Archivi categoria: Sicurezza sul lavoro

News Sicurezza – A seguito dell’entrata in vigore del D.L. 19/2024, l’Ispettorato del Lavoro emana la Nota n. 159 del 13 Marzo 2024

Occorre, in premessa, ricordare come, con D.L. 02 Marzo 2024 n. 19, il legislatore abbia dettato “ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), intervenendo – fra le altre – anche in talune materie di competenza dell’Ispettorato del Lavoro.

Proprio per questo motivo, pur rinviando a successivi chiarimenti in sede di conversione del Decreto Legge citato, l’Ispettorato ha ritenuto opportuno emanare una propria nota – identificata al Proc. in uscita n. 159 del 13 Marzo 2024 – ove sono indicate le novità di maggior rilievo.

Sinteticamente, quest’ultime possono così essere individuate:

  • DURC e regolarità contributiva: il D.L. 198/2024 ha modificato l’art. 1175 comma 1° della L. 296/2006, subordinando il riconoscimento dei benefici normativi e contributivi all’assenza di violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale, comprese quelle inerenti alla tutela delle condizioni di lavoro e alla salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro; ha, inoltre, inserito l’art. 1175bis prevedendo la possibilità di accedere ai benefici in caso di successiva regolarizzazione degli obblighi e violazioni anzidette, con la precisazione che in caso di violazioni amministrative che non ammettano regolarizzazione, il recupero dei benefici erogati non potrà essere superiore al doppio dell’importo della sanzione irrogata;
  • Appalto e distacco: il D.L. 198/2024 ha introdotto il comma 1 bis dell’art. 29 D.lgs. 276/2006, riconoscendo al personale impiegato nell’esecuzione di contratti di appalto o subappalto «un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale e territoriale maggiormente applicato nel settore e per la zona in cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto»; ha, inoltre, modificato il comma 2° del citato articolo, estendendo l’istituto della responsabilità solidale retributiva e contributiva anche alle ipotesi di illiceità dei contratti di somministrazione, appalto e distacco;
  • Sanzioni per lavoro irregolare: l’importo della sanzione irrogabile a norma del combinato disposto di cui agli artt. 1 comma 445 della L. 145/2018 e 3 del D.L. 12/2002 è stato elevato dal 20% al 30%;
  • Sanzioni per appalto o somministrazione illecite: si attribuisce nuovamente rilevanza penale alle fattispecie, dapprima ricondotte a meri illeciti amministrativi, di cui all’art. 18 D.lgs. 276/2006, con previsione di un impianto sanzionatorio fondato sulle pene alternative dell’arresto e dell’ammenda e di una circostanza aggravante dell’essere la somministrazione stata posta in essere al precipuo scopo «di eludere le norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore»;
  • Sanzioni per imprese agricole e attività stagionali: ai fini dell’automatica trasformazione dei contratti di lavoro subordinato occasionale a tempo determinato in indeterminato, si prevede ora il superamento del limite di 45 giornate lavorative annue; inoltre, per ogni violazione, salva l’ipotesi in cui la stessa si riferisca all’impiego di soggetti di cui all’art. 1 comma 344 L. 197/2022 (disoccupati, percettori di Naspi, pensionati, giovani, detenuti, ecc..) ovvero derivi da informazioni incomplete o non veritiere contenute nell’autocertificazione resa dal lavoratore, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 500,00 ad € 2.500; infine, si conferma la inapplicabilità dell’istituto della diffida di cui all’art. 13 D.lgs. 124/2004;
