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News Sicurezza – L’Ispettorato del Lavoro, con propria Nota n. 1091 del 18 Giugno 2024, ha fornito alcuni chiarimenti in ordine al trattamento sanzionatorio in materia di esercizio non autorizzato della somministrazione, appalto e distacco illeciti

A seguito dell’entrata in vigore dell’art. 29 comma ° D.L. 19/2024, convertito dalla L. 56/2024, il regime sanzionatorio in materia di somministrazione, appalto e distacco illeciti ha subito delle rilevanti modifiche rispetto alle quali l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha ritenuto utile fornire delle prime indicazioni operative, riservando, ad un successivo intervento, ulteriori indicazioni in ordine al regime intertemporale della nuova disciplina.

La necessaria premessa è costituita della reintrodotta rilevanza penale degli illeciti di cui all’art. 18 D.L. 276/2003 che – dapprima depenalizzati ad opera del D.lgs. 8/2016 – sono, oggi, nuovamente puniti con a pena, alternativa o congiunta, dell’arresto o dell’ammenda.

In primo luogo, con riguardo all’importo delle sanzioni irrogabili, l’Ispettorato ha chiarito come il testo dell’art. 1 comma 445 lett. d) n. 1 L. 145/2018 sia stato modificato solo con riguardo all’aumento dal 20% al 30% della maxi-sanzione applicabile per lavoro nero cosicché risulta, di converso, confermato l’aumento del 20% delle sanzioni previste per le violazioni di cui all’art. 18 D.lgs. 276/2003. Ne deriva, che suddetta maggiorazione andrà applicata anche ai nuovi importi delle ammende previste dal D.L. 19/2024 (Si veda Tabella allegata alla nota in parola e di seguito riportata).

Inoltre, si è precisato che, in ipotesi di pene alternative, fatti salvi i casi di attività di intermediazione con scopo di lucro posta in essere da soggetti non autorizzati, il personale ispettivo dovrà sempre preliminarmente adottare la prescrizione obbligatoria di cui all’art. 20 D.lgs. 758/1994; ulteriormente, a norma del neo introdotto comma 5-quinquies dell’art. 18 D.L. 276/2003, allorquando siano previste pene pecuniarie proporzionali, il loro ammontare non potrà mai essere determinato in misura inferiore agli € 5.000,00(euro cinquemila/00) né superiore a 50.000,00(euro cinquantamila/00).

In secondo luogo, con riguardo al tema della recidiva, l’Ispettorato del Lavoro ha fornito un’interpretazione sistematica delle disposizioni di cui all’art. 1 comma 445 lett. e) L. 145/2018 – in virtù del quale «le maggiorazioni sono raddoppiate ove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti» – e di cui all’art. 18 comma 5-quatere D.lgs. 276/2003 – per cui «gli importi delle sanzioni previste dal presente articolo sono aumentati del venti per cento ove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni penali per i medesimi illeciti». In particolare, si è ritenuto che: «la maggiorazione di cui al comma 1, lett. e) della L. n. 145/2018 trovi applicazione laddove il datore di lavoro, nei tre anni precedenti, sia stato destinatario di uno qualsiasi dei provvedimenti sanzionatori amministrativi o penali di cui alla precedente lett. d) della medesima legge, costituendo, sostanzialmente, una recidiva “semplice”» mentre « la maggiorazione della sanzione prevista dal comma 5-quater del nuovo art. 18, ferma restando l’applicazione delle maggiorazioni indicate dalla L. n. 145/2018, troverà altresì applicazione nel caso di recidiva “specifica”, ossia abbia a riferimento una delle condotte già sanzionate ai sensi del medesimo art. 18». In tale ultima ipotesi, pertanto, vi sarebbe una sommatoria delle maggiorazioni previste dai testi normativi citati; soluzione questa che sarebbe «l’unica in grado di giustificare l’introduzione del citato comma 5-quater, atteso che la perdurante vigenza del disposto di cui all’art. 1, comma 445 lett. e), della L. n. 145/2018 già consentiva di per sé un identico aggravamento del regime sanzionatorio».

