Tutti gli articoli di Gabriele Taddia

News 231/01 – Ai fini della configurabilità del requisito del vantaggio dell’ente è irrilevante la sistematicità delle violazioni. La dichiarazione di responsabilità dell’ente dovrà comunque essere fondata sulla prova della sussistenza di un apprezzabile vantaggio dallo stesso conseguito, non desumibile dalla mera commissione dell’illecito presupposto

La pronuncia in commento si inserisce nel solco delle recentissime decisioni emesse dalla Suprema Corte di Cassazione a mezzo della quali la stessa è giunta a sostenere l’irrilevanza della sistematicità delle violazioni presupposto ai fini della dichiarazione di sussistenza dell’elemento oggettivo delle responsabilità amministrativa da reato dell’ente, rectius quello dell’interesse.

Con la pronuncia in commento, la Quarta Sezione della Corte ha, invero, esteso la portata applicativa del suddetto principio di diritto anche all’alternativo requisito del vantaggio. Si è, infatti, sostenuto come anche rispetto a tale elemento, l’eventuale sistematicità della violazioni possa assumere rilevanza esclusivamente sul piano probatorio ma non certo costituire presupposto imprenscindibile per la configurabilità del vantaggio richiesto dalla norma di legge.

Ciononostante – prosegue la Corte – al fine di evitare quasivoglia automatismo nella declaratoria di responsabilità dell’ente, facendo ciò discendere dalla mera sussistenza di una violazione, fermi restando gli ulteriori requisiti di legge, il giudice può legittimamente giungere ad una condanna della persona giuridica allorquando:

– anche sulla scorta della pluralità delle violazioni, si ritenga che il comportamento illecito sia frutto di una precisa e consapevole politica aziendale volta alla massimizzazione del guadagni;

– in caso di occasionalità della condotta rilevante ai sensi del D.lgs. 231/2001, si sostenga che il soggetto persona fisica abbia agito perseguendo finalisticamente l’interesse dell’ente;

– in caso di occasionalità della condotta, e in assenza del requisito dell’interesse dell’ente, si provi che quest’ultimo ha ottenuto un vantaggio non irrisorio, facendo prevalere le esigenze di profitto su quelle di tutela e salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori. Tale accertamento non può essere fatto discendere dalla mera sussistenza della violazione presupposto contestata ma deve essere adeguatamente provato e motivato, anche sulla scorta di presunzioni.  

Cass., Sez. IV Pen., 08 Giugno 2021 n. 22256 Pres. P. Piccialli Rel. P. Proto Pisani

 

News 231/2001 – L’espressione “si è comunque efficacemente adoperato” di cui all’art. 12 comma 2° lett. a) D.lgs. 231/2001 va riferita solo all’eliminazione delle conseguenze del reato e non anche all’avvenuto risarcimento del danno

Come noto, la disposizione richiamata legittima la riduzione da un terzo alla metà della sanzione amministrativa irrogabile all’ente ogniqualvolta questo abbia risarcito integralmente il danno ed eliminato le conseguente dannose o pericolose del reato «ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso».

A detta della difesa del ricorrente, tale ultima espressione dovrebbe essere riferita ad entrambe le condotte imposte dal legislatore ai fini della concessione del beneficio così da potersi dire soddisfatta la condizione di legge anche nei casi in cui il risarcimento intervenuto sia stato soltanto parziale, come nel caso di specie.

Di avviso contrario la Suprema Corte di Cassazione.

Con specifico riferimento alla prescrizione dell’intervenuta eliminazione delle conseguenze pregiudizievoli del reato, la Quarta Sezione evidenzia come la condizione sia stata imposta dal legislatore avendo riguardo a tutti i reati ricompresi nel catalogo di quelli idonei a giustificare una responsabilità amministrativa da reato degli enti. Fra questi, però, vi sono alcuni illeciti per i quali l’elisione del danno o pericolo cagionato non può essere mai integrale: si pensi, a titolo esemplificativo, ai casi in cui le conseguenze prodottesi abbiano assunto una portata tale da porsi fuori dalla sfera di controllo dell’ente (così nel reato di falsità di monete ove l’immissione in circolazione delle stesse rende evidetemente difficoltoso, se non impossibile, l’eliminazione delle conseguenze del reato). Ecco che allora, è in questi casi che assume rilevanza l’espressione di cui si discorre in quanto idonea a consentire all’ente di beneficiare comunque della circostanza attenuante allorquando lo stesso ponga in essere un comportamento positivo quantomeno funzionale alla rimozione degli esiti lesivi dell’azione.