  • Liste di conformità: sono istituite delle liste di conformità all’interno delle quali vengono iscritte quelle imprese che, all’esito degli accertamenti in materia di lavoro, legislazione sociale e tutela della salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro, non risultino aver commesso violazioni o irregolarità. Alle stesse verrà rilasciato un apposito attestato e non saranno soggette ad altre verifiche per i dodici mesi successivi all’iscrizione, fatte salve le verifiche effettuate a norma del D.lgs. 81/2008, quelle su richiesta ovvero imposte dalla Procura della Repubblica. In caso di successiva emersione di elementi di prova in ordine a violazioni o irregolarità, l’INL provvederà alla cancellazione dell’impresa dalla lista;
  • Verifica di congruità: il responsabile del progetto (negli appalti pubblici in edilizia) e il committente (negli appalti privati in edilizia) sono tenuti a verificare «la congruità dell’incidenza della manodopera sull’opera complessiva»; la mancata effettuazione di suddetta verifica importa l’irrogazione di sanzioni – da accertarsi su istanza degli organi di vigilanza sociale – in caso di appalti pubblici superiori agli € 150.000,00 e privati superiori ad € 500.000,00;
  • Incentivi lavoro domestico: è riconosciuto, in favore dei datori di lavoro con valore ISEE per le prestazioni agevolate di natura sociosanitaria non superiore agli € 6.000,00, un esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali ed assicurativi, per un periodo massimo di 24 mesi e con tetto massimo di € 3.000,00 annui, in caso di «assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato di contratti di lavoro domestico con mansioni di assistente a soggetti anziani, con una età anagrafica di almeno ottanta anni, già titolari dell’indennità di accompagnamento». Sono escluse le ipotesi in cui il datore di lavoro o il lavoratore abbiano cessato un altro contratto di egual specie da meno di sei mesi ovvero quando il lavoratore sia parente o affine del datore, salve le ipotesi di mansioni ai sensi dell’art. 1 comma 3°, nn. 1-45 D.P.R. 0403/1971 (assistenza invalidi, mutilati, ciechi, ecc..);
  • Sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi tramite crediti: in sostituzione dell’art. 274 D.lgs. 81/2008, a decorrere dal 01/11/2024, è previsto l’istituto della “patente a crediti” per le imprese e i lavoratori autonomi che operino, al momento del suo rilascio, in cantieri temporanei o mobili ai sensi dell’art. 89 D.lgs. 81/2008. Originariamente la patente è rilasciata con un punteggio iniziale di 30 punti; la stessa potrà subire decurtazioni variabili a seconda della violazione commessa e, in caso di punti residui inferiori a 15, il titolare della patente non potrà proseguire l’attività, pena l’irrogazione di sanzioni amministrative;
  • Sanzioni civili per omissione/evasione contributiva: sono state modificate le sanzioni previste dall’art. 116 comma 8° L. 388/2000 ed è stato introdotto un meccanismo di interlocuazione tra INPS e contribuente ove alla prima è imposto l’onere di introdurre «nuove e più avanzate forme di comunicazione» con il contribuente, al fine di «semplificare gli adempimenti, stimolare l’assolvimento degli obblighi contributivi e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili». In particolare, l’Istituto dovrà indicare al contribuente o al suo intermediario «gli elementi e le informazioni in suo possesso riferibili allo stesso contribuente relativi ai rapporti di lavoro, agli imponibili e agli elementi rilevanti ai fini della determinazione degli obblighi contributivi» mentre il contribuente potrà segnalare alla prima «eventuali fatti, elementi e circostanze da quest’ultimo non conosciuti». Per ogni eventuale inadempimento contributivo emerso sono, poi, previste specifiche sanzini o percorsi di regolarizzazione;
  • Implementazione degli organi ispettivi, efficientamento dell’INL ed incentivazioni del persona ispettivo;
  • Ripristino ruoli ispettivi INPS e INAIL: sono state abrogate alcune disposizioni del D.lgs. 149/2015, conseguentemente ripristinando i poteri ispettivi di INPS ed INAIL ma lasciando inalterati il ruolo e le competenze dell’Ispettorato per la programmazione e coordinamento dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale.

