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News Ambiente – Ammissibilità autorizzazione doppia linea di recupero di rifiuti, l’una in R12 secondo i criteri di end of waste e l’altra in R3 secondo il DM 05.02.1998: il Ministero dell’Ambiente risponde ad un interpello della Provincia di Viterbo

Con atto di interpello identificato al Prot. MASE in entrata n. 89422 del 01 Giugno 2023, la Provincia di Viterbo ha rappresentato al Ministero la seguente situazione: società autorizzata alla messa in riserva R13 per 15.000 t/a e per 3.000 t/a in R3 con riguardo ad una linea di recupero di rifiuti di carta e cartone avanzava istanza di rinnovo con modifica non sostanziale del titolo abilitativo del proprio impianto di rifiuti non pericolosi, richiedendo di essere autorizzata al trattamento in R12 di «un quantitativo di rifiuti pari a 12.000 t/a su cui applicare i criteri specifici dell’End of Waste secondo il DM 118/2020, mantenendo sempre in essere le operazioni di recupero in R3 sulle 3.000 t/a.».

La Provincia, però, si era determinata nel senso del non accoglimento della domanda, ritenendo la richiesta consistente in una modifica sostaziale del titolo abilitativo – «in quanto essendo la ditta già autorizzata in R3 per il recupero di carta e cartone, non necessita del passaggio in R12 poichè esiste già un’attività di recupero» – e presupponendo «che l’inserimento di un aumento dei quantitativi da avviare a recupero in R12 sia un modo per ovviare alla procedura di verifica di cui al co 9 art. 6 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. che scatterebbe nel momento in cui la richiesta venisse fatta per aumentare i quantitativi avviati alle operazioni di recupero in R3, configurandosi quest’ultima come una modifica sostanziale».

Date queste premesse, l’interpellante ha rivolto al Ministero l’interrogativo concernente la possibilità di «rilasciare al soggetto richiedente un’autorizzazione all’esercizio di una doppia linea di recupero dei rifiuti di carta e cartone, di cui una da adibire a recupero R12 secondo i criteri specifici dell’End of waste disciplinati dal DM 118/2020 e l’altra a recupero R3 di materia prima seconda di carta e cartone secondo il DM 05/02/1998»

Con proprio parere Prot. Mase in uscita n. 54114 del 21 Marzo 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare ha, sostanzialmente, negato tale possibilità: richiamando, infatti, quanto previsto nella nota 7 alla definizione di recupero in R12 – contenuta nell’Allegato C alla Parte IV D.Lgs. 152/2006 e in forza della quale solo «in mancanza di un codice R appropriato, la citata operazione può comprendere le operazioni preliminari precedenti al recupero, incluso il pretrattamento come tra l’altro, la cernita, la frammentazione, la compattazione, la pellettizzazione, l’essiccamento, la triturazione, il condizionamento, il ricondizionamento, la separazione, il raggruppamento prima di una delle operazioni da R1 a R1» – il Ministero ha affermato che «l’attività R12 risulta utilizzabile solo qualora non sia possibile individuare una operazione di recupero appropriata; al contrario, quando la corretta operazione di cui all’Allegato C è stata già definita, nel caso di specie dall’operazione R3 per il recupero di carta e cartone, non sembra necessario ricorrere all’operazione R12».

La Direzione ministeriale ha, infine, ricordato come con l’entrata in vigore del dm 188/2020 inerente ai criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto per i rifiuti di carta e cartone non sia più possibile far riguardo, con riferimento a questi ultimi, al dm 05/02/1998.

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 54114 del 21 Marzo 2024 avente ad oggetto “Interpello ai sensi dell’articolo 3-septies del d.lgs. 152/2006. Attività di recupero dei rifiuti di carta e cartone: Applicazione della disciplina dell’end of waste di cui al decreto ministeriale 22 settembre 2020, n. 188 ed attività di recupero R3/R12 di cui all’allegato C parte IV, d.lgs. 152/2006.”.

