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News Ambiente – Dal 1° Luglio 2022 è in vigore il Documento Unico di trasporto, adottato in attuazione dell’art. 230 comma 5° D.lgs. 152/2006

Si rammenti, in premessa, come la disposizione citata, nel testo attualmente vigente e così sostituito ad opera dell’art. 35 comma 1 lett. e-bis) D.L. 77/2021, convertito con modificazioni dalla L. 108/2021, ammetta la possibilità che la raccolta ed il trasporto dei rifiuti provenienti da attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie, siano esse pubbliche o asservite a edifici privati, possano essere accompagnati da un unico documento di trasporto in luogo del tradizionale formulario di identificazione.

Il modello del succitato Documento è stato adottato, in ottemperanza alla legge, dall’Albo dei Gestori Ambientali con Deliberazione n. 14 del 21 Dicembre 2021, la cui entrata in vigore – originariamente fissata alla data del 30 Aprile 2022 – è stata successivamente posticipata, con Delibera n. 4 del 21 Aprile 2022, al 1° Luglio 2022. Ciononostante, il modello predisposto è stato reso disponibile sul portale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali già a partire dal 01 Giugno 2022 al fine di consentirne un periodo di sperimentazione, finalizzato a verificarne la funzionalità e la fruibilità da parte delle imprese.

Cessato il periodo di prova e in assenza di ulteriori proroghe dell’entrata in vigore della Deliberazione n. 14/2021, dal 01 Luglio 2022 è operativo il modello di Documento Unico di Trasporto idoneo a sostituire il F.I.R., alle condizioni imposte dalla legge e dalla stessa deliberazione, nei casi di raccolta e trasporto di rifiuti originati da attività di pulizia manutentiva di reti fognarie.

News Ambiente – La sola mancata indicazione della classe di rischio del rifiuto all’interno del registro di carico e scarico allorquando suddetta informazione sia rinvenibile nei FIR integra il reato di cui all’art. 258 comma 5° D.lgs. 152/2006

Il caso di specie prende le mosse dall’emissione di un’ordinanza-ingiunzione di pagamento a carico dei ricorrenti per aver gli stessi tenuto in maniera incompleta il registro di carico e scarico rifiuti – mancando di ivi indicare la relativa classe di rischio – con conseguente configurabilità dell’illecito amministrativo di cui all’art. 258 comma 2° TUA.

Con opposizione prima e appello poi, gli ingiunti avevano sostenuto che l’omissione anzidetta, a fronte di una restante generale puntuale compilazione del registro e di una possibilità di rinvenire il dato mancante all’interno del FIR, dovesse al più configuare l’ipotesi di cui all’art. 258 comma 5° D.lgs. 152/2006, trattandosi di violazione soltanto formale della previsione di cui all’art. 190 medesimo Decreto.

La Corte d’appello aveva rigettato la censura sostenendo, contrariamente, la natura sostanziale della violazione e richiamando, a sostegno delle proprie conclusioni, precedenti giurisprudenziali di legittimità asseritamente idonei a comprovare l’impossibilità di sopperire all’incompletezza descrittiva del registro di carico e scarico per relationem, attraverso il richiamo ad altra documentazione.

Con autonomi motivi di ricorso per cassazione, la difesa aveva criticato gli assunti del giudice di merito ribadendo la natura meramente formale della violazione e sottolineando come i precedenti richiamati non fossero conferenti al caso di specie, occupandosi di situazioni fattuali in cui la registrazione non era stata incompleta ma, del tutto, mancante.

Dello stesso avviso la Suprema Corte di Cassazione nella pronuncia in commento ove la stessa ha chiarito che la mancata indicazione della classe di rischio del rifiuto nel registro di carico e scarico – puntualmente compilato in tutte le altre sue parti – nei casi in cui suddetta informazione possa essere ricavata dai rispettivi formulari, non può integrare la violazione di cui all’art. 258 comma 2° D.lgs. 152/2006 ma che, di converso, ammetta l’applicabilità della disciplina di favore di cui al successivo comma quinto. I precedenti richiamati dal giudice d’appello, infatti, da un lato, riguardano ipotesi di mancata registrazione e, dall’altro, si inseriscono nel solco temporale di vigenza del Decreto Ronchi il cui art. 52 non può dirsi pienamente corrispondente all’attuale formulazione dell’art. 258 del Testo Unico Ambientale.