Ispettorato del Lavoro – Direzione centrale coordinamento giuridico, nota n. 159 del 13 Marzo 2024 avente ad oggetto «decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19 recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)”»

News Sicurezza – Solo i lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria devono essere visitati prima della ripresa del lavoro, in caso di malattia superiore a sessanta giorni

Nell’esercizio delle proprie facoltà, l’Università degli Studi di Milano – Direzione Risorse Umane aveva avanzato interpello innanzi alla competente Commissione, richiedendo alla stessa di fornire un’interpretazione univoca della disposizione di cui all’art. 41 comma 2° lett. e-ter) D.lgs. 81/2008 ovvero di chiarire se anche il lavoratore non esposto o non dichiarato non esposto ad alcun rischio lavorativo debba essere sottoposto a sorveglianza sanitaria prima del suo re-ingresso in azienda, allorquando sia stato assente per più di sessanta giorni per motivi di salute.

Nella seduta del 25 Gennaio 2024, la Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, previamente citando gli artt. 2 comma 1° lett. m), 18 e 41 D.lgs. 81/2008 nonché la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 7566 del 27.03.2020, da ultimo richiamata nella sentenza della medesima sezione n. 29756 del 12.10.2022 – ove si è statuito che «”ripresa del lavoro”, rispetto alla quale la visita medica deve essere “precedente”, è costituita dalla concreta assegnazione del lavoratore, quando egli faccia ritorno in azienda dopo un’assenza per motivi di salute prolungatasi per oltre sessanta giorni, alle medesime mansioni già svolte in precedenza, essendo queste soltanto le mansioni, per le quali sia necessario compiere una verifica di “idoneità” e cioè accertare se il lavoratore possa sostenerle senza pregiudizio o rischio per la sua integrità psico-fisica» – ha affermato che solo i lavoratori già soggetti a sorveglianza sanitaria debbano essere sottoposti a visita all’atto di re-inserimento in azienda dopo una loro assenza per malattia.

Interpello n. 1 del 06 Febbraio 2024 avente ad oggetto «Interpello ai sensi dell’articolo 12 del d.lgs. n. 81/2008 e successive modificazioni, in merito alla “Sorveglianza sanitaria a seguito di assenza superiore a 60 gg. per motivi di salute (art .41 comma 2 lettera e -ter D.Lgs. n. 81/08)”. Seduta della Commissione del 25 gennaio 2024.».

News Sicurezza – E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale di aggiornamento dell’elenco delle malattie professionali

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale al n. 10 del 13 Gennaio 2024, il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 15 Novembre 2023 a mezzo del quale è stato aggiornato l’elenco delle malattie professionali per cui, a norma dell’art. 139 del D.PR. 1124, è obbligatoria la denuncia.

Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 15 Novembre 2023 recante «Aggiornamento dell’elenco delle malattie professionali» – pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 10 del 13 Gennaio 2024.

News Sicurezza – Vi è sempre un obbligo di individuazione del preposto, salvo ipotesi limite in cui tale figura può anche coincidere con quella del datore di lavoro

La Camera di Commercio di Modena, nell’esercizio delle proprie facoltà, aveva avanzato, innanzi alla competente Commissione Interpelli in materia di salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro i seguenti quesiti: a) circa l’esistenza di un generale e sempre applicabile obbligo di nomina del preposto, anche all’interno di piccole realtà aziendali ove la figura del preposto coincida con quella del datore di lavoro ovvero nei casi in cui l’attività lavorativa di un dipendente non venga sovraintesa da altri; nonché b) circa l’effettiva possibilità di cumulare in capo ad un’unica persona la qualifica di datore di lavoro e di preposto.

Nella seduta del 23 Novembre 2023, la Commissione di cui all’art. 12 D.lgs. 81/2008, previa ricognizione del quadro normativo relativo alla figura del preposto e, più precisamente, previo richiamo agli artt. 2 comma 1° lett. e), 18 comma 1° lett. b-bis), 19, 37 e 55 D.lgs. 81/2008, così come anche da ultimo modificati, ha ritenuto che la volontà legislativa di rafforzare sempre di più tale figura di garanzia debba portare a ritenere sempre esistente un obbligo di individuazione del preposto, salvo ipotesi limite ove, «a seguito dell’analisi e della valutazione dell’assetto aziendale, in considerazione della modesta complessità organizzativa dell’attività lavorativa», «il datore di lavoro sovraintenda direttamente a detta attività, esercitando i relativi poteri gerarchico – funzionali». Ciò, a titolo esemplificativo e non esaustivo, dovrà necessariamente accadere «nel caso di un’impresa con un solo lavoratore».

