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News 231/2001 – Il 30 Luglio 2020 entrarà in vigore il D.lgs. 75/2020, attuativo della cd. direttiva PIF (UE/2017/1371)

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 177 del 15.07.2020 – il Decreto Legislativo n. 75 recante “Attuazione della Direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale”. Per quel che maggiormente rileva, in tema di responsabilità amministrativa da reato dell’ente, le modifiche introdotte hanno riguardato tanto l’ampliamento del catalogo dei reati presupposto quanto la previsione di nuove sanzioni pecuniarie irrogabili all’ente a fronte di specifici fatti di reato.  

In relazione al primo aspetto, con decorrenza dal 30 luglio p.v., l’ente potrà essere perseguito anche nelle ipotesi in cui una persona fisica, posta in posizione apicale all’interno dell’azienda ovvero a questi sottoposta, commetta nell’interesse o vantaggio dell’ente i reati di truffa in danno all’Unione Europea e frode in pubbliche forniture (art. 24), i reati di peculato e abuso d’ufficio (art. 25) nonché il reato di contrabbando (nuovo art. 25-sexiesdecies).

In ordine, invece, all’apparato sanzionatorio, l’art. 24 D.lgs. 231/2001 prevede che le sanzioni previste dai precedenti commi primo e secondo trovino applicazione anche nei in cui sia stato commesso il reato previsto e punito dall’art. 2 L. 898/1986 (art. 24 comma 2-bis). Per inciso, anche quest’ultima disposizione è stata modificata ad opera dell’intervento normativo in esame che ora prevede un aggravamento di pena nei casi in cui il danno cagionato o il profitto conseguito siano superiori a € 100.000. Parimenti gli artt. 25 e 25-quinquiesdecies D.lgs. 231/2001: mentre il primo estende la sanzione di cui al suo primo comma anche ai casi in cui il fatto «offende  gli  interessi finanziari dell’Unione europea, in  relazione  alla  commissione  dei delitti di cui agli articoli 314, primo comma, 316 e 323  del  codice penale» (art. 25 comma 1° secondo periodo), il secondo prevede specifiche sanzioni pecuniarie «in relazione  alla commissione dei  delitti   previsti   dal   decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, se commessi nell’ambito di  sistemi fraudolenti transfrontalieri e  al  fine  di  evadere  l’imposta  sul valore aggiunto per un importo  complessivo  non  inferiore  a  dieci milioni  di  euro» (art. 25-quinquiesdecies comma 1-bis).

Per completezza, si rammenti come l’intervento in esame abbia introdotto modifiche anche al codice penale e al D.lgs. 74/2000. Rispetto al primo, infatti, è stata prevista una nuova circostanza aggravante per i reati di Peculato mediante profitto dell’errore altrui (316 c.p.), Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (316-ter c.p.) e Induzione indebita a dare o promettere utilità (319-quater c.p.) che, con decorrenza dal 30 luglio p.v., saranno puniti con la reclusione da sei mesi (pena minima prevista per i reati di cui all’art. 316 e 316-ter c.p.) a quattro anni nel caso in cui «il  fatto offende gli interessi finanziari dell’Unione europea e il danno o  il profitto sono superiori a euro 100.000». Inoltre, è stato interpolato il testo dell’art. 322-bis c.p. il quale, sempre con decorrenza dal 30 luglio p.v., prevederà l’applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 314, 316, da 317 a 320 e 322, terzo e quarto comma, anche: «5-quinquies) alle  persone  che  esercitano funzioni o attivita’ corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio  nell’ambito  di  Stati  non appartenenti  all’Unione  europea,  quando  il  fatto   offende   gli interessi finanziari dell’Unione». In ultimo, l’aggravante di cui all’art. 640 comma 2° n. 1) troverà applicazione anche in caso di truffa ai danni dell’Unione Europea.