News Ambiente – Gestione e trattamento del percolato in discarica: il Ministero dell’Ambiente ha richiesto chiarimenti alla Commissione Europea

Occorre, in prima istanza, premettere come, con riguardo alla corretta gestione del “percolato” – da intendersi come «qualsiasi liquido che si origina prevalentemente dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi e che sia emesso da una discarica o contenuto all’interno di essa» – il D.lgs. 36/2003 preveda che: a) «il percolato ed eventuali acque di ruscellamento diretto sul corpo dei rifiuti devono essere captati, raccolti e smaltiti per tutto il tempo di vita della discarica (gestione e post-gestione), secondo quanto stabilito nell’autorizzazione, e comunque per un tempo non inferiore a 30 anni dalla data di chiusura definitiva dell’impianto»; b) «il percolato prodotto dalla discarica e le acque raccolte devono essere preferibilmente trattati in loco in impianti tecnicamente idonei. Qualora particolari condizioni tecniche impediscano o non rendano ottimale tale soluzione, il percolato potrà essere conferito ad idonei impianti di trattamento, autorizzati ai sensi della vigente disciplina sui rifiuti o, in alternativa, dopo idoneo trattamento, recapitato in fognatura nel rispetto dei limiti allo scarico stabiliti dall’ente gestore. La soluzione individuata per la gestione del percolato e per le acque di ruscellamento sul corpo rifiuti deve essere contenuta nell’istanza ed indicata nell’atto autorizzativo dell’impianto».

Parimenti, la normativa europea stabilisce che «in relazione alle caratteristiche della discarica e alle condizioni meteorologiche vengano adottate misure adeguate per raccogliere le acque e il colaticcio contaminati e trattare gli stessi affinché raggiungano la qualità richiesta per poter essere scaricati».

Date queste premesse, all’indomani della modifica legislativa del D.lgs. 36/2003, intervenuta ad opera del D.lgs. 121/2003, diverse amministrazioni nonché autorità di molteplici settori produttivi hanno insistentemente rivolto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica richieste di chiarimenti in ordine alla possibilità di poter autorizzare gli impianti di discarica a far ricircolare sul corpo di rifiuti il percolato ovvero di sottoporre lo stesso ad un preliminare trattamento di filtrazione al fine di reimettere il concentrato di percolato così ottenuto nel corpo di discarica.

Il Ministero dell’Ambiente – con proprio provvedimento avente n. Prot. MASE in uscita 181752 del 10 Novembre 2023 – ha, pertanto, ritenuto di rivolgere alla Commissione Europea i seguenti quesiti: «se, in base alla disciplina europea: a- è possibile gestire il percolato prodotto dalle discariche mediante il ricircolo dello stesso sul corpo rifiuti, b- è possibile prevedere la reimmissione diretta nel corpo della discarica del concentrato ottenuto dal trattamento di filtrazione del percolato o se è necessaria, prima della reimmissione, la caratterizzazione di base nel rispetto dei criteri di ammissibilità previsti per la specifica categoria di discarica del rifiuto ottenuto dal trattamento di filtrazione».

Con atto Ref. Ares(2023)8588800 del 14 Dicembre 2023, la Commissione Europea, dapprima richiamando la propria normativa, è giunta, da un lato, a chiarire come «qualsiasi scenario di reintroduzione del colaticcio nel corpo della discarica deve considerare il colaticcio come tale e non come rifiuto» – non essendo possibile, ai sensi dell’art. 5 paragrafo 3, lettera a) della Direttiva 1999/31/CE, per gli Stati Membri ammettere in discarica rifiuti liquidi.

Dall’altro lato, l’Autorità sovranazionale ha ritenuto di non poter rispondere con precisione all’interrogativo del proponente, difettando indicazioni quanti-qualitative rispetto alle discariche interessate nonché sul tipo di trattamento a cui il percolato dovrà essere sottoposto.

Ciononostante, la Commissione ha raccomandato che: «per ogni discarica, dopo uno studio approfondito delle sue caratteristiche specifiche, le autorità italiane richiedano, tramite l’autorizzazione della discarica, che il percolato, se reintrodotto nel corpo della discarica, venga preventivamente trattato per filtrare, come minimo, metalli pesanti, Sali e azoto», confidando che queste garantiscano «che il volume e la composizione del percolato e il comportamento di assestamento del livello del corpo della discarica [..] siano debitamente controllati e monitorati [..] per quanto riguarda rispettivamente la fase operativa e quella successiva alla chiusura»

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Dipartimento sviluppo sostenibile – Atto n. 181752 del 10 Novembre 2023 avente ad oggetto “Gestione del percolato prodotto dalle discariche – Quesito”.