Interpello n. 5 del 01 Dicembre 2023 avente ad oggetto «Interpello ai sensi dell’articolo 12 del d.lgs. n. 81/2008 e successive modificazioni. Quesito sulla figura del preposto. Seduta della Commissione del 23 novembre 2023».

News Sicurezza – I lavoratori impiegati in attività di movimentazione manuale di carichi devono, necessariamente, essere sottoposti a sorveglianza sanitaria

Il Giudice di primo grado aveva assolto gli imputati, rispettivamente nelle loro qualifiche di datore di lavoro e medico competente, ritenendo le accuse a loro carico formulate insussistenti: si era ritenuta provata, infatti, la non doverosità di una loro condotta atta a sottoporre a visita medica i dipendenti cd. banconisti dal momento che gli stessi, coma da Documento di Valutazione dei rischi, risultavano ricompresi in una classe di rischio bassa.

Proponeva rituale ricorso per Cassazione il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, lamentando l’erronea applicazione (e interpretazione) da parte del Giudice di prime cure della disposizione di cui all’art. 168 comma 2° D.lgs. 81/2008, la quale detta, con ordine di priorità, una serie di incombenti a carico del datore di lavoro di soggetti impiegati in attività di movimentazione manuale dei carichi, tra i quali l’obbligo di sottoporre gli stessi a sorveglianza sanitaria.

La Suprema Corte di Cassazione, nella pronuncia in commento, dapprima richiamando le previsioni normative di cui agli artt. 41, 167 e 168 D.lgs. 81/2008, è giunta ha ritenere fondato il ricorso presentato.

Ricordando come la ratio delle norme in tema di sorveglianza sanitaria sia da individuare nella prevenzione di «qualunque forma morbosa provocata dal lavoro ed è mirata alla formulazione di un giudizio di idoneità alle mansioni specifiche che tenga conto di tutte le caratteristiche psico – fisiche del lavoratore confrontate con il peculiare contesto ambientale», la Terza Sezione della Suprema Corte di Cassazione ha ricostruito la portata dell’art. 168 TUSL: se, al primo comma, esso «impone chiaramente al datore di lavoro di adottare, in via prioritaria, le misure organizzative necessarie e di ricorrere ai mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori», il secondo comma prevede l’obbligo in capo al datore di lavoro, nel caso quanto anzidetto non sia possibile «di adottare le misure organizzative necessarie, di ricorre ai mezzi appropriati e di fornire ai lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che comporta la movimentazione manuale di detti carichi, tenendo conto dell’allegato XXXIII, elencando specificamente, in maniera tassativa e cumulativa, le relative condotte, tra le quali rientra espressamente anche la sorveglianza sanitaria, secondo il disposto di cui all’art. 41 d.lgs. 81/2008».

Trattasi, quindi, di condotta obbligatoria del datore di lavoro, residuando uno spazio di discrezionalità unicamente in capo al medico competente e all’organo di vigilanza e limitatamente alla frequenza della visita periodica da effettuarsi.

Cass. Pen., Sez. III, 22 Dicembre 2023 – Ud. del 15.11.2023 – n. 51293 Pres. A. Giudicepietro Rel. M. Cataldi.

News Sicurezza – La normativa emergenziale in tema di Covid-19 ha temporaneamente derogato al principio della massima tutela del lavoratore di cui all’art. 2087 c.c.

In sede di secondo accesso ai luoghi di lavoro da parte degli enti ispettivi, gli operanti avevano accertato l’inidoneità della struttura posta a presidio della postazione di cassa del supermercato ad assicurare la distanza di almeno un metro tra il lavoratore e l’utenza nonché il mancato utilizzo, da parte del primo, dell’idoneo dispositivo di protezione individuale (mascherina FPP2), essendo questi munito dalla sola mascherina chirurgica.

