News Ambiente – Attività di recupero e limiti di residui da inviare allo smaltimento: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica risponde ad un interpello della Provincia di Campobasso

Con proprio intepello – identificato al Protocollo Mase in entrata n. 175589 del 07.02.2023 – la Provincia di Campobasso ha richiesto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di fornire chiarimenti, in assenza di un dato normativo in materia, circa il limite di residui da destinare allo smaltimento negli impianti di recupero rifiuti. A parere della Provincia, tala lacuna, da un lato, consentirebbe ad alcuni gestori non virtuosi di celare attività illecite di smaltimento dietro attività di recupero e, dall’altro, precluderebbe alle autorità preposte al rilascio dei titoli abilitativi e alla vigilanza di avere un necessario riferimento.

Richiamando la normativa applicabile – e, in specie, gli artt. 29sexies, 178 e 208 D.lgs. 152/2006 nonché il D.M. 29 Gennaio 2007 e il D.M. 5 Febbraio 1998 – il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia circolare, con propria nota avente Protocollo in uscita n. 162161 del 11 Ottobre 2023, ha chiarito come non sia possibile, in tal materia, dettare una normativa generale atta a predefinire il limite di produzione di residui da destinare allo smaltimento in quanto, nell’individuare tale dato, «è necessario aver riguardo a diversi elementi variabili di caso in caso, come, ad esempio, alla tipologia dell’impianto, alle sue caratteristiche tecniche, alla natura dei residui prodotti, al periodo nel quale l’attività opera, alle migliori tecniche disponibili vigenti in detto periodo ovvero ad altre valutazioni tecniche».

Negli stessi termini si espressa, d’altrode, la recente giurisprudenza (cfr. Cons. di Stato, Sez. IV, 9738/2022) laddove, con riguardo all’autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti ha affermato che «l’assenza di disposizioni normative puntuali (…), non rappresenta necessariamente una lacuna ma riflette una scelta del legislatore statale il quale, in relazione alla peculiarità degli impianti in esame e alla complessità del procedimento di autorizzazione, ha rimesso la fissazione dei termini alla stessa Amministrazione procedente, su impulso della Conferenza di servizi, secondo valutazioni da effettuarsi caso per caso (…)».

E’ proprio per le ragioni innanzi dette che la normativa prevede che, all’atto di richiesta di autorizzazione, il gestore dell’impianto di recupero sia tenuto a predisporre un progetto per l’impianto ove devono essere specificate le caratteristiche tecniche del processo di recupero, il quantitativo di rifiuti in ingresso e in uscita e la natura del materiale recuperato. Trattasi, infatti, di elementi indispensabili per comprovare la ragionevolezza e proporzionalità del progetto rispetto alle finalità perseguite – valutazione questa che dovrà essere condotta dall’autorità competente la quale è chiamata anche, e proprio in considerazione di quanto descritto dal proponente, a dettare prescrizioni e condizioni specifiche di esercizio.

D’altro canto – rammenta, infine, il Ministero – pur in assenza di un dato generale circa il limite di produzione di residui da destinare allo smaltimento all’interno di impianti di recupero, le Autorità preposte al rilascio dei titoli possono ispirare il loro operato ai principi sanciti dagli artt. 178 e 179 D.lgs. 152/2006 – in virtù dei quali occorre operare in una prospettiva di riduzione di produzione di rifiuti – nonché far applicazione, per alcune tipologie di recupero, a norme tecniche di settore quali quelle riportate nel D.M. 29.01.2007 con riguardo agli impianti di trattamento meccanico-biologico e al D.M. 05.02.1992 con riguardo agli impianti di recupero di materia ed energia.

In ultimo, il lamentato pregiudizio all’operato delle autorità di controllo, asseritamente derivante dalla lacuna normativa di cui si è sinora disquisito, è, invero, inesistente dal momento che l’esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo deve esser svolto avendo riguardo alle prescrizioni dettate nei titoli autorizzativi e a quanto previsto nei piani di monitoraggio ambientale a questi connessi.

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Economia Circolare – Parere n. 162161 del 11 Ottobre 2023 avente ad oggetto “Interpello in materia ambientale ex art. 3-septies del D.lgs. 152/2006. Parere su interpello promosso dalla Provincia di Campobasso (nota n. 17589 del 7 febbraio 2023). Riscontro”