La normativa ora vigente, in altri termini, punisce con l’illecito amministrativo di cui all’art. 258 comma 2° D.lgs. 152/2006 i soggetti che, pur adempiendo all’obbligo di tenuta del registro di carico e scarico, non lo aggiornino, omettendo di registrare talune operazioni; il successivo comma 5°, invece, sanziona più lievamente coloro che, tenendo il registro e regolarmente aggiornandolo, forniscano informazioni incomplete, recuperabili per relationem da altra documentazione.

Cass. Civ., Sez. VI, Ord. del 12 Maggio 2022 – Ud. del 29 Aprile 2022 – n. 15184 Pres. L. G. Lombardo Rel. M. Criscuolo.

News Ambiente – Il produttore/detentore dei rifiuti risponde, in concorso con il trasportatore, del reato di trasporto in assenza di formulario

Con proprio ricorso, la difesa lamentava – tra le altre – l’erroneità delle pronunce di merito per aver le stesse ritenuto configurabile a carico del produttore del rifiuto il reato di cui agli artt. 193 e 258 comma 4° D.lgs. 152/2006 inerente al trasporto di rifiuti in assenza di formulario. A parere del ricorrente, i giudici avevano, da un lato, erroneamente interpretato il principio di diritto statuito nella sentenza n. 20862/2009, in forza del quale anche il produttore dei rifiuti è tenuto a compilare il formulario di trasporto, indebitamente equiparando la fattispecie di trasporto con F.I.R. incompleto o inesatto con quella di trasporto in assenza tout court di quest’ultimo. Dall’altro, poi, si sosteneva che i giudicanti avessero operato un’illegittima analogia in malam partem del precetto sanzionatorio, legislativamente volto a punire la condotta di colui che effettua il trasporto in assenza di idonea documentazione.

Invero, nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione – richiamando a sostegno delle proprie posizioni gli artt. 188, 193 e 258 del Testo Unico Ambientale nonché l’orientamento giurisprudenziale maturato sul tema tanto in seno alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea quanto dinanzi alle proprie sezioni (tra cui assume rilievo la citata sentenza n. 20862/2009) – è giunta ad affermare come il produttore/detentore dei rifiuti sia soggetto che, al pari del trasportatore, è chiamato dalla stessa normativa a provvedere alla compilazione e sottoscrizione del formulario di talché, in caso di omissione, lo stesso risponde dell’illecito amministrativo avendone integrato la condotta tipica e non in qualità di soggetto esterno alla fattispecie, tenuto ad obblighi di sorveglianza.

Ai fini della dichiarazione di responsabilità, in altri termini, non è stata operata alcuna illegittima analogia, potendo il produttore/detentore dei rifiuti essere chiamato a rispondere del reato di cui agli artt. 193 e 258 D.lgs. 152/2006, in concorso con il trasportatore, proprio a norma dello stesso precetto di legge nonché – ad abundantiam – del  disposto di cui all’art. 5 L. 689/1981.

Cass. Civ., Sez. II, Ord. del 21 Aprile 2022 – Ud. del 27 Gennaio 2022 – n. 12774 Pres. F. Manna Rel. R. Giannaccari.

Cass. Civ., Sez. II, Ord. del 29 Aprile 2022 – Ud. del 27 Gennaio 2022 – n. 13580 Pres. F. Manna Rel. R. Giannaccari.

News Ambiente – La mancata richiesta di rinnovo dell’autorizzazione ai sensi delle norme transitorie di cui D.lgs. 152/1999 integra la violazione di cui all’art. 124 D.lgs. 152/2006

A seguito dell’accertamento di scarichi non autorizzati, la Pubblica Amministrazione aveva irrogato a carico del Sindaco una sanzione per la violazione di cui all’art. 124 D.lgs. 152/2006, confermata in tutti i gradi di merito del giudizio. Con autonomo motivo di ricorso per cassazione, la difesa, però, lamentava la violazione del principio di legalità di cui all’art. 1 L. 689/1981 ritenendo che, nel caso di specie, si vertesse in un’ipotesi di mancato rispetto della disposizione di cui all’art. 62 comma 11 D.lgs. 152/1999 (in virtù della quale i titolari degli scarichi già autorizzati ai sensi della disciplina previgente di cui alla L. 319/1976 avrebbero dovuto procedere alla richiesta di nuova autorizzazione allo scadere della precedente e comunque non oltre i quattro anni successivi l’entrata in vigore del presente decreto) – violazione non assistita da alcuna sanzione – e non, invece, di mancata autorizzazione preventiva di cui all’art. 124 D.lgs. 152/2006.