Ne era derivata l’imputazione per la violazione della normativa in materia di salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro con particolare riguardo: a) alla mancata adozione di idonee misure di prevenzione atte a garantire la distanza di sicurezza; b) all’omessa indicazione, all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi, delle misure di protezione dei lavoratori; c) all’omessa fornitura dei Dispositivi di Protezione Individuale conformi a prevenire il rischio di contagio del virus.

Il Giudice di primo grado, però, aveva assolto l’imputato – rilevando, fra le altre, come la norma di chiusura del sistema in materia di salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro (l’art. 2087 c.c.) fosse, invero, stata derogata dalla disciplina emergenziale adottata a seguito del diffondersi del virus Covid-19.

Di avviso contrario il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello che, proponendo rituale ricorso per Cassazione, aveva, invece, censurato la motivazione dell’impugnata sentenza. Da un lato, il ricorrente si doleva dell’insufficiente motivazione addotta dal Giudice in ordine ai primi due capi di imputazione; dall’altro, contestava come il richiamo all’art. 2087 c.c. contenuto nell’art. 29bis del D.L. 23/2020 – lungi dal costituire una deroga al principio di massima sicurezza tecnologicamente possibile – avesse il solo scopo di limitare temporaneamente la responsabilità extracontrattuale del datore di lavoro nei confronti del proprio dipendente esclusivamente alle ipotesi in cui il primo non si fosse conformato alle indicazioni impartite nei protocolli e linee guida richiamate nella stessa disposizione.

In accordo con le argomentazioni della difesa dell’imputato, la Suprema Corte di Cassazione, nella pronuncia in commento, ha ritenuto pienamente fondato l’iter argomentativo esposto nella sentenza di primo grado giungendo così a confermare come, in costanza di stato di emergenza, l’adempimento all’obbligo di cui all’art. 2087 c.c. da parte dei datori di lavoro, pubblici e privati, dovesse intendersi soddisfatto mediante il rispetto, da parte di questi, delle prescrizioni imposte con i diversi protocolli e linee guida richiamate dalla normativa adottata. Tale previsione non ha ingenerato uno scudo di immunità penale in quanto la funzione dei richiamati protocolli era proprio quella di individuare le misure necessarie ad assicurare la tutela dei lavoratori dal rischio di contagio, tenendo in considerazione gli aspetti peculiari delle diverse attività lavorative nonché l’esperienza sino a quel momento maturata con riguardo al fattore di rischio in considerazione.

In altri termini, correttamente il Giudice di primo grado, ha evidenziato che la normativa emergenziale ha esclusivamente provveduto ad individuare le misure di cautela da osservarsi nei luoghi di lavoro, temporaneamente derogando alla «”regola giurisprudenziale della massima sicurezza (tecnologicamente) possibile”, proprio perché doveva essere l’adozione dei protocolli ad “assicurare alle persone che lavorano livelli di sicurezza ‘adeguati’ e non quindi un generico livello ‘massimo’ della sicurezza tecnologicamente possibile (che, nel caso del rischio COVID, sarebbe sostanzialmente indefinibile)».

D’altro canto, all’interpretazione offerta dal Pubblico Ministero, osterebbe la circostanza per cui «non pare possibile ricercare al di fuori delle norme emergenziali le misure dovute dal datore di lavoro ai sensi dell’art. 2087 c.c. perché non si può individuare ex post un diverso catalogo di misure applicabili al fine di attribuire ‘in maniera retroattiva’ una ‘antidoverosità’ della condotta del debitore di sicurezza”»

Cass. Pen., Sez. III, 01 Dicembre 2023 – Ud. del 18.10.2023 – n. 47904 Pres. A. Aceto Rel. V. Pazienza

