News Ambiente – Procedura di bonifica dei siti e cessazione della qualifica di rifiuti: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica risponde ad un interpello della Provincia di Novara:

Con proprio interpello, la Provincia di Novara ha formulato due quesiti:

  1. ha, innanzitutto, domandato al Ministero di chiarire se sia possibile, nell’ambito di procedimento di bonifica dei siti, attribuire la qualifica di end of waste ai materiali originati dal trattamento effettuato mediante impianto mobile di soil washing allorquando gli stessi rispettino i valori di concentrazione soglia di rischio previsti all’interno del progetto di bonifica approvato. Vi osterebbe, a parere dell’interpellante, fra le altre: l’impossibilità di escludere, in termini generali, l’eventuale impatto ambientale negativo del suolo conforme al CSR in un contesto esterno diverso da quello preso in esame nel progetto di bonifica. Ivi, infatti, i valori di concentrazione vengono fissati a seguito di una valutazione sito specifica. Inoltre, vi sarebbe una difficoltà obiettiva di soddisfare i requisiti di cui alle lettere b) e c) dell’art. 184ter lgs. 152/2006 dal momento che si fatica ad immaginare una richiesta di mercato di simile suolo e ad individuare standard esistenti di prodotti a cui fare riferimento. In ultimo, sarebbe inutile attribuire la qualifica di end of waste a materiali il cui riutilizzo in sito è già autorizzato nel progetto di bonifica.
  2. ha, poi, domandando la possibilità di far cessare la qualifica di rifiuto a quei materiali derivanti dal trattamento di rifiuti «sottoposti a lavorazioni quali cernita/selezione, riduzione volumetrica, vagliatura, oppure “soil washing”, biorisanamento, desorbimento termico ecc.. che, oltre alle caratteristiche previste dalla norme UNI e dal test di cessione previsti dal D.M. 152/2022, abbiano valori di contaminazione conformi alla colonna A) o alla colonna B) della tabella 1 all’allegato V alla parte IV del D.lgs. 152/2006 in base alla destinazione d’uso del sito ove i materiali verranno impiegati». È parere della Provincia e di Arpa ammettere tale evenienza solo con riguardo ai materiali destinati al reimpiego in sito con destinazioine residenziale/verde pubblico in quanto non è possibile, in linea generale, «considerare come materia prima una sostanza la cui commercializzazione è subordinata alla verifica della destinazione d’uso del sito dove essere recuperata». Vi sarebbe, inoltre, un rischio di peggioramento delle caratteristiche ambientali di un dato sito di impiego (il quale, ad esempio, non abbia mai subito un fenomeno di contaminazione) nonché un rischio per la salute umana, in mancanza di un’analisi del rischio sanitario sito specifica.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare, in accordo con la Direzione Generale uso sostenibile del suolo e delle risorse idriche, ha, con propria nota identificata al Protocollo Mase in uscita n. 174946 del 31 Ottobre 2023, così riscontrato le richieste dell’interpellante:

  1. con riguardo al primo quesito, il Ministero ha ritenuto che il caso prospettato riguardasse più propriamente “interventi ex-situ on site con movimentazione e rimozione dei materiali e suolo inquinato, ma con trattamento nell’area del sito stesso e possibile riutilizzo” con conseguente impossibilità di ricodurre tale trattamento, effettuato nell’ambito di una procedura di bonifica, ad un’operazione di gestione dei rifiuti. A tali materiali non è possibile attribuire la qualifica di end of waste dal momento che la loro eventuale qualifica come rifiuto non rileva finchè gli stessi vengono gestiti all’interno del progetto di bonifica il quale deve aver, a monte, espressamente autorizzato la loro ricollozione in sito e il loro trattamento. Chiarisce, infine, il Ministero come la produra di bonifica e quella di cessazione della qualifica di rifiuto siano procedimenti distinti cosicché l’applicazione dell’uso esclude il ricorso all’altro per il medesimo oggetto;
  2. con riguardo al secondo quesito, il Ministero premette come dalla formulazione dello stesso non sia dato comprendere se si stia facendo riferimento a rifiuti ricompresi o meno nel campo di applicazione del D.M. 152/2006 recante “Regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuti dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale, ai sensi dell’art. 184-ter, comma 2, decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”. In caso di risposta negativa, il Ministero ritiene di concordare con le conclusioni della Provincia di Novara e di ARPAL e di ritenere ammissibile la cessazione della qualifica di rifiuto esclusivamente allorquando i materiali esitati dalle operazioni di trattamento citate siano conformi ai valori di cui alla Colonna A della tabella 1 dell’Allegato V alla Parte IV del D.lgs. 152/2006 e, quindi, siano destinati al reimpiego in siti con destinazione residenziale/verde pubblico.

Considerazioni diverse, invece, potrebbero formularsi nelle ipotesi in cui il materiale soddisfi i requisiti di cui all’art. 184bis D.lgs. 152/2006 e possa, pertanto, qualificarsi come sottoprodotto. Richiamando, infatti, la disposizione di cui all’art. 2 del D.M. 120/2017 recante Disposizioni di riordino e semplificazione della ùdisciplina inerente la gestione delle terre e rocce da scavo”, si chiarisce come sia possibile qualificare come sottoprodotti le terre che, oltre ad essere conformi ai requisiti previsti dall’art. 184bis, siano originate da attività qualificabili come “opere” ai sensi del D.M. richiamato. Tra queste, però, non sono ricompresi gli interventi di bonifica, di messa in sicurezza permanente ed operativa.

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 174946 del 31 Ottobre 2023 avente ad oggetto “Interpello ai sensi dell’art. 3-septies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 – chiarimenti in materia di cessazione della qualifica di rifiuto a materiali conformi alla CSR o ai valori di CSC”