Commissione Europea – Direzione Generale Ambiente – Conformità Governance e Sostegno agli Stati Membri – Conformità Ambientale – Attuazione – Atto Ref. Ares(2023)8588800 del 14 Dicembre 2023.

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Ex Direzione Generale Economia Circolare – avente ad oggetto “Chiarimenti interpretativi sulla gestione e trattamento del percolato in discarica”.

News Ambiente – La Suprema Corte di Cassazione torna sulla nozione di profitto in relazione al reato di cui all’art. 452quaterdecies c.p.

Nella pronuncia in commento, la Terza Sezione, nel rigettare la tesi difensiva – a norma della quale il concetto di profitto sarebbe dovuto essere fatto coincidere con l’utile netto –, ha ribadito come il fine ultimo della confisca debba essere individuato, piuttosto che in una finalità repressiva, in una «di «compensazione» o di «riequilibrio» dell’ordine economico violato, riportando la situazione patrimoniale del reo nelle condizioni in cui si trovava prima della consumazione del reato, e così impedendo al medesimo di godere del frutto della sua attività, in base al principio fondamentale che il crimine non rappresenta in uno Stato di diritto un legittimo titolo di acquisto di beni».

Contrariamente, sostenere il criterio del profitto netto significherebbe addossare sullo Stato «il rischio di esito negativo del reato e consentirebbe al responsabile di sottrarsi al «rischio economico del reato», mettendo a repentaglio l’applicabilità della misura nelle ipotesi di reati «in perdita»»; ne deriva ulteriormente che «non devono essere detratti dal profitto del reato i costi sostenuti dal reo per la realizzazione dell’attività criminosa, pur intrinsecamente leciti, in quanto, ai fini della determinazione del profitto, non sono utilizzabili parametri valutativi di tipo aziendalistico, come il criterio del profitto netto».

Citando a sostegno anche l’art. 2 della Direttiva 2014/42/UE – che definisce il provento del reato come proceed (e non come profit) costituito da «ogni vantaggio economico derivato, direttamente o indirettamente, da reati» e consistente in qualsiasi bene, incluso «ogni successivo reinvestimento o trasformazione di proventi diretti e qualsiasi vantaggio economicamente valutabile» – la Suprema Corte ha concluso affermando lapidariamente come «la nozione di profitto del reato di cui all’articolo 452-quaterdecies cod. pen. non può essere ridotta al solo «utile netto», dovendosi invece ritenere, in conformità con la natura «riequilibratrice» di tale confisca (ed a differenza di quella dello «strumento del reato»), come riferita a tutto ciò che consegue in via immediata e diretta al reato, senza considerare gli eventuali costi sostenuti, la cui detrazione sottrarrebbe il colpevole al rischio economico del reato».

In ultima istanza, si evidenzia come, nella medesima decisione, la Corte abbia ribadito che: «in tema di sequestro finalizzato alla confisca del profitto del delitto di cui all’articolo 452-quaterdecies cod. pen., ove la natura della fattispecie concreta e dei rapporti economici ad essa sottostanti non consenta d’individuare la quota di profitto concretamente attribuibile a ciascun concorrente, o la sua esatta quantificazione, il sequestro preventivo deve essere disposto per l’intero importo del profitto nei confronti di ciascuno, pur senza alcuna duplicazione e nel rispetto dei canoni della :solidarietà interna tra i concorrenti»

Cass. Pen., Sez. III, 20 Marzo 2024 – Ud. del 06.03.2024 – n. 11671 Pres. L. Ramacci Rel. A. Galanti.

News Ambiente – Risponde del reato di gestione illecita di rifiuti anche colui che, rinvenendo rifiuti da altri abusivamente smaltiti o abbandonati, compia su di essi nuove attività di gestione dei rifiuti

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha, da un lato, ribadito come non sia possibile chiamare a rispondere, a titolo di concorso nel reato di cui all’art. 256 D.lgs. 152/2006, il soggetto che rinvenendo rifiuti da altri abusivamente smaltiti o abbondanati, ometta una qualsivoglia attività di rimozione e/o bonifica; di converso, potrà essere ritenuto responsabile del reato di gestione illecita di rifiuti colui che, nella medesima situazione, compia sui rifiuti un’attività di gestione quale la raccolta, lo stoccaggio, lo smaltimento o l’abbandono in assenza di idoneo titolo abilitativo.