News Sicurezza – Il provvedimento di sospensione del lavoratore irregolare è immediatamente esecutivo

La questione fattuale sottesa alla presente pronuncia può così essere riassunta: a seguito di un controllo ispettivo, si accertava, presso i luoghi dell’impresa, la presenza di una lavoratrice priva dei documenti necessari a comprovare la regolarità della sua posizione. Ne seguiva l’emanazione da parte dell’Ispettorato del Lavoro di un provvedimento di sospensione a norma dell’art. 14 D.lgs. 81/2008 il quale si tentava di notificare, dapprima, mediante consegna a mani del legale rappresentante e, successivamente, stante il rinvenimento dei locali chiusi per ordine del Questore, a mezzo posta raccomandata. Nonostante il perfezionamento del procedimento notificatorio – per compiuta giacenza – ad un seguente nuovo controllo degli organi preposti, la lavoratrice risultava ancora presente sui luoghi con conseguente contestazione della relativa violazione e condanna in sede di primo grado.

Proponeva, però, ricorso per cassazione la difesa lamentando l’inapplicabilità del principio di diritto statuito nella pronuncia n. 30176 del 2017 in virtù del quale «in tema di contravvenzioni antinfortunistiche, la notifica del verbale di prescrizioni al datore di lavoro, redatto dall’organo di vigilanza ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, può avvenire anche a mezzo del servizio postale e, qualora la raccomandata non venga consegnata per l’assenza del destinatario e di altra persona abilitata a riceverla, si perfeziona per compiuta giacenza». A parere della difesa, tale statuizione non poteva dirsi valevole per il provvedimento di sospensione di cui all’art. 14 D.lgs. 81/2008, la cui non immediata esecutorietà è confermata anche dall’omessa indicazione, nel testo della legge, di questa sua peculiare caratteristica. In pendenza dei termini per proporre impugnazione avverso il provvedimento in parola, pertanto, lo stesso non poteva ritenersi efficace.

Di avviso contrario la Suprema Corte di Cassazione che, citando l’art. 14 D.lgs. 81/2008, ha espressamente chiarito come: «Il dato letterale non si presta ad equivoci circa la immediata esecutorietà del provvedimento di sospensione; non avrebbero altrimenti senso le disposizioni di cui ai comma 9 e 11-bis dell’art. 14, che sanzionano con la perdita di efficacia del provvedimento adottato l’omessa pronuncia sul ricorso amministrativo nel termine di 15 giorni dalla sua proposizione (comma 9) e stabiliscono lo slittamento dell’efficacia del provvedimento nelle ipotesi ivi contemplate (comma

11-bis, nessuna delle quali qui invocata)».

D’altro canto, nella stessa direzione conducono anche i principi in materia di esecutorietà degli atti amministrativi dettati dagli artt. 21bis, 21ter e 21quater L. 241/1990 in forza dei quali l’«efficacia dei provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei privati è subordinata alla loro comunicazione o notificazione». Senza dubbio il provvedimento di sospensione di cui all’art. 14 D.lgs. 81/2008 è idoneo ad incidere sulla sfera giuridica del privato e ha natura sanzionatoria con conseguente sua efficacia a seguito dell’avvenuta sua notificazione.

Cass. Pen., Sez. III, 16 Ottobre 2023 – Ud. del 09.06.2023 – n. 41873 Pres. V. Di Nicola Rel. A. Aceto.

News Sicurezza – L’adempimento delle prescrizioni imposte dall’Autorità di vigilanza non esime il Giudice dall’accertamento circa la sussistenza degli elementi costitutivi del reato

In primo grado, il Tribunale competente aveva ritenuto l’imputato responsabile del reato di cui all’art. 71 comma 1° D.lgs. 81/2008, adducendo a giustificazione del menzionato dispositivo – tra le altre – la circostanza per cui alcune considerazioni formulate dal consulente tecnico della difesa potessero ritenersi superate dall’ottemperamento volontario dell’incolpato alle prescrizioni imposte dall’autorità di vigilanza, con conseguente sua adesione all’impianto accusatorio.