Per la Seconda Sezione Civile, però, la doglianza è infondata.

Da un lato, la Corte rileva come l’art. 62 comma 11 D.lgs. 152/1999 riguardi il materiale adeguamento degli impianti esistenti e già autorizzati alla nuova disciplina normativa mentre il precedente art. 45 comma 7 regolamenti il regime delle prescritte autorizzazioni, stabilendo – con precipuo riferimento agli impianti già autorizzati – la validità del titolo per complessivi quattro anni e imponendo l’obbligo di rinnovo con almento un anno di anticipo rispetto alla scadenza. Solo in tal caso, prevede la norma, lo scarico potrà essere proseguito – anche a seguito della scadenza dell’autorizzazione  e pur sempre nel rispetto delle prescrizioni ivi previste e sino all’adozione del nuovo provvedimento.

A detta della Corte, la mancata richiesta di rinnovo nei termini ha reso illegittimo lo scarico in quanto proseguito in assenza di valido titolo; è la stessa normativa richiamata dal ricorrente, infatti, ad equiparare la situazione di mancanza originaria dell’autorizzazione al suo venir meno per scadenza del termine.

Dall’altro, si evidenzia come analoga regolamentazione sia contenuta nell’art. 124 comma 8 D.lgs. 152/2006, la cui violazione è punita ai sensi dell’art. 133 D.lgs. 152/2006. La norma, infatti, sanziona chiunque apra o effettui scarichi di acque reflue domestiche o di reti fognarie senza l’autorizzazione di cui all’art. 124; disposizione che, quindi, viene richiamata nella sua totalità e che, pertanto, giustifica la punibilità anche per l’effettuazione di uno scarico in assenza di richiesta di rinnovo dell’autorizzazione avanzata nel rispetto del termine di cui all’art. 124 comma 8 D.lgs. 152/2006.

Cass. Civ., Sez. II, Ord. 09 Marzo 2022 – Ud. del 13.01.2022 – n. 7608 Pres. M. Bertuzzi Rel. D. Cavallari.

News Ambiente – Il Ministero della Transizione Ecologica ha adottato Linee Guida in materia di etichettatura degli imballaggi

Si rappresenti, in premessa, come le summenzionate Linee guida siano state elaborate tenendo in considerazione le indicazioni già fornite in materia dal Consorzio Nazionale Imballaggi e al precipuo scopo di coadivare le imprese nell’assolvimento dell’obbligo di legge imposto dall’art. 219 comma 5° D.lgs. 152/2006, così come modificato dal D.lgs. 116/2021.

In particolare, con riferimento alla prima parte della disposizione richiamata (“Tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili e in conformità alle determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi nonché per dare una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi”), si è chiarito come l’obbligo suddetto debba essere assolto, per tutti gli imballaggi, dal produttore degli stessi, nelle forme e nei modi ritenuti più idonei ed efficaci al raggiungimento dello scopo di legge ma pur sempre nel rispetto delle norme tecniche esistenti relative a specifiche tipologie di imballaggi o a determinate categorie di informazioni ambientali e della Decisione 129/97/CE, unica determinazione della Commissione Europea inerente al tema in parola.

Inoltre, si è puntualizzato come, con precipuo riguardo ai soli imballaggi destinati al consumatore finale – inteso come il soggetto che agisce per scopi estranei ad attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale – il produttore sia tenuto ad inserire in etichetta anche tutte le informazioni inerenti alla gestione del fine vita e, pertanto, alla raccolta differenziata del rifiuto derivante da imballaggio.

Con riguardo, invece, all’obbligo per i produttori “di indicare, ai fini della identificazione e classificazione dell’imballaggio, la natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della decisione 97/129/CE della Commissione”, il Ministero ha evidenziato come lo stesso viga in relazione a tutti gli imballaggi, indipendentemente dal canale professionale o privato di vendita dello stesso.