Cass. Pen., Sez. III, 20 Marzo 2024 – Ud. del 06.03.2024 – n. 11599 Pres. L. Ramacci Rel. A. Galanti.

News Ambiente – Ai fini della determinazione della competenza per territorio rispetto al reato di traffico illecito di rifiuti è necessario aver riguardo al momento di consumazone del reato, avvenuta nel tempo e nel luogo in cui si sono verificati tutti gli elementi tipici del fatto illecito

Nella pronuncia in commento, la Terza Sezione della Suprema Corte di Cassazione ha, in prima battuta, ribadito come, in assenza di referenti normativi specifici in materia di determinazione della competenza per territorio nei reati abituali, questa debba essere individuata nel luogo ove il reato è stato consumato ovvero dove le «varie frazioni della condotta, per la loro reiterazione, hanno determinato il comportamento punibile».

In questa prospettiva, ai fini della consumazione del delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti di cui all’art. 452quaterdecies c.p. è necessario individuare il momento e il luogo in cui si sono verificati tutti gli elementi tipici del reato, potendo ben avvenire, a titolo esemplificativo, che venga posta in essere una delle condotte tipiche della fattispecie ma in assenza dell’ulteriore elemento costitutivo dell’allestimento di mezzi e attività ovvero, pur in presenza di questo e della pluralità di operazioni, che difetti il dato dell’ingente quantitativo di rifiuti.

Pur a fronte della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, nel caso sottoposto al vaglio di legittimità – ove la raccolta, lo stoccaggio e il conferimento dei rifiuti erano avvenuti in tre luoghi diversi –  pertanto, il Giudice ha ritenuto errato tanto il rilievo della difesa – atto a individuare l’autorità competente nel luogo di concretizzazione dell’ingiusto profitto – non essendo tale elemento determinante ai fini della consumazione del delitto; quanto quello del tribunale il quale aveva dato rilievo alla sola attività di stoccaggio, trascurando la pregressa attività di raccolta, costituente anch’essa fase di gestione dei rifiuti. Più nello specifico: «E’ errato confondere il luogo di stoccaggio con quello nel quale si sarebbe verificato il requisito nella quantità ingente di rifiuti, perché, in realtà, tale luogo rende solo fisicamente percepibile un dato che è comunque logicamente preesistente: se è lo stesso operatore a raccogliere e a stoccare i medesimi rifiuti non si vede perché la condotta del raccogliere (che precede quella dello stoccare) debba essere eliminata a favore di quella dell’ammasso; se l’ammasso costituisce l’unità di misura della quantità ingente dei rifiuti gestiti appare evidente che il reato si è già consumato attraverso le singole operazioni di raccolta»

Cass. Pen., Sez. III, 19 Marzo 2024 – 14 Dicembre 2023 – n. 11400 Pres. L. Ramacci Rel. A. Aceto.

News Ambiente – La violazione delle prescrizioni A.I.A. inerenti alle attività di «estrazione, captazione, recupero energetico o termodistruzione del biogas prodotto dai rifiuti conferiti in discarica» integra l’illecito di cui all’art. 29quattuordecies comma 3° TUA

In primo grado, il Giudice di merito aveva condannato l’imputato per il reato di cui all’art. 29quattuordecies comma 3° D.lgs. 152/2006, ritenendo lo stesso responsabile di aver violato, in qualità di amministratore di un consorzio gestore di una discarica di rifiuti solidi urbani, le prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale in possesso e, in specie, quelle inerenti all’«obbligo di mantenimento in efficienza del sistema di captazione ed estrazione del biogas generato dal naturale smaltimento in discarica dei rifiuti» nonché «all’obbligo del suo recupero energetico ovvero alla termodistruzione in idonea camera di combustione».