Inoltre, sul tema, l’Ispettorato ha ricordato come: a) tale maggiorazione si applica anche alle ipotesi aggravate di cui all’art. 18 comma 5-ter D.L. cit.; b) che l’applicazione dell’aumento sanzionatorio per i casi di recidiva in ipotesi illecite punite con la pena proporzionale occorrerà, in ogni caso, rispettare i limiti massimi e minimi previsti dall’art. 18 comma 5-quinquies D.L. 276/2003; c) ai fini dell’applicazione della recidiva si farà ricorso ai dati di cui alle banche dati a disposizione del personale ispettivo.

In ultima istanza, l’Ispettorato del Lavoro è intervenuto specificando come, stante la previsione per tutte le fattispecie base di cui all’art. 18 D.lgs. 276/2003 di una pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, tale natura delle sanzioni non muta al ricorrere delle aggravanti in caso di sfruttamento di minori – fattispecie, queste, non modificate dal D.L. 19/2024 e che prevedono «la pena è dell’arresto fino a diciotto mesi e l’ammenda è aumentata fino al sestuplo». «Una siffatta formulazione va ora rapportata alle nuove sanzioni che, come detto, non prevedono più la sola pena dell’ammenda ma l’alternatività tra pena detentiva e pecuniaria. In tal senso, quindi, le aggravanti per sfruttamento dei minori si limitano ad aumentare le due tipologie di sanzioni senza, tuttavia, modificarne la natura alternativa. Pertanto, ad eccezione dell’ipotesi di esercizio non autorizzato dell’attività di intermediazione con scopo di lucro, anche in presenza dell’aggravante per sfruttamento di minori, andrà applicata la prescrizione ex art. 20, D.Lgs. n. 758/1994 e, in caso di ottemperanza, un’ammenda pari al quarto del sestuplo della sanzione base (aumentata del 20%) o di quella determinata a seguito di recidiva. Inoltre, l’importo da irrogare in concreto dovrà tenere conto dei limiti minimi e massimi previsti dal comma 5-quinquies».

Ispettorato del Lavoro – Direzione centrale coordinamento giuridico, nota n. 1091 del 18 Giugno 2024 avente ad oggetto «art. 29, comma 4, D.L. n. 19/2024 (conv. da L. n. 56/2024) – regime sanzionatorio in materia di esercizio non autorizzato della somministrazione, appalto e distacco illeciti – indicazioni operative».

Tabella riepilogativa importi ammende

News Sicurezza – E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale del 07 Novembre 2023

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 138 del 14 Giugno 2024, il Decreto del Ministero dell’Interno del 07 Novembre 2023 atto a individuare i soggetti aventi la qualifica di datore di lavoro ai sensi della normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro all’interno dello sede di Ministero stesso e delle Prefetture – Uffici territoriali del Governo.

Decreto del Ministero dell’Interno del 07 Novembre 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 138 del 14 Giugno 2024, recante «Disposizioni relative all’individuazione del datore di lavoro ai fini della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro».

 

News Sicurezza – Sulla possibilità dell’utilizzo della realtà virtuale in tema di formazione dei lavoratori: la Commissione risponde ad un interpello dell’Università di Siena

Nell’esercizio della facoltà riconosciuta dall’art. 12 comma 1° D.lgs. 81/2008, l’Università degli Studi di Siena ha avanzato alla Commissione per gli Interpelli in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro un quesito concernente «la possibilità di utilizzare la realtà virtuale come metodo di apprendimento e dell’efficacia dei percorsi formativi e di aggiornamento obbligatori in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ex art. 37 del decreto legislativo del 9 aprile 2008 n. 81». In particolare, il richiedente rappresenta come tale interpretazione risulterebbe avallatae dalla formulazione della norma come da ultimo novellata dal D.L. 146/2021 e come la stessa consentirebbe di «rispondere alle nuove indicazioni dell’art. 20 del decreto-legge del 30 aprile 2022 n. 36, in cui i dispositivi di visione immersiva e realtà aumentata vengono indicati come possibili strumenti per il contrasto del fenomeno infortunistico nell’esecuzione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e per il miglioramento degli standard di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro».