Di converso, risarcire il danno significa ristorare integralmente il soggetto leso per i pregiudizi subiti e tale situazione è sempre attuabile.

Pertanto, con la disposizione in esame il legislatore ha ammesso una riduzione della pena al ricorrere di tre simultanee condizioni: a) il risarimento integrale del danno, sempre possibile; b) l’eliminazione totale, ovvero quando non attuabile, parziale, delle conseguenze negative del reato; c) e, infine, l’adozione e l’attuazione di un modello organizzativo idoneo ad impedire la realizzazione di reati della stessa specie di quello realizzatosi.

Cass., Sez. IV Pen., 01 Giugno 2021 n. 21522 Pres. C. Menichetti Rel. M. Nardin

News Sicurezza – Non vi è concorso apparente di norme fra il reato di cui all’art. 451 c.p. e le singole contravvenzioni di cui al D.lgs. 81/2008

Fra le altre, nel proprio ricorso per cassazione, la difesa si doleva della violazione del principio del ne bis in idem, essendo intervenuta condanna per il reato di omissione colposa di cautele, integrato dalla medesima condotta che aveva dato luogo alla contestazione di plurime contravvenzioni del Testo Unico Sicurezza, tutte definite tramite accesso alla procedura amministrativa di cui all’art. 20 D.lgs. 758/1992.

Per quanto di interesse, la Quarta Sezione della Suprema Corte di Cassazione – dapprima richiamando l’orientamento della giurisprudenza costituzionale e sovranazianale in tema di ne bis in idem – è giunta ad affermare come, sebbene comune sia la condotta caratterizzante il reato di cui all’art. 451 c.p. e le contravvenzioni di cui al D.lgs. 81/2008, comunque le imputazioni non possono dirsi costituire medesimo fatto, tale circostanza ricorrendo «quando vi sia corrispondenza storico-naturalistica nella configurazione del reato, considerato in tutti i suoi elementi costitutivi (condotta, evento, nesso causale) e con riguardo alle circostanze di tempo, di luogo e di persona». Ciò non avviene nel caso di specie ove, mentre le contravvenzioni costituiscono reati di mera condotta, l’omissione colposa di cautele comprende, tra i suoi elementi costitutivi, anche l’evento di pericolo di disastro o infortunio che da quelle omissioni deriva.

Cass., Sez. IV Pen., 01 Giugno 2021 n. 21522 Pres. C. Menichetti Rel. M. Nardin

News Sicurezza – Nelle società di capitali di piccole o medie dimensioni, la qualifica di datore di lavoro incombe su tutti i membri del C.d.a.

In premessa, la Suprema Corte di Cassazione, nella pronuncia in commento, ha richiamato il proprio consolidato orientamento in virtù del quale se, in linea teorica, all’interno delle società di capitali, la qualifica di datore di lavoro deve essere riconosciuta in capo a tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione, cionondimeno – nelle realtà più articolate e di più rilevanti dimensioni – l’individuazione della citata figura di garanzia non deve essere fatta discendere dal mero dato formale allorquando l’intero organo gestionale abbia assegnato ad alcuni suoi consiglieri specifici obblighi prevenzionistici.

In tal direzione, infatti, spingerebbe lo stesso tenore letterale dell’art. 2 comma 1° lett. b) D.lgs. 81/2008 il quale ascrive la qualifica di datore di lavoro al «soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, [al] soggetto che secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa». Altrimenti detto, lo stesso legislatore radica l’assunzione della posizione datoriale non solo all’investitura formale ma anche all’esercizio effettivo di determinati poteri.

Ma se il principio di diritto anzidetto assume rilevanza all’intero delle organizzazioni imprenditoriali più complesse – ove la allocazione di funzioni differenziate e, conseguentemente, la distinzione fra ambiti gestori è strettamente funzionale al raggiungimento degli scopi dell’azienda – a detta della Quarta Sezione, altrettanto non può affermarsi con riferimento alle società di capitali di piccole e medie dimensioni ove un simile approccio, ingiustificato in un’ottica strategica dell’ente, finiribbe per esonerare taluni componenti del Consiglio di Amministrazione dall’adempimento degli obblighi prevenzionistici senza che ciò corrisponda ad interessi organizzativi del potere gestorio.