Con apposito ricorso per Cassazione, la difesa dell’imputato lamentava l’erronea qualificazione del fatto nella fattispecie di rilevanza penale di cui all’art. 29quattuordecies comma 3° D.lgs. 152/2006, in luogo di quella di natura amministrativa di cui al comma 2° del medesimo articolo – non afferendo le precrizioni violate alla gestione dei rifiuti.

In particolare, si chiariva che il titolo abilitativo non riguardasse la gestione del biogas come rifiuto quanto piuttosto come mera emissione in atmosfera; inoltre, come chiarito da un precedente di legittimità, erroneamente ritenuto non pertinente dal Giudice di primo grado, «il biogas – al pari degli altri effluenti gassosi generati nel corso di attività produttiva» può «considerarsi rifiuto soltanto se immesso in contenitori ovvero altrimenti destinato ad essere stoccato e smaltito con un impianto indipendente rispetto a quello di generazione». Diversamente, nel caso di specie, era «previsto che il biogas spontaneamente prodotto dalla digestione anaerobica dei rifiuti fosse incanalato in un sistema per creare energia».

La Suprema Corte di Cassazione, nella pronuncia in commento, ha ritenuto infondato il ricorso. Richiamando le disposizioni di cui agli artt. 9 comma 1° lett. a), 10 lett. g), 13 e di cui all’Allegato I D.lgs 36/2003 nonché art. 186 lett. n) D.lgs. 152/2006, la Terza Sezione ha, dapprima, chiarito come la nozione di gestione dei rifiuti ricomprenda anche «lo smaltimento dei rifiuti, compresi la supervisione di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento»; ha, successivamente, statuito come, in forza delle previsioni richiamate «è evidente come le operazioni di estrazione, captazione, recupero energetico o termodistruzione del biogas prodotto dai rifiuti conferiti in discarica – comprese le relative operazioni di controllo e di manutenzione degli impianti a tal fine predisposti – siano rilevanti, qualificanti e funzionali rispetto alla corretta gestione ed allo smaltimento dei rifiuti medesimi, senza che al proposito rilevi la possibilità di qualificare o meno il biogas come rifiuto. La violazione delle prescrizioni al proposito impartite nell’A.I.A., in conformità a quelle specifiche disposizioni di legge che ne attestano la significatività rispetto alla gestione dei rifiuti, integra dunque la fattispecie penale contestata all’imputato e non ricade tra quelle riconducibili al residuale illecito amministrativo previsto dall’art. 29 quattuordecies, comma 2, cl.lgs. 152 del 2006».

Cass. Pen., Sez. III, 12 Marzo 2024 – Ud. del 15.02.2024 – n. 10236 Pres. L. Ramacci Rel. G. F. Reynaud.

News Ambiente – Ammissibilità di attività di messa in riserva R13 a seguito di lavorazione R12: il Ministero dell’Ambiente risponde ad un interpello della Provincia di Viterbo

Con atto di interpello identificato al Prot. MASE in entrata n. 100727 del 20 Giugno 2023, la Provincia di Viterbo ha richiesto al Ministero di chiarire se sia possibile autorizzare un riavvio a messa in riserva (R13) di un rifiuto proveniente da attività di recupero (R12) con cambio codice EER, da inviarsi poi, a seconda delle esigenze di mercato e sempre nell’ambito delle quantità autorizzate di stoccaggio istantaneo della messa in riserva, a lavorazioni R3/R5 per la produzione, a seconda della tipologia di rifiuto, di materia prima seconda.

Con proprio parere Prot. Mase in uscita n. 43443 del 06 Marzo 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare ha, in prima battuta, ricordato come, da un lato, l’elencazione delle operazioni identificate ai codici da R1 a R13 di cui all’All. C alla Parte IV del D.lgs. 152/2006 non sia da ritersi esaustiva e, dall’altro, come la definizione della lavorazione R12 sia così espressa: «Scambio di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate da R1 a R11»; ciononostante, prosegue il Ministero, in nota viene chiarito come tale definizione «In mancanza di un altro codice R appropriato, può comprendere le operazioni preliminari precedenti al recupero, incluso il pretrattamento come, tra l’altro, la cernita, la frammentazione, la compattazione, la pellettizzazione,l’essiccazione, la triturazione, il condizionamento, il ricondizionamento, la separazione, il raggruppamento prima di una delle operazioni indicate da R1 a R11».