La Commissione, dapprima richiamando la normativa di settore applicabile e, in particolare, il testo dell’art. 37 comma 2° D.lgs. 81/2008 («La durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione di cui al comma 1 sono definiti mediante accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottato, previa consultazione delle parti sociali, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo. Entro il 30 giugno 2022, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adotta un accordo nel quale provvede all’accorpamento, alla rivisitazione e alla modifica degli accordi attuativi del presente decreto in materia di formazione, in modo da garantire: a) l’individuazione della durata, dei contenuti minimi e delle modalità della formazione obbligatoria a carico del datore di lavoro; b) l’individuazione delle modalità della verifica finale di apprendimento obbligatoria per i discenti di tutti i percorsi formativi e di aggiornamento obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro e delle modalità delle verifiche di efficacia della formazione durante lo svolgimento della prestazione lavorativa») nonché dell’art. 20 D.L. 36/2022 (in forza del quale è demandato all’Inail la possibilità «di promuovere appositi protocolli di intesa con aziende e grandi gruppi industriali impegnati nella esecuzione dei singoli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’attivazione, tra gli altri, di “b) di progetti di ricerca e sperimentazione di soluzioni tecnologiche in materia, tra l’altro, di robotica, esoscheletri, sensoristica per il monitoraggio degli ambienti di lavoro, materiali innovativi per l’abbigliamento lavorativo, dispositivi di visione immersiva e realtà aumentata, per il miglioramento degli standard di salute e sicurezza sul lavoro”) ha affermato che: «nelle more dell’adozione del nuovo Accordo ai sensi dell’articolo 37, comma 2, del decreto legislativo n. 81 del 2008, le modalità di erogazione della formazione e le metodologie di insegnamento/apprendimento debbano essere ricondotte nell’ambito degli Accordi richiamati in premessa, attualmente vigenti in materia; in particolare, si rinvia a quanto previsto dal citato Accordo del 21 dicembre 2011, Allegato A, punto 3».

Previsione, quest’ultima, che, per completezza espositiva, prevede che: «La metodologia di insegnamento/apprendimento privilegia un approccio interattivo che comporta la centralità del lavoratore nel percorso di apprendimento. A tali fini è opportuno: a) garantire un equilibrio tra lezioni frontali, esercitazioni teoriche e pratiche e relative discussioni, nonché lavori di gruppo, nel rispetto del monte ore complessivo prefissato per ogni modulo; b) favorire metodologie di apprendimento interattive ovvero basate sul problem solving, applicate a simulazioni e situazioni di contesto su problematiche specifiche, con particolare attenzione ai processi di valutazione e comunicazione legati alla prevenzione; c) prevedere dimostrazioni, simulazioni in contesto lavorativo e prove pratiche; d) favorire, ove possibile, metodologie di apprendimento innovative, anche in modalità e Learning e con ricorso a linguaggi multimediali, che garantiscano l’impiego di strumenti informatici quali canali di divulgazione dei contenuti formativi, anche ai fini di una migliore conciliazione tra esigenze professionali e esigenze di vita personale dei discenti e dei docenti”, prevedendo, tra l’altro, nel capoverso successivo, l’utilizzo della modalità di apprendimento e-learning come disciplinata dall’Allegato I del medesimo Accordo, rubricato “La formazione via e-learning sulla sicurezza e salute sul lavoro»

Interpello n. 3 del 23 Maggio 2024 avente ad oggetto «Interpello ai sensi dell’articolo 12 decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni. Quesito “per l’utilizzo della realtà virtuale come metodo di apprendimento e di verifica finale dei percorsi formativi e di aggiornamento obbligatori ex art. 37 comma 2 del decreto legislativo del 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i.”. Seduta della Commissione del 23 maggio 2024.».

News Sicurezza – La formazione del dipendente può avvenire anche in orario diverso da quello “ordinario” di lavoro purché vengano rispettate le prescritte maggiorazioni di legge a favore del lavoratore

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato infondato il ricorso presentato – a detta del quale «l’attività del corso di sicurezza deve rientrare nel monte orario ordinario e non in quello straordinario».

Di avviso contrario la Sezione Lavoro investita della questione che, richiamando la normativa di settore vigente nonché un proprio precedente del 2023 (si veda Cass., Sez, Lav., 20259/2023), ha ribadito come:

  1. a) «l’art. 37, comma 12, del d.lgs. n. 81/2008, nella parte in cui prescrive che la formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro deve avvenire “durante l’orario di lavoro”, va interpretato nel senso che tale locuzione sia comprensiva anche dell’orario relativo a prestazioni esigibili al di fuori dell’orario di lavoro ordinario, di legge o previsto dal contratto collettivo, per i lavoratori a tempo pieno, e di quello concordato, per i lavoratori a tempo parziale»;
  2. b) questo perché nella ricostruzione della portata applicativa della norma richiamata non può prescindersi dalla definizione di “orario di lavoro” prevista dall’art. 1 comma 2° L. 66/2003, vigente all’epoca dell’entrata in vigore del testo unico sicurezza. Ivi, in particolare, si statuisce che tale debba essere considerato «qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni», conferendo, per l’effetto, alla locuzione in parola un significato «comprensivo di ogni periodo in cui venga prestata attività di lavoro e quindi anche di attività prestata in orario eccedente quello ordinario o “normale”»;
  3. c) tale tesi risulta indirettamente confermata tanto dal tenore dell’art. 37 D.lgs. 81/2008 – che, laddove prevede che la formazione non possa comportare oneri a carico del lavoratore, ammette, implicitamente, la possibilità per il datore di lavoro «di richiedere che la formazione avvenga in orario corrispondente a prestazioni di lavoro esigibili oltre l’orario normale, fermo restando, sotto il profilo della relativa remunerazione, l’applicazione delle prescritte maggiorazioni» – quanto «dalla natura e dalla rilevanza, anche costituzionale, degli interessi coinvolti in coerenza con la ratio di tutela del bene “sicurezza” e del bene “salute” sui luoghi di lavoro».

L’interesse preteso dal lavoratore in ricorso (di poter adempiere all’obbligo formativo solo nel corso del canonico orario di lavoro) è, infatti, necessariamente recessivo rispetto all’esigenza ordinamentale di tutela della salute e sicurezza non solo del singolo lavoratore ma di tutta la comunità di essi nonché dei terzi che entrino in contatto con l’ambiente di lavoro; inoltre, avallare un’interpretazione quale quella proposta dal ricorrente importerebbe un innegabile aggravio, in termini di difficoltà di applicazione, dell’onere di legge imposto in capo al datore di lavoro: «se, infatti, questo dovesse necessariamente modularsi sull’articolazione del “normale” orario di lavoro del dipendente potrebbe darsi una oggettiva difficoltà, se non impossibilità di rispettare tale obbligo, considerato che esso di regola postula la necessaria collaborazione di enti formatori e di tutto il personale operante su vari turni».

Cass. Civ., Sez. Lav., Ord. del 10.05.2024 – Ud. del 06.03.2024 – n. 12790

News Ambiente – E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il nuovo Regolamento UE 2024/1244 relativo alla comunicazione dei dati ambientali delle installazioni industriali e alla creazione di un portale sulle emissioni industriali

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, Serie L, del 02 Maggio 2024, il Regolamento adottato dal Parlamento e dal Consiglio Europeo lo scorso 24 Aprile 2024 nel quale, allo scopo di « migliorare l’accesso del pubblico alle informazioni attraverso l’istituzione del portale, agevolando in tal modo la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale e identificando le fonti di inquinamento industriale, nonché permettere il monitoraggio dell’inquinamento industriale al fine di contribuire alla sua prevenzione e riduzione» sono stabile le «norme per la raccolta e la comunicazione dei dati ambientali relativi alle installazioni industriali» ed è istituito «un portale sulle emissioni industriali («portale») a livello dell’Unione sotto forma di una banca dati online che dà accesso pubblico a tali dati».

Il testo normativo in parola abroga il Regolamento (CE) n. 166/2006 ed entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, pur essendo applicabile a decorrere dal 01 Gennaio 2028.

Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea – Regolamento UE 2024/1244 del 24 Aprile 2024 «relativo alla comunicazione dei dati ambientali delle installazioni industriali e alla creazione di un portale sulle emissioni industriali, e che abroga il regolamento (CE) n. 166/2006», pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, Serie L, del 02 Maggio 2024.

News Ambiente – E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il nuovo Regolamento UE 2024/1157 relativo alla spedizione dei rifiuti

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 30 Aprile 2024, il Regolamento adottato dal Parlamento e dal Consiglio Europeo in data 11 Aprile 2024 avente ad oggetto, come esplicitamente dichiarato nel suo articolo primo, la definizione delle «misure volte a proteggere l’ambiente e la salute umana e a contribuire alla neutralità climatica e al conseguimento di un’economia circolare e dell’obiettivo dell’inquinamento zero prevenendo o riducendo gli impatti negativi che possono derivare dalle spedizioni dei rifiuti e dal trattamento dei rifiuti nel luogo di destinazione» nonché «le procedure e i regimi di controllo per le spedizioni di rifiuti in funzione dell’origine, della destinazione e dell’itinerario di spedizione, del tipo di rifiuti e del tipo di trattamento da applicare ai rifiuti nel luogo di destinazione».