Inoltre – stante la previsione per cui l’obbligo di etichettatura ambientale nei termini suddetti sarà pienamente operativo a far data del 01.01.2023, con possibilità di commercializzazione, fino ad esaurimento scorte, degli imballaggi non conformi immessi sul mercato o già etichettati a quella data –

il Ministero ha specificato come il regime transitorio di favore potrà trovare applicazione solo con riferimento agli imballaggi già etichettati o la cui etichetta sia già stata stampata alla data del 01.01.2023 nonché a quelli che siano, prima di tale data, stati acquistati dall’utilizzatore dell’imballaggio – anche se trasferiti a questo successivamente.

In ordine alla prova di quanto sopra:

  1. a) per gli utilizzatori di imballaggi con etichettatura non confome, pur se detenuti in giacenza, anche in altri Paesi, alla data del 01.01.2023, sarà sufficiente – ai fini della legittima immissione sul mercato degli stessi – esibire il documento di acquisto della merce in data antecedente al 01.01.2023;
  2. b) per gli autoproduttori di imballaggi che, alla data del 01.01.2023, abbiano in giacenza, anche in altri Paesi, scorte di imballaggi con etichetta non conforme, sarà necessario attestare la data antecedente di produzione del lotto;
  3. c) per i produttori di imballaggi che, alla data del 01.01.2023, abbiano in giacenza, anche in altro Paese, scorte di imballaggi con etichetta non conforme, sarà possibile commercializzare solo gli imballaggi acquistati dal cliente finale prima del 01.01.2023 ovvero gli imballaggi neutri e privi di etichettatura, purché accompagnati da documentazione che contenga le informazioni obbligatorie.

In ultimo, nel caso in cui gli imballaggi immessi nel mercato debbano subire un processo di stampa o apposizione di etichetta –  ricorda il Ministero – sarà necessario stipulare un apposito accordo con il cliente, prevedendo in quale specifico punto della filiela tali operazioni verranno compiute.

Ministero della Transizione Ecologica, “Linee Guida sull’etichettatura degli imballaggi ai sensi dell’art. 219 comma 5 del D.lgs. 152/2006 e ss.mm.”, 15 Marzo 2022

News Ambiente – Gli idrocarburi accidentalmente sversati e inquinanti devono essere considerati rifiuti

Nel dichiarare manifestamente infondato e generico il relativo motivo di ricorso, la Suprema Corte di Cassazione ha, nella pronuncia in commento, confermato gli approdi già sostenuti dal giudice del gravame, sostenendo come gli idrocarbuti accidentalmente sversati e inquinanti il terreno e le acque debbano essere considerati rifiuti, conformemente alla normativa e giurisprudenza nazionale e sovranazionale.

Nello specifico, con particolare riguardo al diritto interno, la Terza Sezione ha rilevato come, ai sensi dell’art. 183 comma 1° lett. a) D.lgs. 152/2006 debbano considerarsi rifiuti tutte le sostanze o oggetti «di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbigo di disfarsi». Tale azione, secondo la giurisprudenza nostrana, deve essere provata sulla base di dati obiettivi e non di valutazioni squisitamente soggettive (dipendenti, ad esempio, da una ritenuta inutilità, per il detentore di rifiuto, del predetto) e deve essere interpretata alla luce della finalità perseguite in ambito sovranazionale.

Volgendo così lo sguardo all’ambito europeo, la Sezione giudicante ha richiamato, in prima battuta, la nozione di rifiuto contenuta nell’art. 1 lett. a) della Direttiva 77/442 in forza della quale può essere definito come tale ogni sostanza o oggetto che: a) rientri in una delle categorie di cui all’Allegato I; b) di cui il produttore si disfi o voglia disfarsi. Ha, poi, precisato come, l’orientamento della giurisprudenza europea tenda a considerare l’elenco di cui al richiamato Allegato come meramente indicativo e a legare la compiuta qualificazione del rifiuto primariamente all’analisi del comportamento del suo detentore il quale deve aver intenzione di disfarsi della sostanza o oggetto. Concetto questo che – sempre per consolidato indirizzo giurisprudenziale – non può essere interpretato in senso restrittivo, essendo strettamente connesso e strumentale al perseguimento delle finalità perseguite dalla Direttiva (salvaguardia della salute umana e dell’ambiente dagli effetti nocivi derivanti dalle attività di gestione dei rifiuti) e dal Trattato Istitutivo dell’Unione Europea (raggiungimento di un elevato livello di tutela da attuarsi nel rispetto dei principi di precauzione e dell’azione preventiva).