Ne deriva, con riguardo al quesito posto che: «fermo restando che l’elenco delle operazioni riconducibili alle “operazioni preliminari precedenti al recupero”, di cui alla citata nota (7) alla operazione R12 dell’allegato C, non è tassativo, la possibilità di attribuire il codice R12 ad una operazione di recupero è preliminarmente subordinata alla “mancanza di un altro codice R appropriato”, rappresentando lo stesso un codice residuale e dipende inoltre dalla successiva destinazione dei rifiuti, oggetto di trattamento, a una delle operazioni contraddistinte dai codici da R1 a R11, escludendo di fatto la messa in riserva di rifiuti in R13».

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 43443 del 06 Marzo 2024 avente ad oggetto “Interpello ai sensi dell’articolo 3-septies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 – Chiarimenti in merito alle attività di messa in riserva R13 a seguito di lavorazione in R12 allegato C parte IV, D. Lgs. 152/06.”.

News Ambiente – Assimilazione ai rifiuti urbani dei rifiuti sanitari a rischio infettivo sterilizzati: il Ministero dell’Ambiente risponde ad un interpello della Giunta della Regione Toscana

Con proprio interpello, identificato al Prot. Mase in ingresso n. 100338 del 20 Giugno 2023, la Giunta Regionale Toscana ha richiesto al Ministero di chiarire : a) il rapporto sussistente tra le previsioni di cui al D.P.R. 254/2003 – in forza delle quali sono assimilati ai rifiuti urbani i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo i quali abbiano subito un processo di sterilizzazione a norma del medesimo Decreto e purché gli stessi vengano smaltiti in impianti di incenerimento per rifiuti urbani – e quelle di cui all’art. 30bis del D.L. 23/2020 – che, invece, dispongono l’assoggettamento al regime giuridico dei rifiuti urbani dei rifiuti sanitari a solo rischio infettivo che abbiano subito un processo di sterilizzazione a norma del D.P.R. 254/2003 presso strutture sanitarie pubbliche o private; b) se sia corretto attribuire ai rifiuti sanitari a solo rischio infettivo sterilizzati all’interno delle strutture sanitarie il codice CER 20.03.01.

Con proprio parere Prot. Mase in uscita n. 43348 del 06 Marzo 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – ex Direzione Generale Economia Circolare si è così espresso.

Con riguardo al primo quesito, ha ritenuto che i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo che siano stati sterilizzati a norma del D.P.R. 254/2003 all’interno di strutture sanitarie, pubbliche o private, possano, a norma dell’art. 30bis D.L. 23/2020, così come successivamente modificato, essere assoggettati al regime giudirico dei rifiuti urbani, indipendentemente dalle modalità di successivo smaltimento (diversamente da quanto previsto dal Regolamento del 2003).

I rifiuti sanitari sterilizzati, una volta assimilati agli urbani, possono essere conferiti al servizio pubblico di raccolta come rifiuto indifferenziato e, quindi, con codice CER 20.03.01 in ottemperanza al disposto di cui all’art. 9 comma 1° D.P.R.  254/2003.

Ribadisce, infatti, in conclusione, il Ministero che: «Per questa tipologia di rifiuti viene, dunque, stabilita ex lege la classificazione e l’attribuzione del codice EER, posto che l’articolo 30-bis del decreto-legge n. 23 del 2020, si inserisce – semplificando – in una disciplina già delineata dal richiamato D.P.R. n. 254 del 2003»

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Ex Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 43348 del 06 Marzo 2024 avente ad oggetto “Interpello ai sensi dell’articolo 3-septies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 – Applicazione dell’art. 30-bis del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 nell’ambito della gestione dei rifiuti sanitari sterilizzati.”.

News Ambiente – E’ stato adottato il nuovo Modello Unico di dichiarazione Ambientale

Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 Gennaio 2024 – pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 52 del 02 Marzo 2024 – è stato adottato il nuovo modello MUD, sostitutivo di quello di cui al D.P.C.M. 03 Febbraio 2023 e da utilizzarsi «per le dichiarazioni da presentare entro il 30 aprile di ogni anno con riferimento all’anno precedente, come disposto dalla legge 25 gennaio 1994, 70.».