Cass., Sez. IV Pen., 01 Giugno 2021 n. 21522 Pres. C. Menichetti Rel. M. Nardin

News Ambiente – L’art. 272-bis D.lgs. 152/2006 si applica soltanto agli impianti che producono emissioni in atmosfera regolati dal Titolo I Parte V del Decreto citato

Dopo aver sinteticamente delineato l’excursus storico che ha condotto alla formulazione dell’art. 272-bis, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto come l’ambito applicativo della dispozione debba di necessità essere ristretto ai soli impianti che producono emissioni in atmosfera disciplinati dal Titolo I Parte V del D.lgs. 152/2006.

A suo dire, depone a favore di tale interpretazione, in primo luogo, il tenore letterale della disposizione la quale, da un lato, fa espresso riferimento agli stabilimenti di cui al Titolo suddetto – relativo agli impianti, inclusi gli impianti termici civili non disciplinati dal Titolo II, e alle attività che producono emissioni in atmosfera – e, dall’altro, nel suo comma terzo, mantiene ferma l’applicazione delle norme di cui al Titolo III-bis Parte Seconda per le installazioni sottoposte ad A.I.A.

In secondo luogo, prosegue la Corte, conferma di tale esegesi si rinviene nella recente sentenza n. 178/2019 della Corte Costituzionale la quale, in sede di giudizio di legittimità di una legge regionale in materia di emissioni odorigene, è giunta a circoscrivere l’ambito applicativo della norma in esame negli stessi termini di cui detto.

Da ciò, la Terza Sezione fa ulteriormente derivare il seguente riparto sanzionatorio: nel caso in cui l’autorizzazione alle emissioni detti le misure di cui all’art. 272-bis D.lgs. 152/2006 e si riscontri una violazione delle stesse afferente al superamento dei valori limite di emissione, il soggetto risponderà della contravvenzione di cui all’art. 279 comma 2° D.lgs. 152/2006; qualora, invece, le prescrizioni imposte e violate concernano aspetti diversi dai limiti di emissione, l’agente risponderà unicamente dell’illecito amministrativo di cui al successivo comma 2bis dell’art. 279 D.lgs. 152/2006; se, in ultimo, le prescrizioni non ottemperate sono state dettate con Autorizzazione Integrata Ambientale, l’illecito configurabile sarà quello di cui all’art. 29-quaterdecies D.lgs. 152/2006.

Inoltre, la Corte ha sostenuto come l’intera normativa in materia di inquinamento atmosferico ed, in specie, gli illeciti di cui si è detto possano pacificamente entrare in concorso con la contravvenzione di cui all’art. 674 c.p., non essendo configurabile alcun rapporto di specialità fra norme. Divergente, infatti, non solo il contenuto precettivo ma anche il bene giuridico tutelato afferente, nel primo caso, alla matrice ambientale aria e, nel secondo caso, all’incolumità pubblica.

Inoltre, ricorda la Sezione competente come, ai fini della definizione di molestia idonea ad integrare l’illecito di cui al codice penale, occorra distinguere tra attività non autorizzata – per la quale, l’emissione odorigena deve essere ricondotta, per essere lecita, ad un criterio di stretta tollerabilità – e attività autorizzata e comunque svolta in conformità con le prescrizioni ivi impartite, per la quale il criterio di riferimento è quello della normale tollerabilità di cui all’art. 844 c.c. e sempre che l’azienda abbia adottato tutti gli accorgimenti tecnici necessari per abbattare l’impatto delle emissioni.

Cass., Sez. III Pen., dep. 21 Maggio 2021 n. 20204 Pres. V. Di Nicola Rel. L. Ramacci

News Ambiente – Il Ministero della Transizione Ecologica ha emesso una nota di chiarimento in punto all’obbligo di etichettatura ambientale di cui all’art. 219 comma 5° D.lgs. 152/2006

In premessa, si rappresenti come l’art. 39 comma 1ter D.L. 41/2021, così come modificato in sede di conversione dalla L. 69/2021, abbia integralmente sostituito la disposizione di cui all’art. 15 D.L. 183/2020, prevedendo: a) la sospensione dell’applicazione dell’intera previsione cui all’art. 219 comma 5° D.lgs. 152/2006 (e non più esclusivamente della prima parte del comma citato) sino al 31 Dicembre 2021; b) la possibilità di commercializzare, fino ad esaurimento scorte, tutti i prodotti che, privi dei requisiti ora imposti dalla legge, siano immessi sul mercato o etichettati al 01 Gennaio 2022. Ciononostante, visti i numerosi dubbi interpretati sorti già all’indomani dell’introduzione dell’obbligo di etichettatura ambientale  – la cui applicazione, si ripete, è ora temporaneamente sospesa – il Ministero della Transazione Ecologica ha, con propria nota n. 52445 del 17.05.2021, fornito alcuni utili chiarimenti in materia.