Tanto premesso, la Suprema Corte di Cassazione ha ulteriormente rammentato come, sul tema, fosse già intervenuta la Corte di Giustizia: questa, in termini generali, aveva chiarito come debba considerarsi rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto costituente residuo di produzione (e quindi non ricercato in quanto tale al fine di un successivo utilizzo) che non possa essere re-impiegato a condizioni economiche vantaggiose senza previa trasformazione; con specifico riferimento agli idrocarburi accidentalmente sversati che abbiano dato origine ad un inquinamento del terreno e delle acque sotterranee, inoltre, la Corte sovranazionale aveva già ritenuto le condizioni summenzionate soddisfatte stante l’aleatorietà della commercializzazione di simili sostanze e, in ogni caso, la previa sottoposizione, a questo scopo, degli stessi a operazioni preliminari non economicamente favorevoli.

D’altro canto, diversamente argomentando, nei casi quali quello di specie, si sottrarrebbe il detentore agli obblighi di cui alla Direttiva 77/442 con conseguente violazione del divieto di abbandono, scarico e smaltimento incontrollato di rifiuti.

In ultimo, anche la Direttiva 91/689/CE e la Decisione del Consiglio 94/904/CE annoverano tra i rifiuti (pericolosi) gli idrocarbuti accidentalemente sversati.

Da quanto detto, la Corte sancisce il principio di diritto per cui gli idrocarburi sversati accidentalmente ed inquinanti il terreno e le acque sotterranee devono essere qualificati come rifiuti in quanto:

– trattasi di sostanze ricomprese nel punto Q4 dell’Allegato I della Direttiva 77/442;

– trattasi di sostanze non riutilizzabili senza trasformazione e la cui commercializzazione aleatoria implica operazioni preliminari che non sono economicamente vantaggiose;

– rispetto al caso specifico sub iudice, essendo il detentore ben conscio della natura di rifiuto «della nafta eventualmente fuoriuscita dai serbatoi e riversata sul terreno, atteso che tutte le aree maggiormente soggette a questa evenienza erano state pavimentate e dotate di spanti che avrebbero convogliato il prodotto sversato in una destinazione finale quale la fogna oliaria, sicuramente non compatibile con la natura di sottoprodotto».

Cass. Pen., Sez. III, 20 Gennaio 2022 – Ud. del 09.07.2022 – n. 2234 Pres. L. Ramacci Rel. M.C. Amoroso.

News Ambiente – Il D.L. 30 Dicembre 2021 n. 228, convertito con modificazioni con L. 25 Febbraio 2022 n. 15, ha ulteriormente prorogato l’obbligo di etichettatura ambientale

Come già noto, il D.lgs. 116/2020 aveva modificato il testo dell’art. 219 comma 5° D.lgs. 152/2006 prevedendo: nella prima parte della disposizione, l’obbligo di etichettatura di tutti gli imballaggi in conformità alle norme tecniche UNI applicabili e alle determinazioni adottate dalla Commissione Europea, con inserimento di tutte le informazioni opportune alla gestione del fine vita del rifiuto da imballaggio; nella seconda parte della norma, l’obbligo, in capo ai produttori di imballaggi, di indicare – ai fini della corretta identificazione e classificazione degli stessi – la natura dei materiali utilizzati in ossequio alle disposizioni di cui alla Decisione 97/129/CE.

L’art. 15 comma 6° D.lgs. 183/2020 ha, dapprima, sospeso l’operatività della prima parte della disposizione in parola sino al 31 Dicembre 2021. L’art. 39 comma 1ter D.L. 41/2021, convertito con modificazioni dalla L. 69/2021, poi, ha modificato il menzionato art. 15 prevedendo l’inapplicabilità dell’intero art. 219 comma 5° D.lgs. 152/2006 sino al 31 Dicembre 2021, con possibilità di commercializzazione dei prodotti privi dei requisiti di legge, già immessi sul mercato o già etichettati alla data del 1° Gennaio 2022.

