CSR, approverà l’analisi e indicherà le condizioni per l’approvazione del progetto operativo di cui all’art. 242 comma 7°. In ultimo, e sempre con riferimento alla procedura di bonifica dei siti di interesse nazionale, si è stabilito che la certificazione di avvenuta bonifica possa essere rilasciata anche solo per la matrice suolo a condizioni che sia accertata l’assenza di pericolo di cross contamination con la matrice acque sotterranee e di pericoli per la salute dei lavoratori e degli altri fruitori dell’area; parimenti, in relazione all’adozione del provvedimetno di conclusione del procedimento se la contaminazione della matrice suolo sia inferiore ai valori di CSC oppure, se superiore, sia inferiore ai valori di CSR.

News Ambiente – Il proprietario dell’impianto di depurazione acque, il gestore del servizio e il titolare del contratto di utenza sono responsabili solidali dell’eventuale inadempimento

Si premetta come l’intera vicenda processuale prenda le mosse dall’azione giudiziaria intrapresa da taluni utenti del servizio idrico al fine di vedersi restituite le somme indebitamente versate a titolo di tariffa per il servizio di depurazione delle acque, invero mai erogato stante la dimostrata natura obsoleta e inoperatività del relativo impianto. Più precisamente, la controparte negoziale del contratto di utenza era una Società che, qualificandosi come gestore dell’intero servizio idrico, esigeva dai cittadini il pagamento di una tariffa composta da tre quote: una relativa al consumo di acqua, l’altra quale corrispettivo del servizio di fognatura e l’ultima quale corrispettivo del servizio di depurazione. Destinataria ex lege di tale ultima porzione di tariffa era, però, la Regione titolare dell’impianto.

A fronte di tale situazione fattuale, il Giudice di Legittimità ha chiarito come la legittimazione passiva a resistere in giudizio spetti senza dubbio alla controparte del contratto di utenza (nel caso di specie, gestore del servizio idrico) in quanto – sebbene la quota di tariffa di cui si richiede la restituzione sia destinata a soggetto diverso – questa non si pone come mera “esattrice” del dovuto ma quale titolare del diritto al pagamento in virtù del rapporto negoziale e sinallagmatico instaurato con il contratto di somministrazione. Parimenti, sussiste una legittimazione processuale anche in capo al proprietario dell’impianto di depurazione e al gestore del relativo specifico servizio in quanto gli stessi si pongono, nei confronti degli utenti, quali responsabili solidali ex art. 2043 c.c. nella forma della cd. “cooperazione del terzo nell’inadempimento”. Ne deriva, inoltre, che la società legata da un contratto di utenza con il cittadino, convenuta in giudizio al fine di ottenere la restituzione delle somme indebitamente versate, possa agire in regresso nei confronti del predetto proprietario dell’impianto e gestore del servizio di depurazione.

Cass. Civ., Sez. III, 12 Giugno 2020 – Ud. del 13.12.2019 – n. 11294