In primo luogo, si è sostenuto come l’obbligo di cui si discorre ricada tanto sui produttori quanto sugli utilizzatori di imballaggi e purché questi ultimi siano immessi al consumo sul territorio nazionale ovvero i prodotti riempiti e importati in Italia. In assenza di una normativa armonizzata in sede europea in punto alla tipologia di informazioni da prevedere con l’etichettatura, infatti, il Ministero ha ritenuto «opportuno escludere dall’obbligo di etichettatura gli imballaggi destinati a Paesi Terzi, che dovranno pertanto sottostare alle normative specifiche del Paese di destino» e «essere [..] accompagnati da idonea documentazione che ne attesti la destinazione, oppure da documenti di trasporto e/o schede tecniche che riportino le informazioni di composizione».

In secondo luogo, sono state dettate prescrizioni particolari per specifiche tipologie di imballaggi.

Con riferimento agli imballaggi neutri, in specie quelli da trasporto, l’obbligo di identificazione del materiale di composizione si è ritenuto possa essere soddisfatto mediante l’inserimento di tali informazioni sui documenti di trasporto che accompagnano la merce o su altri supporti esterni, anche digitali. In ordine ai preicarti e agli imballaggi a peso variabile, invece, si è affermato come l’obbligo di legge possa essere assolto mediante inserimento delle informazioni in schede informative rese disponibili ai consumatori finali presso i punti vendita ovvero nei siti internet con schede standard predefinite. Parimenti circa gli imballaggi di piccole dimensioni, multilingua e di importazione rispetto ai quali si è incentivato il ricorso a strumenti digitali e, ove non possibile, all’inserimento delle informazioni sui siti internet.

In ogni caso, il Ministero ha consentito di privilegiare strumenti di digitalizzazione delle informazioni.

Nota di chiarimento del Ministero della Transazione Ecologica n. 52445 del 17/05/2021 avente ad oggetto “D.lgs. 3 settembre 2020 n. 116. Chiarimenti sull’etichettatura ambientale degli imballaggi di cui all’art. 219, comma 5 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”

News Ambiente – L’art. 29-quattuordecies comma 3° lett. a) D.lgs. 152/2006 punisce qualsiasi scarico, anche indiretto, nelle matrici ambientali di aria, acqua e suolo

La sentenza di condanna impugnata aveva visto addebitare all’imputato il reato di cui all’art. 29-quattuordecies comma 3° lett. a) D.lgs. 152/2006 per aver lo stesso non ottemperato alle prescrizioni A.I.A. inerenti ai limiti di emissione di talune sostanze tassativamente determinate nell’effettuazione di uno scarico in pubblica fognatura di acque reflue industriali. La difesa, però, censurava la qualificazione giuridica del reato ritenendo che la norma contestata facesse esclusivamente riferimento all’emissioni in atmosfera.

Di avviso contrario la Suprema Corte di Cassazione la quale, nella pronuncia in commento, ha ritenuto che la nozione di “emissione” debba essere ricavata dall’art. 5 comma 1° lett. i-septies) D.lgs. 152/2006 e che tale debba, pertanto, considerarsi «lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse dell’impianto, opera o infrastruttura, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore, agenti fisici o chimici, radiazioni, nell’aria, nell’acqua ovvero nel suolo». Ne deriva che la disposizione di cui all’art. 29-quattuordecies comma 3° lett. a) D.lgs. 152/2006 è volta a punire chiunque, in sede di attività di controllo, si accerti aver superato, al di fuori dei margini di tollerabilità, i valori limite di emissione in acqua, aria e suolo previsti dall’autorizzazione integrata ambientale.