Successivamente, il testo dell’art. 15 comma 6° D.lgs. 183/2020 è stato ulteriormente modificato ad opera dell’art. 11 comma 1° D.L. 228/2021 il quale ha esteso la sospensione dell’entrata in vigore dell’obbligo di etichettatura ambientale sino al 30 Giugno 2022, con possibilità di commercializzazione dei prodotti non conformi già immessi sul mercato o etichettati alla data del 1° Luglio 2022. In sede di conversione, il testo del D.L. 228/2021 è stato soggetto a modificazioni e, pertanto, con l’entrata in vigore della L. 15/2022, l’applicazione dell’art. 219 comma 5° D.lgs. 152/2006 è stata sospesa fino al 31 Dicembre 2022 con possibilità di commercializzazione dei prodotti privi dei requisiti, già sul mercato o etichettati  al 1° Gennaio 2023.

Decreto Legge 30 Dicembre 2021 n. 228 recante «Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi», convertito, con modificazioni, dalla L. 25 Febbraio 2022 n. 15.

News Ambiente – Anche il vettore può essere chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 259 D.lgs. 152/2006

L’imputato era stato ritenuto responsabile, tanto in primo che in secondo grado, del reato di cui all’art. 259 comma 1° D.lgs. 152/2006 per aver effetuato una spedizione transfrontaliera di rifiuti in assenza della documentazione richiesta dall’art. 26 Reg. CE 1016/2006. A parere dello stesso, però, la pronuncia aveva errato – per quanto qui di interesse – a ritenere applicabile anche al vettore il precetto normativo contestato il quale, punendo chiunque effettui una spedizione, è evidentemente destinato a sanzionare solo lo spedizioniere.

Di avviso contrario la Suprema Corte di Cassazione la quale – prendendo le mosse dalle informazioni richieste all’interno della documentazione la cui omissione era stata contestata nel capo di imputazione (tra le quali il mezzo di trasporto utilizzato e la data di spedizione, dati questi riferiti alla quantità e alla tipologia di rifiuti trasportati) – aveva ritenuto incontestabile che la normativa comunitaria ponesse degli obblighi anche il capo al vettore e non solo a colui che organizza la spedizione e all’importatore finale. Pertanto, ai fini della configurabilità del reato di trasporto illecito di rifiuti, non rileva la qualifica assunta dall’agente né la circostanza che questi svolga attività in maniera professionale o solo di fatto o in modo secondario quanto, piuttosto, la tipologia di attività concretamente posta in essere da questi: il trasporto di rifiuti in violazione degli specifichi obblighi informativi, la spedizione di rifiuti destinati allo smaltimento o al recupero in assenza delle necessarie autorizzazioni preventive nonché la spedizione di taluni rifiuti la cui possibilità di trasporto transfrontaliero è vietata.

Cass. Pen., Sez. III, 08 Febbraio 2022 – Ud. del 21.12.2021 – n. 4344 Pres. V. Di Nicola Rel. D. Galterio.

News Ambiente – Commette il delitto di peculato la società incaricata della riscossione dei canoni di depurazione e fognatura che non versi le somme alla Pubblica Ammistrazione gestore del servizio idrico

A seguito di rigetto di richiesta di riesame, la difesa aveva, nel caso di specie, impugnato il provvedimento giudiziale ritenendo – tra le altre censure – che lo stesso avesse erroneamente ritenuto sussistente il fumus boni iuris del delitto di peculato difettando, nel caso di specie, l’ontologica natura pubblica delle somme (da qualificarsi come corrispettivo e non tariffa) nonché dovendo la Società ritenersi non solo concessionaria del servizio di riscossione ma assegnataria dell’intero servizio idrico integrato.

La Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto infondato il motivo di ricorso: la riscrittura dell’art. 314 c.p. ad opera della L. 86/90 ha fatto venir meno il requisito dell’appartenenza alla pubblica amministrazione delle cose mobili oggetto di appropriazione di talché la qualificazione dei canoni quali corrispettivo o tariffa del servizio idrico appare irrilevante ai fini della configurazione dell’illecito. Diversamente – a detta del Giudice – il nodo della questione concerne il requisito dell’altruità delle somme, dovendo, pertanto, stabilirsi se i canoni di depurazione e fognatura spettino ab origine alla Pubblica Amministrazione in forza di un vincolo di destinazione originario a fini di interesse pubblico o se, piuttosto, essi costituiscano corrispettivo del servizio svolto dal gestore dell’acquedotto con obbligo di riversare le somme alla Pubblica Amministrazione competente.