Si precisa che, invero, a norma dell’art. 6 comma 2bis della L. 70/1994: «Qualora si renda necessario apportare, nell’anno successivo a quello di riferimento, modifiche ed integrazioni al modello unico di dichiarazione ambientale, le predette modifiche ed integrazioni sono disposte con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro la data del 1° marzo; in tale ipotesi, il termine per la presentazione del modello è fissato in centoventi giorni a decorrere dalla data di pubblicazione del predetto decreto».

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 Gennaio 2024 recante “Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2024” – pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 52 del 02 Marzo 2024.

News Ambiente – Sull’etichettatura delle batterie: il Ministero dell’Ambiente risponde ad un interpello della Città Metropolitana di Genova

Con proprio interpello identificato al Prot. Mase in ingresso n. 142635 del 08 Settembre 2023, la Città Metropolitana di Genova ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di chiarire se con riguardo alle ipotesi di apparecchi elettronici contenenti batterie non sostituibili dall’utilizzatore finale sia sufficiente, per il produttore delle stesse, apporre sull’imballaggio il simbolo di cui all’Allegato IX D.lgs. 49/2014, previsto per i RAEE – potendo questo sostituire il simbolo della raccolta differenziata di cui all’Allegato IV D.lgs. 188/2008.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – ex Direzione generale Economia Circolare, con proprio parere identificato al Prot. in uscita n. 28820 del 15 Febbraio 2024, ha, dapprima, richiamato la normativa di riferimento, ribadendo come, ai sensi dell’art. 23 D.lgs. 188/2008, pile, accumulatori e pacchi di batterie possono essere legittimamente immessi sul mercato solo se contrassegnati in modo visibile, leggibile e indelebile con il simbolo di un bidone della spazzatura su ruote, barrato da una croce; simbolo che può essere apposto sull’imballaggio solo ed esclusivamente allorquando le dimensioni del prodotto siano ridotte e non consentano l’inserimento del pittogramma con le caratteristiche di legge direttamente su di esso.

Parimenti, ai sensi dell’art. 28 D.lgs. 49/2014, il produttore di apparecchi elettronici, al fine di assicurare il loro corretto smaltimento, è tenuto ad apporre sul prodotto il simbolo di un bidone della spazzatura su ruote barrato, con una barra piena orizzontale – la quale sta ad indicare l’immissione sul mercato successiva al 13 Agosto 2005. Anche in tal caso, qualora per le ridotte dimensioni dell’apparecchiatura non sia possibile apporre il simbolo sul prodotto, è riconosciuta la possibile di inserire il pittogramma sull’imballaggio, sulle istruzioni per l’uso e sulla garanzia.

Ne deriva, a parere del Ministero, che: a) anche le «batterie contenute negli auricolari wireless e nelle basi incorporate per la ricarica degli stessi, seppur inamovibili da parte dell’utilizzatore finale e di dimensioni particolarmente ridotte [..] rientrano nell’ambito di applicazione del d.lgs. 188/2008 e pertanto sono soggette all’obbligo di etichettatura di cui all’art. 23, del citato decreto legislativo. Tale etichettatura, laddove ricorrano i requisiti di dimensione previsti dall’ultimo periodo del comma 2 del citato articolo 23, è apposta sull’imballaggio»; b) differendo tale simbolo – si ribadisce, obbligatorio per l’immissione sul mercato di apparecchi elettrici – da quello di cui all’Allegato IX D.lgs. 49/2014 – anch’esso obbligatorio in materia di rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici – tanto per l’immagine raffigurata che per le dimensioni, «l’apposizione del solo simbolo riconducibile all’allegato IX del d.lgs. 49/2014, non esonera dall’apposizione del simbolo di cui all’Allegato IV del d.lgs. 188/2008 sulla batteria ovvero, laddove ne ricorrano le condizioni, sull’imballaggio dei prodotti». 

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Ex Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 28820 del 15 Febbraio 2024 avente ad oggetto “Interpello in materia ambientale ex articolo 3-septies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 – applicazione della normativa vigente in materia di etichettatura delle batterie”.