Suddetto provvedimento ha previsto delle modifiche ai Regolamenti UE n. 1257/2013 e UE 2020/1056 nonché ha abrogato il Regolamento CE/1013/2006.

Si chiarisce, in ultimo, come il Regolamento entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – e, pertanto, il prossimo 20 Maggio 2024 – sebbene lo stesso testo normativo preveda una sua applicabilità a far data dal 21 Maggio 2026, salvo diverse e specifiche decorrenze elencate, per talune previsioni, nell’art. 86.

Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea – Regolamento UE 2024/1157 del 11 Aprile 2024 «relativo alle spedizioni di rifiuti, che modifica i regolamenti (UE) n. 1257/2013 e (UE) 2020/1056 e abroga il Regolamento (CE) n. 1013/2006», pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, Serie L, del 30 Aprile 2024.

News Ambiente e 231/2001 – E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, la nuova Direttiva UE 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente

In sostituzione delle Direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE, in data 11 Aprile 2024, il Parlamento e il Consiglio Europeo hanno adottato la Direttiva UE 2024/1203 la quale «stabilisce norme minime per la definizione dei reati e delle sanzioni al fine di tutelare più efficacemente l’ambiente, nonché per le misure finalizzate alla prevenzione e al contrasto della criminalità ambientale e all’applicazione efficace del diritto ambientale dell’Unione».

In particolare, tra gli altri, merita farsi richiamo alle disposizioni di cui agli articoli dal 3 al 5 ove vengono definite le condotte illecite che qualora compiute intenzionalmente ovvero, in alcuni casi, per grave negligenza obbligano gli Stati membri a perseguire le persone fisiche responsabili nonché tracciati i criteri a cui questi dovranno adeguarsi nella previsione di effettivi, proporzionati e dissuasivi precetti sanzionatori.

Parimenti, gli articolo 6 e 7 individuano il perimetro di responsabilità delle persone giuridiche per i comportamenti posti in essere delle persone fisiche qualificate al suo interno operanti, anche in tal caso imponendo agli Stati di adottare tutte le misure necessarie a far sì che i responsabili siano passibili «di sanzioni o misure penali o non penali efficaci, proporzionate e dissuasive».

Si chiarisce, in ultimo, come la Direttiva entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, pertanto, il prossimo 20 Maggio 2024.

Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea – Direttiva UE 2024/1203 del 11 Aprile 2024 «sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE», pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, Serie L, del 30 Aprile 2024.

News Ambiente –E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale che definisce gli obiettivi specifici e le modalità di funzionamento dell’organismo di vigilanza di cui all’art. 206bis D.lgs. 152/2006

Occorre, in premessa, ricordare come, l’art. 22 comma 3° D.L. 144/2022, convertito con modificazioni dalla L. 175/2022, abbia introdotto, all’art. 206bis D.lgs. 152/2006, il comma 4bis in virtù del quale, «al fine di rafforzare le attività di vigilanza e di controllo del funzionamento e dell’efficacia dei sistemi consortili e autonomi di gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio», è stato istituito presso il Ministero competente «l’Organismo di vigilanza dei consorzi e dei sistemi autonomi per la gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi».

La medesima norma prevedeva che, entro trenta giorni dall’entrata in vigore della citata disposizione, «con decreto del Ministero della transizione ecologica, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, sono stabiliti le modalità di funzionamento dell’Organismo di vigilanza e i suoi obiettivi specifici».

In attuazione di tale previsione, il 15 Dicembre 2023, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha adottato il decreto ora pubblicato in Gazzzetta Ufficiale al n. 97 del 26 Aprile 2024.

Si chiarisce, in particolare, come l’obiettivo generale dell’Organismo sia «il rafforzamento del sistema di vigilanza sui consorzi e sui sistemi autonomi per la gestione dei rifiuti, con riferimento all’efficacia, all’efficienza e all’economicità della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente»; mentre, gli obiettivi specifici consistano nel: «a) garantire il corretto impiego del contributo ambientale, anche al fine di assicurare la gestione dei rifiuti sull’intero territorio nazionale e prevenire situazioni di mercato discriminatorie e distorsioni della concorrenza, mediante la formulazione di proposte tecniche e normative ai Ministeri competenti; b) migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’azione dei consorzi e dei sistemi autonomi per la gestione dei rifiuti mediante lo svolgimento di periodici esami delle filiere produttive, finalizzati anche alla formulazione di proposte tecniche e normative ai Ministeri competenti; c) supportare i Ministeri competenti nello svolgimento delle attività di vigilanza [..]».