Cass., Sez. III Pen., dep. 11 Maggio 2021 n. 18145 Pres. G. Lapalorcia Rel. S. Corbetta

News Sicurezza – In data 06 Aprile 2021 è stato sottoscritto il nuovo “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus SARS-Cov-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”

Il documento in parola costituisce aggiornamento delle misure già predisposte nel precedente Protocollo sottoscritto in data 24 Aprile 2020 le quali, seppur tenute in debita considerazione, sono state riviste e adeguate alle prescrizioni imposte nei diversi provvedimenti adottati dal Governo – da ultimo, il D.P.C.M. 2 Marzo 2021 – e dal Ministro della salute, pur sempre allo scopo di agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio.

Al pari del precedente, il nuovo protocollo si sofferma sui profili concernenti: l’obbligo di adeguata informazione ai lavoratori e a chiunque abbia accesso al luogo di lavoro; la regolamentazione delle modalità di ingresso in azienda, anche da parte di fornitori esterni, nonchè di pulizia e la sanificazione del luogo di lavoro; l’obbligo di rispettare specifiche precauzioni igieniche personali e di fornire ai lavoratori idonei dispositivi di protezione individuale; le modalità di gestione degli spazi comuni, dell’entrata e uscita dipendenti nonché di una persona sintomatica in azienda; l’organizzazione dell’orario di lavoro e delle trasferte; la sorveglianza sanitaria e, in ultimo, l’aggiornamento del Protocollo.

Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus SARS-Cov-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”, sottoscritto in data 06 Aprile 2021.

News Sicurezza – L’esercente professione sanitaria inottemperante all’obbligo di vaccinazione per la prevenzione dall’infezione SARS-CoV-2 è sospeso dallo svolgimento dell’attività e, se non può essere adibito a mansioni anche inferiori, non ha diritto alla retribuzione

Il Decreto Legge n. 44 del 01 Aprile 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 79 del 01/04/2021, al suo articolo 4 ha previsto l’obbligo di vaccinazione obbligatoria per la prevenzione dall’infezione da Sars-CoV-12 a carico di tutti gli esercenti professione sanitaria e gli operatori di interesse sanitario impiegati in strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche o private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali, salvo accertato pericolo per la salute, in  relazione a specifiche condizioni cliniche documentate. In tal caso, la vaccinazione non è obbligatoria e può essere differita o omessa.

Tale vaccinazione costituisce requisito essenziale per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati e, pertanto, in caso di mancato assolvimento dell’obbligo, il soggetto è sospeso dall’attività lavorativa. In particolare, l’atto di accertamento da parte dell’ASL dell’inottemperanza all’onere di vaccinazione deve essere immediatamente comunicato al datore di lavoro, all’interessato e all’ordine professionale di appartenenza e determina la sospensione di diritto dallo svolgimento di prestazioni o mansioni che comportino contatti interpersonali o espongano, in altro modo, al rischio di contagio. Pervenuta suddetta comunicazione, il datore di lavoro è tenuto ad adibire il lavoratore a prestazioni, anche inferiori e diverse da quelle anzidette, con trattamento equivalente alle mansioni assegnate; se ciò è impossibile, il lavoratore, per tutto il periodo di sospensione, non ha diritto ad alcuna retribuzione, compenso o emolumento comunque denominato.

Decreto Legge 1 Aprile 2021 n. 44, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 79 del 01/04/2021, recante «Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici».

News Sicurezza – Per lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive, il D.L. 1 Aprile 2021 rinvia alle disposizioni impartite con D.P.C.M. 2 Marzo 2021

Occorre, in premessa, dare atto della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 79 del 01/04/2021 del Decreto Legge n. 44/2021 recante «Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici».

Nel suo articolo primo, il Decreto citato stabilisce che, per il periodo intercorrente fra il 1 ed il 30 Aprile 2021, salvo diversa regolamentazione ivi prevista, trovano applicazione le misure dettate con D.P.C.M. 02 Marzo 2021, adottato in attuazione dell’art. 2 comma 1 D.L.19/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. 35/2020. In assenza di specifica e diversa previsione, pertanto, nel periodo tra il 1 Aprile 2021 e il 30 Aprile 2021, lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive, industriali e commerciali deve essere effettuato conformandosi alle prescrizioni di cui ai Protocolli condivisi di regolamentazione delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffuzione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, nei cantieri e nel settore del trasporto e della logistica, sottoscritti rispettivamente in data 24 Aprile 2020 e 20 Marzo 2020.

Decreto Legge 1 Aprile 2021 n. 44, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 79 del 01/04/2021, recante «Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici».