News Ambiente – Ai fini della permanenza del reato di discarica abusiva, è essenziale verificare che vi sia una prosecuzione della gestione operativa della discarica

Ai fini di una migliore comprensione della sentenza in commento è opportuno, dapprima, richiamare brevemente la questione fattuale sottesa al procedimento: al momento dell’acquisto del terreno da parte dell’odierna società ricorrente, lo stesso era già stato sottoposto a sequestro penale in quanto divenuto oggetto di una discarica abusiva; sequestro poi revocato nell’anno 2002 ai fini dell’effettuazione delle operazioni di messa in sicurezza proprio da parte della nuova acquirente. La proprietaria non vi aveva, però, mai provveduto e il suddetto terreno veniva nuovamente sottoposto a sequestro nell’anno 2022. In quest’occasione si dava atto del rinvenimento di rifiuti diversi da quelli tipici dell’attività della precedente proprietaria, seppur comunque ascrivibili ad un deposito risalente nel tempo in quanto coperti di vegetazione. Si sottolineava, però, come, anche vent’anni prima, fossero stati ritrovati in loco rifiuti diversi da quelli tipici della lavorazione ivi in corso – circostanza questa che aveva fatto pensare ad un abbandono di rifiuti da parte di soggetti terzi.

Nel confermare l’applicazione della misura cautelare in capo all’odierna Società, il Tribunale del riesame aveva ritenuto ravvisabile il fumus del reato di discarica abusiva, così argomentando: in applicazione dei principi di diritto statuiti dalla Suprema Corte di Cassazione, il concetto di “gestione” di una discarica deve essere inteso in senso ampio, «dovendosi includere qualsiasi contributo, attivo o passivo, «diretto a realizzare od anche semplicemente a tollerare e mantenere il grave stato del fatto-reato, strutturalmente permanente». Ne deriva che, alla data odierna, il reato non può dirsi prescritto stante la permanenza dello stesso «con riferimento alla gestone abusiva o irregolare anche della fase post-operativa di una discarica…(che) può cessare solo con il venire meno della situazione di antigiuridicità per il rilascio dell’autorizzazione amministrazione amministrativa, con la rimozione dei rifiuti o con la bonifica dell’area, ovvero con il sequestro…ovvero, ancora, con la pronuncia della sentenza di primo grado». Non apprezzabili, pertanto, sarebbero state le considerazioni della difesa circa la prescrizione del reato fondata sull’inesistenza di una perdurante condotta di discarica abusiva (al più la mancata messa in sicurezza del sito avrebbe potuto configurare violazioni amministrative) in quanto «è proprio la “dismissione”, ovvero l’abbandono dell’area a sé stessa e l’omissione di qualsivoglia intervento finalizzato a mettere, quantomeno, in sicurezza l’enorme massa di rifiuti speciali sulla stessa sversati a costituire condotta penalmente rilevante ai sensi del comma terzo dell’art. 256 d.l.vo 152 del 2006».

Ritualmente investita della questione, la Suprema Corte di Cassazione, nella sentenza ora in commento, ha chiarito come, seppur nella piena validità dei principi di diritto di cui alla sentenza n. 12159 del 2017 della Terza Sezione, puntualmente richiamati nel provvedimento impugnato, il Tribunale del riesame abbia omesso di rilevare un aspetto dirimente. Nell’affermare la responsabilità del Sindaco e dei funzionari dell’Ufficio Tecnico per concorso nell’utilizzazione di una discarica abusiva, la Suprema Corte di Cassazione aveva, in quell’occasione, imputato agli stessi un comportamento omissivo consistente nella mancata attivazione, pur avendone un obbligo giudirico, al fine di impedire la protrazione dello smaltimento di rifiuti sui luoghi. Il presupposto fondante la decisione era, pertanto, rinvenibile nella «prosecuzione della gestione operativa della discarica, intesa come mantenimento di un sito ove continuano a prodursi illeciti sversamenti di rifiuti che, dunque, certamente fondano la protrazione della consumazione del reato permanente. Per fare buon governo di tale principio, dunque, il Tribunale del riesame avrebbe dovuto ricostruire la vicenda concreta verificando se – e, eventualmente, sino a quando – l’area sottoposta a sequestro aveva continuato ad essere utilizzata quale ricettacolo per il conferimento di rifiuti pur dopo la cessazione dell’impianto produttivo» della precedente Società «che ne aveva determinato la realizzazione».

Diverso – e alternativo al primo – invece è il discorso inerente alla gestione post-operativa della discarica. In tale fase, la Suprema Corte di Cassazione conferma come la cessazione della permanenza possa essere fatta coincidere con le ipotesi tipiche richiamate dal Tribunale del riesame il quale, però, ancora una volta, ha sottovalutato un aspetto. La responsabilità per la gestione post operativa della discarica è ascrivile unicamente al soggetto gestore, tale da intendersi, a norma dell’art. 2 lett. o) D.lgs. 36/2003 «il soggetto responsabile di una qualsiasi delle fasi di gestione di una discarica, che vanno dalla realizzazione e gestione della discarica fino al termine della gestione post-operativa compresa; tale soggetto può variare dalla fase di preparazione a quella di gestione successiva alla chiusura della discarica» (cfr., sul punto, Sez. 3, n. 37601 del 15/07/2021, Fusco, Rv. 282372). Con riguardo a quest’ultima, per le discariche autorizzate l’art. 8, lett. h), d.lgs. 36/2003 richiama «il piano di gestione post-operativa della discarica, redatto secondo i criteri stabiliti dall’allegato 2, nel quale sono definiti i programmi di sorveglianza e controllo successivi alla chiusura», ma è indubbio che tali obblighi sussistano anche nel caso di discarica non autorizzata».

«Muovendosi in questa seconda prospettiva, nell’ordinanza impugnata il fumus di responsabilità viene ascritto (anche) all’amministratore giudiziario della» Società nuova proprietaria in quanto si ritiene non potersi escludere «allo stato, la concreta attribuibilità del reato» al medesimo [..] Non vengono però approfondite le ragioni per cui il medesimo (o altri) possa essere ritenuto quale gestore della fase post-operativa cui concretamente addebitare la responsabilità per un reato non prescritto e, dunque, suscettibile di originare un sequestro preventivo».

Cass. Pen., Sez. III, 12 Settembre 2023 – Ud. del 15 Giugno 2023 – n. 37123 Pres. L. Ramacci Rel. G. F. Reynaud