Rispetto, invece, al D.lgs. 74/2000 recante “Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205”, in deroga alla previsione di cui all’art. 6 comma 1 °, sarà considerato penalmente rilevante il tentativo dei reati di Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2), Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3) e Dichiarazione infedele (art. 4) allorquando «compiuti anche nel  territorio di altro Stato membro dell’Unione europea, al fine di evadere  l’imposta sul valore aggiunto per un valore complessivo non inferiore  a  dieci milioni di euro» (art. 6 comma 1-bis D.lgs. 74/2000).

News 231/2001 – La causa di esclusione della punibilità di cui all’art. 131bis c.p. non trova applicazione con riferimento alla responsabilità amministrativa da reato degli enti

Nella pronuncia in esame, la Terza Sezione della Suprema Corte di Cassazione ha ribadito come la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto non possa trovare applicazione con riferimento alla responsabilità amministrativa da reato dell’ente in quanto quest’ultima – costituendo un tertium genus rispetto alla responsabilità penale e amministrativa – si pone, rispetto a queste, in una posizione di piena autonomia. L’istituto di cui all’art. 131 bis c.p., pertanto, non può configurarsi a favore di una persona giuridica in quanto strutturalmente e legislativamente connesso ad un illecito penale che è mero presupposto della responsabilità di cui al D.lgs. 231/2001 fondata, invece, sul rimprovero ordinamentale mosso all’ente per la sua cd. colpa di organizzazione. Inoltre, dal principio di diritto anzidetto deriva che l’eventuale dichiarazione di non punibilità pronunciata a favore del reo è irrilevante ai fini dell’accertamento della responsabilità di cui al D.lgs. 231/2001, dovendo il giudice procedervi in via autonoma ed indipendente.

Cass. Pen., Sez. III, 15 Gennaio 2020 – Ud. del 10.07.2019 – n. 1420

News 231/2001 – La contestazione dell’illecito ai sensi dell’art. 59 D.lgs. 231/2001 ha effetto interruttivo della prescrizione dal giorno dell’emissione dell’atto in cui è contenuta e non dalla sua notifica

In premessa, si rammenti come, a tenore della disposizione di cui all’art. 22 D.lgs. 231/2001, le sanzioni amministrative si prescrivono nel termine di cinque anni dalla data di verificazione dell’illecito amministrativo da reato imputato all’ente e come  – per quanto qui di interesse – è idonea ad interrompere il su citato termine – con decorso ex novo dello stesso solo a seguito dell’intervenuta pronuncia definitiva – la contestazione dell’illecito effettuata a norma dell’art. 59 D.lgs. 231/2001 e contenuta in uno degli atti indicati dall’art. 405 c.p.p.. Nella pronuncia in commento, la Quarta Sezione della Suprema Corte di Cassazione è tornana sul tema – da anni dibattuto – concernente l’individuazione del momento di produzione degli effetti interruttivi della prescrizione dell’illecito amministrativo da reato dell’ente, ritenendo condivisibile quell’orientamento in forza del quale l’effetto interruttivo della prescrizione si realizza alla data di emissione – e non da quella di notifica –  del provvedimento a mezzo del quale il Pubblico Ministero esercita l’azione penale, in conformità con il regime previsto per il procedimento penale con il quale la disciplina in parola condivide l’interesse primario della tutela della pretesa punitiva dello Stato. Di converso, il rinvio operato dalla legge delega alle norme civilistiche attiene esclusivamente al contenuto degli effetti interruttivi importando la sospesione del decorso del termine di prescrizione sino alla data di passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio: ciò alla luce dell’esigenza di assicurare la compatibilità dell’azione imprenditoriale con l’interesse generale così come previsto dall’art. 41 Cost.

Cass. Pen., Sez. IV, 12 Luglio 2019 – Ud. del 09.04.2019 – n. 30634

News Sicurezza e 231/2001 – La riduzione dei tempi di lavorazione integra il requisito dell’interesse dell’ente

Nella pronuncia in commento, la Quarta Sezione della Corte di Cassazione ha chiarito come il requisito dell’interesse dell’ente – richiesto dall’art. 5 D.lgs. 231/2001 ai fini della configurabilità della responsabilità amministrativa da reato delle società –  debba essere inteso non solo alla stregua di un effettivo risparmio economico derivante dalla mancata predisposizione delle opportune misure di sicurezza nonché dall’omessa attivazione dei necessari corsi di formazione ma anche quale risparmio di tempo ottenuto dall’ente. In altri termini, la regolare formazione dei lavoratori e la messa a disposizione di presidi individuali e collettivi conformi alla normativa di settore non costituiscono circostanze idonee ad escludere la responsabilità dell’ente allorquando, in concreto, le lavorazioni vengano svolte senza prevedere l’applicazione ed il controllo circa dell’effettivo utilizzo degli strumenti in dotazione.

Cass. Pen., Sez. IV, 17 Aprile 2019 – Ud. del 24.01.2019 –  n. 16598

News 231/2001 – Il giudice, nell’affermare la penale responsabilità dell’ente, non è tenuto a valutare atti difensivi prodotti in favore delle persone fisiche

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte di Cassazione, ha primariamente ribadito principi di diritto, in materia di responsabilità amministrativa da reato degli enti, invero già costantemente affermati dalle sue sezioni ed inerenti, in particolare, ai concetti di interesse e vantaggio nei reati colposi. Di seguito, la Quarta Sezione ha enfatizzato il profilo dell’indipendenza della responsabilità dell’ente dalla responsabilità della persona fisica – ad eccezioni di talune ipotesi tassativamente previste dalla normativa – giugendo ad affermare come, ai fini dell’effermazione della responsabilità dell’ente, è sufficiente che il giudice conduca un mero accertamento incidentare in ordine ai profili di responsabilità penale della persona fisica, autrice del reato presupposto, purché vengano accertati i presupposti soggettivi ed oggettivi richiesti dagli artt. 5,6,7  e 8 del D.lgs. 231/2001. Ne consegue, a detta della Corte, che il giudice non è tenuto a valutare, a favore dell’ente, scritti difensivi redatti dalla difesa delle altre e diverse posizioni processuali.  

Cass. Pen., Sez. IV, 09 Agosto 2018 – Ud. del 23.05.2018 – n. 38363

News 231/2001 – La sentenza emessa ai sensi dell’art. 131bis c.p. a favore della persona fisica non pregiudica la responsabilità dell’ente

Nonostante la stessa Corte di Cassazione faccia presente come la littera legis dell’art. 8 del d.lgs. 231/2001 potrebbe far deporre per una esclusione della permanenza della responsabilità dell’ente in caso di pronuncia applicativa della particolare tenuità del fatto all’imputato del reato–presupposto, il giudice di legittimità propende per una diversa ed alternativa ricostruzione normativa. Prendendo le mosse da un suo precedente orientamento, in virtù del quale, in presenza di una dichiarazione di prescrizione a favore della persona fisica imputata del reato presupposto, il giudice deve procedere autonomamente all’accertamento della responsabilità dell’ente previamente verificando, in via incidentale, la sussistenza stessa del reato, la Suprema Corte di Cassazione giunge a pronunciare il medesimo principio di diritto anche in presenza di una sentenza di applicazione della particolare tenuità del fatto.

Cass. Pen., Sez. III, 28 Febbraio 2018 (Ud. del 17.11.2017) n. 9072

News 231/2001 – E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nuova Legge 30 Novembre 2017 n. 179 sul cd. “Whistleblowing”

Pubblicato in G.U. al n. 291 del 14.12.2017, il nuovo intervento normativo definisce un sistema di tutela a favore dei lavoratori dipendenti, siano essi pubblici o privati, che denuncino irregolarità o abusi avvenuti nel contesto della pubblica amministrazione ovvero della realtà aziendale presso cui prestano la propria attività lavorativa e dei quali siano venuti a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni. Con particolare riferimento al settore privato, tale legge impone un’integrazione dei modelli organizzativi e gestionali di cui all’art. 6 D.lgs. 231/2001 imponendo l’adozione di misure volte non solo a definire canali di comunicazione degli illeciti che consentano di mantenere l’anonimato del segnalante ma anche a stabilire un sistema di protezione di quest’ultimo evitando che il medesimo divenga destinatario di atti ritorsivi o discriminatori. E’ necessario, poi, che vengano individuate le sanzioni applicabili a colui che, contrariamente a quanto disposto, ponga in essere comportamenti vessatori nei confronti del lavoratore segnalante.

Inoltre, l’art. 3 di detta legge integra la disciplina dei segreti di cui al codice di procedura penale e al codice civile sancendo la preminenza, rispetto agli stessi, dell’interesse all’integrità dell’amministrazione pubblica e privata e alla repressione delle condotte illecite. Vengono fatti salvi, con conseguente obbligo al segreto, tanto il caso in cui il segreto professionale sia posto in capo al soggetto che abbia un rapporto di consulenza professionale o assistenza con l’ente o la persona fisica interessata quanto l’ipotesi in cui la trasmissione di atti o documenti coperti da segreto professionale, aziendale o d’ufficio sia operata mediante canali di comunicazioni diversi da quelli a ciò predisposti ed in misura eccedente rispetto alla finalità di eliminazione dell’illecito.

Tali disposizioni entreranno in vigore il prossimo 29 Dicembre 2017.

Legge 30 Novembre 2017 n. 179 recante “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”

News 231/2001 – Anche una società unipersonale può essere chiamata a rispondere a titolo di responsabilità amministrativa da reato

L’art. 1 del D.lgs. 231/2001 rende manifesto come la normativa in parola sia rivolta a qualsiasi ente inteso come entità diversa dalla persona fisica  indipendentemente dalla effettiva personalità giuridica dello stessa e dallo scopo lucrativo o meno dalla medesima conseguito. Sulla scorta di tale affermazione, la Corte di Cassazione ha sostenuto che se presupposto indefettibile per l’applicabilità della disciplina di cui al Decreto Legislativo n. 231 del 2001 è la presenza di un “soggetto di diritto metaindividuale” tale è anche la società unipersonale quale autonomo centro di interessi distinto rispetto alla persona fisica che ne detiene le quote.

Cass. Pen., Sez. VI, 25 Ottobre 2017 (Udienza del 25.07.2017) n. 49056

News 231 – Il possesso di un modello ISO 9001 non rende l’ente esente da responsabilità amministrativa da reato

Pur dichiarando infondato il motivo di ricorso per aspecificità dello stesso, la Corte di Cassazione, al punto 12.9 della sentenza n. 41768/2017, non si è discostata da quanto già sostenuto in secondo grado dalla Corte d’Appello in ordine alla incapacità del modello ISO 9001, privo di un riferimento specifico agli illeciti da prevenire ed alle sanzioni da irrogare in caso di trasgressione, di integrare la condizione del possesso di un idoneo modello di organizzazione e gestione ai sensi della normativa di cui al decreto legislativo n. 231/2001.

Cass. Pen., Sez. VI, 13 Settembre 2017 (Udienza del 22.06.2017) n. 41768

News ambiente e Spazio 231/01 – La mancanza di delega di funzioni è un fatto che di per sé prova la mancanza di un efficace modello organizzativo adeguato a prevenire i reati (Cass. Pen. Sez. III, nr. 9132/17)

La Corte di Cassazione con questa importante sentenza, pone l’accento sul fatto che una corretta impostazione della governance societaria è uno degli elementi essenziali al fine di poter affermare che l’ente si è dotato di un modello organizzativo efficace. La delega costituisce infatti un elemento qualificante nell’organizzazione aziendale poiché è la legge a costituire la persona giuridica come soggetto direttamente responsabile della gestione del ciclo del rifiuto.

La responsabilità degli amministratori in materia di gestione dei rifiuti, deriva non solo dai principi fissati dall’art. 178 D.lgs 152/06, che fa carico a tutti i soggetti, a qualunque titolo coinvolti nella produzione, distribuzione, utilizzo e consumo dei beni da cui originano i rifiuti, del dovere di cooperare nella gestione del ciclo dei rifiuti, ma più direttamente dal fatto che titolare dell’attività è la persona giuridica da essi rappresentata definita come “produttore del prodotto” e/o comunque “detentore” del rifiuto ai sensi dell’art. 178 comma 1 lett. g) e h) del D.lgs 152/06.