Nel successivo articolo 3, poi, vengono dettagliate le modalità di funzionamento dell’Organismo il quale deve riunirsi con cadenza almeno quadrimestrale.

Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 15 Dicembre 2023 recante «Obiettivi specifici e modalità di funzionamento dell’organismo di vigilanza dei consorzi e dei sistemi autonomi per la gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi», pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 97 del 26 Aprile 2024. 

News Ambiente: Anche il responsabile tecnico è investito di un’autonoma posizione di garanzia e, pertanto, risponde degli illeciti ambientali in materia di gestione dei rifiuti

La pronuncia in oggetto prende le mosse dal ricorso per cassazione avanzato dall’indagato – con qualifica di responsabile tecnico – avverso un’ordinanza del Tribunale di riesame la quale aveva rigettato l’appello da questi proposto contro il diniego di revoca della misura cautelare interdittiva dall’esercizio di attività di impresa nel settore ambientale per 12 mesi, a Suo carico disposta.

Tra le altre, il ricorrente lamentava l’assenza di un dovere di impedire la cattiva gestione dei rifiuti in capo al responsabile tecnico, essendo, contrariamente, ciò di pertinenza del direttore tecnico. L’art. 2 della Delibera n. 1/2019, infatti, limita i compiti del primo al mero esame visivo dei rifiuti mentre spetta al secondo la gestione operativa dell’azienda.

Di avviso contrario la Terza Sezione della Suprema Corte di Cassazione che, nella pronuncia in commento, ha, in prima battuta, chiarito come la Determinazione n. 1/2019 ha natura negoziale e che, pertanto, la stessa può al massimo fungere da integrazione alla disciplina normativa di cui al D.M. 120/2014; testo, questo, che all’art. 12 definisce i compiti, le responsabilità e i requisiti professionali del responsabile tecnico.

In particolare, per quanto qui di interesse, il comma primo della richiamata disposizione prevede che sia compito del responsabile tecnico «porre in essere azioni dirette ad assicurare la corretta organizzazione nella gestione dei rifiuti da parte dell’impresa nel rispetto della normativa vigente e di vigilare sulla corretta applicazione della stessa», dovendo ciò fare «in maniera effettiva e continuativa».

Ne deriva che, pur in assenza di un precetto sanzionatorio, la legge ha evidentemente investito il responsabile tecnico di una posizione di garanzia rispetto alla normativa in materia di gestione dei rifiuti; per tal motivo, egli risponderà, al pari del legale rappresentante dell’impresa, dei reati connessi alla cattiva gestione dei rifiuti.

Cass. Pen., Sez. III, 18 Aprile 2024 – Ud. del 10.04.2024 – n. 16191 Pres. L. Ramacci Rel. A. Galanti

News Ambiente – Con circolare n. 1/2024, il Comitato Nazionale dell’Albo dei Gestori Ambientali si è pronunciato sulle modalità e tempistiche di cancellazione delle imprese prive di un responsabile tecnico idoneo

Al fine di uniformare i comportamenti di tutte le Sezioni regionali e provinciali del territorio nazionale, il Comitato dell’Albo Gestori Ambientali ha adottato, con propria Circolare del 15 Aprile 2024, il modello di avviso di avvio del procedimento disciplinare finalizzato alla cancellazione delle imprese che entro il predetto termine non si siano munite di un responsabile tecnico idoneo – contestualmente prevedendo che tale deliberazione debba avvenire da parte delle Sezioni competenti entro il 30 Aprile 2024 e che, decorso il termine di trenta giorni dalla data di notificazione del citato avviso, senza che l’impresa abbia provveduto alla nomina di un nuovo responsabile, le prime provvedano a disporne la cancellazione, con provvedimento da notificarsi a mezzo posta elettronica certificata.

Comitato Nazionale Albo dei Gestori Ambientali – Circolare n. 1 del 15 Aprile 2024 avente ad oggetto «Modalità e tempistiche di notifica dei provvedimenti di cancellazione per mancata nomina di un Responsabile tecnico idoneo»