A parere della Sesta Sezione Penale è pacifico che le somme in parola appartengano ab origine alla Pubblica Amministrazione (nel caso di specie la Regione Campania), configurandosi così il requisito dell’altruità della cosa mobile oggetto di appropriazione, in quanto – al di là degli specifici accordi di cui alla Convenzione fra le parti – lo stesso art. 155 D.lgs. 152/2006 prevede espressamente, con riferimento alla tariffa del servizio di fognatura e depurazione, che: «Il gestore è tenuto a versare i relativi proventi, risultanti dalla formulazione tariffaria definita ai sensi dell’articolo 154, a un fondo vincolato intestato all’ente di governo dell’ambito, che lo mette a disposizione del gestore per l’attuazione degli interventi relativi alle reti di fognatura ed agli impianti di depurazione previsti dal piano d’ambito».

Cass. Pen., Sez. VI, 01 Febbraio 2022 – Ud. del 12.01.2022 – n. 3683 Pres. A. Petruzzellis Rel. F. D’Arcangelo.

News Ambiente – Il 14 Gennaio 2022 è entrato in vigore il D.lgs. 08 Novembre 2021 n. 196, attuazione della Direttiva UE/2019/904

Al dichiarato fine di prevenire e ridurre l’impatto di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, di promuovere la transizione verso un’economia circolare e l’adozione di comportamenti corretti in ordine alla gestione dei rifiuti di plastica nonché al fine di incentivare l’utilizzo di plastica riciclata idonea al diretto contatto alimentare, il legislatore italiano, in attuazione della Direttiva UE/2019/904, ha adottato il D.lgs. 196/2021, entrato in vigore lo scorso 14 Gennaio 2022.

Tra le misure di maggior rilievo, si evidenziano:

l’invito al Ministro della transizione ecologica, al Ministro dello sviluppo economico e alle Regioni e Provincie Autonome di Trento e Bolzano a stupulare accordi e contratti di programma con enti pubblici, imprese, soggetti pubblici, privati ed associazioni di categoria, in conformità agli artt. 206 e 206ter D.lgs. 152/2006, per il perseguimento delle finalità di cui all’art. 4;

– il divieto di immettere sul mercato prodotti di plastica oxo-degradabile e prodotti di plastica monouso tassativamente indicati nella Parte B dell’Allegato – salvo che gli stessi non siano realizzati con materiale biodegradabile e biocompostabile, certificato conforme allo standard europeo dalla norma UNI EN 13432 o UNI EN 14995, con percentuali di materia prima rinnovabile superiore o uguale al 40% (60% dal 1° Gennaio 2024) allorquando: a) non sia possibile l’uso di alternative riutizzabili; b) o queste, in considerazione delle specifiche circostanze di tempo e luogo, non forniscano adeguate garanzie in termini di igiene e sicurezza; c) o quando l’impatto ambientale del prodotto riutilizzabile sia peggiore delle alternative biodegradabili e compostabili monouso (sulla base dell’analisi del ciclo di vita da parte del produttore); d) l’impiego sia previsto in circuiti controllati che conferiscono stabilmente, con raccolta differenziata, i rifiuti al servizio pubblico di raccolta (es. mense, strutture e residenze sanitarie o socio-assistenziali); e) in considerazione della particolare tipologia di alimenti e bevande; d) in circostanze che prevadano la presenza di un elevato numero di persone;

– divieto, a decorrere dal 03 Luglio 2024, di immettere sul mercato prodotti di plastica monouso di cui alla parte C dell’Allegato, i cui tappi e coperchi di plastica non restino attaccatti ai contenitori per la durata dell’uso previsto;

– l’obbligo di apporre sull’imballaggio di prodotti di plastica monouso indicati nella parte D dell’Allegato ovvero sugli stessi prodotti, all’atto di immissione sul mercato, una marcatura in caratteri grandi, chiaramenti leggibili e indelebili, in conformità al Regolamento di esecuzione UE/2020/2151.

Lgs. 8 novembre 2021, n. 196 (in Suppl. ordinario n. 41 alla Gazz. Uff., 30 novembre 2021, n. 285) recante «Attuazione della direttiva (UE) 2019/904, del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente».