News Sicurezza – La normativa emergenziale in tema di Covid-19 ha temporaneamente derogato al principio della massima tutela del lavoratore di cui all’art. 2087 c.c.

In sede di secondo accesso ai luoghi di lavoro da parte degli enti ispettivi, gli operanti avevano accertato l’inidoneità della struttura posta a presidio della postazione di cassa del supermercato ad assicurare la distanza di almeno un metro tra il lavoratore e l’utenza nonché il mancato utilizzo, da parte del primo, dell’idoneo dispositivo di protezione individuale (mascherina FPP2), essendo questi munito dalla sola mascherina chirurgica.

Ne era derivata l’imputazione per la violazione della normativa in materia di salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro con particolare riguardo: a) alla mancata adozione di idonee misure di prevenzione atte a garantire la distanza di sicurezza; b) all’omessa indicazione, all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi, delle misure di protezione dei lavoratori; c) all’omessa fornitura dei Dispositivi di Protezione Individuale conformi a prevenire il rischio di contagio del virus.

Il Giudice di primo grado, però, aveva assolto l’imputato – rilevando, fra le altre, come la norma di chiusura del sistema in materia di salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro (l’art. 2087 c.c.) fosse, invero, stata derogata dalla disciplina emergenziale adottata a seguito del diffondersi del virus Covid-19.

Di avviso contrario il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello che, proponendo rituale ricorso per Cassazione, aveva, invece, censurato la motivazione dell’impugnata sentenza. Da un lato, il ricorrente si doleva dell’insufficiente motivazione addotta dal Giudice in ordine ai primi due capi di imputazione; dall’altro, contestava come il richiamo all’art. 2087 c.c. contenuto nell’art. 29bis del D.L. 23/2020 – lungi dal costituire una deroga al principio di massima sicurezza tecnologicamente possibile – avesse il solo scopo di limitare temporaneamente la responsabilità extracontrattuale del datore di lavoro nei confronti del proprio dipendente esclusivamente alle ipotesi in cui il primo non si fosse conformato alle indicazioni impartite nei protocolli e linee guida richiamate nella stessa disposizione.

In accordo con le argomentazioni della difesa dell’imputato, la Suprema Corte di Cassazione, nella pronuncia in commento, ha ritenuto pienamente fondato l’iter argomentativo esposto nella sentenza di primo grado giungendo così a confermare come, in costanza di stato di emergenza, l’adempimento all’obbligo di cui all’art. 2087 c.c. da parte dei datori di lavoro, pubblici e privati, dovesse intendersi soddisfatto mediante il rispetto, da parte di questi, delle prescrizioni imposte con i diversi protocolli e linee guida richiamate dalla normativa adottata. Tale previsione non ha ingenerato uno scudo di immunità penale in quanto la funzione dei richiamati protocolli era proprio quella di individuare le misure necessarie ad assicurare la tutela dei lavoratori dal rischio di contagio, tenendo in considerazione gli aspetti peculiari delle diverse attività lavorative nonché l’esperienza sino a quel momento maturata con riguardo al fattore di rischio in considerazione.

In altri termini, correttamente il Giudice di primo grado, ha evidenziato che la normativa emergenziale ha esclusivamente provveduto ad individuare le misure di cautela da osservarsi nei luoghi di lavoro, temporaneamente derogando alla «”regola giurisprudenziale della massima sicurezza (tecnologicamente) possibile”, proprio perché doveva essere l’adozione dei protocolli ad “assicurare alle persone che lavorano livelli di sicurezza ‘adeguati’ e non quindi un generico livello ‘massimo’ della sicurezza tecnologicamente possibile (che, nel caso del rischio COVID, sarebbe sostanzialmente indefinibile)».

D’altro canto, all’interpretazione offerta dal Pubblico Ministero, osterebbe la circostanza per cui «non pare possibile ricercare al di fuori delle norme emergenziali le misure dovute dal datore di lavoro ai sensi dell’art. 2087 c.c. perché non si può individuare ex post un diverso catalogo di misure applicabili al fine di attribuire ‘in maniera retroattiva’ una ‘antidoverosità’ della condotta del debitore di sicurezza”»

Cass. Pen., Sez. III, 01 Dicembre 2023 – Ud. del 18.10.2023 – n. 47904 Pres. A. Aceto Rel. V. Pazienza