News Ambiente – La Corte di Cassazione si pronuncia in ordine al reato di cui all’art. 452speties c.p.

Si rappresenta, in premessa, come la disposizione richiamata punisca «chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti».

A parere della Terza Sezione della Suprema Corte di Cassazione, la norma individua nel primo periodo una fattispecie delittuosa a forma vincolata mentre, nel secondo, un reato a forma libera «laddove con una sorta di clausola di chiusura reprime qualsivoglia condotta dotata di efficacia causale rispetto alla compromissione degli esiti delle attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza sul lavoro». Ne consegue che il reato in parola può dirsi integrato da ogni forma di condotta di intralcio o ostacolo all’attività di controllo, comprese «la creazione di cd. by pass per gli scarichi, l’occultamento o dissimulazione di operazione di diluizione di acque, rifiuti o reflui, l’alterazione dello stato dei luoghi» nonché comportamenti quali quello in esame ove «l’impedimento ad accedere frapposto ai militari dall’imputato, nell’esercizio di una attività istituzionale di controllo» è stato lacunosamente giustificato in considerazione della circostanza per cui i «militari si sarebbero presentati presso il cancello di casa e non presso quello che conduceva alla azienda agricola oggetto dell’attività di vigilanza»; dato questo, peraltro, superato dal fatto che «la vicinanza dei due cancelli sarebbe dimostrativa della direzione dei militari verso un controllo diretto non necessariamente ed esclusivamente nella sua abitazione, tanto che alla luce degli atti emergerebbe che in altre occasioni gli operanti avrebbero svolto analoghi controlli, sempre accedendo presso il cancello in questione».

Prosegue, inoltre, la Corte chiarendo come il reato in parola sia da qualificarsi quale reato di danno alle funzioni di controllo e vigilanza ambientali e di sicurezza sul lavoro, impedite o compromesse nei loro esiti finali, nonché di pericolo indiretto all’ambiente.

Evidenzia, infine, la Terza Sezione come la strumentalità delle funzioni amministrative di difesa dell’ambiente rispetto alla tutela di quest’ultimo bene imponga che le prime siano da intendersi «come omnicomprensive di ogni forma di vigilanza e controllo a prescindere dall’organo in concreto coinvolto, così da potersi comprendere non solo autorità specializzate nella tutela dell’ambiente ma anche organismi più genericamente investiti di funzioni di polizia giudiziaria, seppur nello specifico interessati a verifiche di rilievo ambientale».  

Cass. Pen., Sez. III, 18 Marzo 2024 – Ud. del 15.11.2023 – n. 11166 Pres. L. Ramacci Rel. G. Noviello.