La Suprema Corte di Cassazione, investita della questione con autonomo ricorso, ha, di contro, ritenuto sussistente il vizio dell’omessa motivazione da parte del Giudice di merito in ordine alle deduzioni addotte dal tecnico della difesa e incidenti sulla sussistenza del reato; queste, infatti, non potevano dirsi superate dell’avvenuto adempimento da parte dell’imputato al procedimento di sanatoria delle irregolarità riscontrate. Tale comportamento, infatti, non è in grado di assumere valenza confessoria e, in ogni caso, lo stesso opera su un piano che è distinto da quello della configurabilità del reato; d’altronde, è ormai pacifico in giurisprudenza, come gli esiti della procedura di regolarizzazione in sede ispettiva non possano incidere né influenzare l’esercizio dell’azione penale.

Cass. Pen., Sez. III, 30 Agosto 2023 – Ud. del 26.04.2023 – n. 36186 Pres. L. Marini Rel. F. Zunica.

News Sicurezza – Rischio di danni da calore: interviene l’Ispettorato del Lavoro con propria nota n. 5056 del 13 Luglio 2023

In considerazione delle condizioni climatiche in atto, l’Ispettorato del Lavoro ha adottato una nota, indirizzata agli ispettorati interregionali e territoriali, fornendo indicazioni circa i profili «di tutela dei lavoratori per i rischi legati ai danni da calore, sia in fase di vigilanza ispettiva, sia in occasione dell’attività di informazione e prevenzione da rivolgersi ai datori di lavoro e ai lavoratori finalizzata a fornire utili elementi di conoscenza sugli effetti delle temperature estreme negli ambienti di lavoro e sulla relativa percezione del rischi». In particolare, dapprima richiamando le precedenti note nn. 4639 del 02.07.2021, 3783 del 22.06.2022 e 4753 del 26.07.2022, l’Ispettorato del Lavoro ha fornito ulteriori indicazioni ai fini della corretta valutazione del rischio all’interno del Documento di cui all’art. 17 comma 1° lett. a) D.lgs. 81/2008 nonché della sua gestione.

L’Ispettorato ha, in particolare, ribadito come – qualora in sede di svolgimento di attività ispettiva si ravvisi l’assenza nel DVR e nel POS del rischio in parola – «la ripresa delle lavorazioni interessate sia condizionata all’adozione di tutte le misure necessarie atte ad evitare/ridurre il rischio, in adempimento del verbale di prescrizione».

Nota Prot. n. 5056 del 13 Luglio 2023 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro avente ad oggetto: “Tutela dei lavoratori sul rischio legato ai danni da calore”.

News Sicurezza – E’ in vigore il nuovo Regolamento UE/2023/1230, in materia di progettazione e costruzione macchine

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea al n. 165 del 29 Giugno 2023, il nuovo Regolamento Europeo avente ad oggetto: «i requisiti di sicurezza e di tutela della salute per la progettazione e la costruzione di macchine, prodotti correlati e quasi-macchine al fine di consentire la loro messa a disposizione sul mercato o la loro messa in servizio, garantendo al contempo un livello elevato di tutela della salute e di sicurezza delle persone, in particolare dei consumatori e degli utilizzatori professionali, e, ove opportuno, degli animali domestici nonché di tutela dei beni e, se del caso, dell’ambiente. Esso stabilisce inoltre norme concernenti la libera circolazione dei prodotti rientranti nell’ambito di applicazione del presente regolamento nell’Unione».

A mezzo del medesimo Regolamento sono state abrogate, con decorrenza immediata, la Direttiva 73/361/CEE nonché, con efficacia dal 14 Gennaio 2027, la direttiva 2006/42/CE.

Regolamento (UE) 2023/1230 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 Giugno 2023 “relativo alle macchine e che abroga la direttiva 2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 73/361/CEE del Consiglio” – pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea al n. 165 del 29.06.2023 e rettificato con provvedimento del 04.07.2023.